Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

Zagarolo Doc

17.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA  «ZAGAROLO»


Approvato con DPR 29.05.1973 G.U. 215 - 21.08.1973
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata «Zagarolo» è riservata al vino bianco, anche della tipologia
superiore, che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di
produzione.


Articolo 2
Base ampelografica
Il vino «Zagarolo» deve essere ottenuto dalle uve provenienti da viti dei vitigni presenti nei vigneti
nelle proporzioni indicate a fianco di ciascuno di essi:
Malvasia (bianca di Candia e puntinata) fino ad un massimo del 70%;
Trebbiano (toscano, verde e giallo) in misura non inferiore al 30%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve bianche provenienti da viti dei vitigni
Bellone e Bombino, presenti nei vigneti fino ad un massimo del 10% del totale delle viti esistenti.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
La zona di produzione del vino «Zagarolo» comprende tutto il territorio del comune di Gallicano e
parte di quello di Zagarolo.
Tale zona è così delimitata:
a nord-ovest, partendo dall'incrocio della via Prenestina con il confine comunale di Zagarolo, in
prossimità di passo del Lupo, il limite segue il confine comunale di Zagarolo in direzione nord-est
fino a raggiungere quello di Gallicano in località Quarto di Corzano.
Prosegue quindi con il confine settentrionale e orientale di Gallicano sino a incontrare nuovamente
quello di Zagarolo in prossimità di Colle Pastore, segue poi il confine di Zagarolo in direzione sudest e
poi sud-ovest e infine risale un tratto di questo confine comunale in direzione nord sino a
incrociare la strada che conduce a S. Cesareo. Segue quest'ultima strada fino a raggiungere la via
Casilina, in prossimità del km 29,5; percorre quindi la via Casilina, in prossimità del km 29, da
dove segue la via Maremmana inferiore sino al km 2, quindi, seguendo una retta verso nord,
raggiunge la via Casilina al km 27. Dal km 27 sulla via Casilina prosegue in linea retta verso nordest
fino al punto d'incrocio dell'impluvio che attraversa la tenuta di S. Cesareo con la ferrovia,
segue quindi detto impluvio in direzione nord fino al fosso della Vetrice, prosegue quindi, sempre
verso nord, lungo questo corso d'acqua, che cambia nome in fosso di Pallavicina, sino a incontrare
la strada per Pallavicina in prossimità del laghetto di Mondo, segue questa strada raggiungendo
Pallavicina. Da qui segue la strada che attraverso Valle Marchetta e prato Rinaldo va a incrociare la
via Casilina (strada statale n. 6) in prossimità del km 24, prosegue quindi lungo la strada statale n. 6,
verso la stazione di Laghetto, fino a incrociare il confine comunale di Montecompatri che segue poi
verso nord, sino a raggiungere la via Prenestina in prossimità del passo del Lupo chiudendo così la
delimitazione.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino «Zagarolo»
devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve ed al vino le
specifiche caratteristiche di qualità. In ogni caso sono da considerarsi esclusi i terreni situati oltre i
400 m. sul livello del mare e non al di sotto dei 100 m. sul livello del mare.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
È vietata ogni pratica di forzatura.
Le uve destinate alla vinificazione del vino a denominazione di origine controllata «Zagarolo»
devono assicurare il seguente titolo alcolometrico volumico naturale minimo:
- «Zagarolo»: 11,00% vol
- «Zagarolo» Superiore: 12,00% vol.
La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino «Zagarolo» non deve essere superiore a
15 t per ettaro di vigneto in coltura specializzata.
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso
un'accurata cernita delle uve, purché la produzione non superi del 20% il limite medesimo. Fermo
restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro in coltura promiscua deve essere
calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie coperta dalla vite.
La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 72%.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione
delimitata nel precedente art. 3.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, tradizionali della
zona, atte a conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
Il vino «Zagarolo» all'atto dell'immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: vinoso, delicato, gradevole;
- sapore: secco (o amabile), morbido, caratteristico, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol (12,50% vol per il Superiore);
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto secco netto minimo: 17,0 g/l.
E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare i limiti
dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo con proprio decreto.


Articolo 7
Designazione e presentazione
Alla denominazione di cui all'articolo 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quella prevista nel presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: «extra», «fine»,
«scelto», «selezionato» e simili.
È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi
privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.


Articolo 8
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata ricade nella parte centrale della regione Lazio, in Provincia di Roma,
si estende su una superficie di circa 7.000 ettari, è comprende la parte più settentrionale dell'Alta
valle del fiume Sacco.
I terreni dell'Alta valle del fiume Sacco sono riconducibili a diverse classi dette Formazioni: sono
presenti calcari bianchi e avana con componente organogena e detritica (resti di bivalvi e alghe
calcaree), fortemente frantumata e costituiscono l'elemento morfologico più importante del
territorio. Seguono le marne contenenti una sensibile quantità di argilla, prevalentemente nella parte
superiore del terreno, mentre sullo strato inferiore ci sono i fossili di Orbulina Universa. La
formazione Argilloso-Arenacea, che costituisce quasi tutto il territorio di Olevano Romano, è
composta da un'alternanza di argille e arenarie che sono preponderanti verso l'alto della
formazione, dove si passa da una giacitura stratificata a una massiva. Le vulcaniti di età Quaternaria
coprono le formazioni più antiche e sono particolarmente sfruttabili per l'agricoltura, in quanto
ricche di elementi nutritivi: sono costituite da scorie, alternate a pomici e cineriti, derivanti da più
fasi esplosive del Vulcano Laziale.
L'altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 100 e i 400 m s.l.m., con pendenza variabile:
l'esposizione generale è orientata verso ovest, nordovest.
Il clima dell'area è di tipo temperato di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue
comprese tra i 1098 ed i 1233 mm, con aridità estiva e subaridità (pioggia 107-135 mm) variabili da
1 a 2 mesi. La temperatura media è compresa tra i 13,5 ed i 15,6°C: freddo prolungato ma non
intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l'anno e
temperatura media minima del mese più freddo dell'anno che oscilla tra 2,1 e 3,3° C.
La combinazione tra natura del terreno e fattori climatici fanno della zona delimitata come DOC
Zagarolo un territorio altamente vocato alla produzione di vini di pregio.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino "Zagarolo".
La presenza della viticoltura nell'area delimitata risale all'epoca romana: gli Statuti della Comunità
di Zagarolo, emanati il 31 luglio 1552, contengono numerosi capitoli che stabilivano le zone da
destinare a vigneto, le modalità per determinare l'epoca della vendemmia e regolavano il
commercio del vino.
Nei corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principe del territorio, fino
all'attualità, come testimonia la Sagra dell'uva, che si svolge annualmente a Zagarolo, e giunta alla
sessantottesima edizione.
Grazie alle loro peculiarità, numerosi sono i riconoscimenti che hanno ricevuto e continuano a
ottenere, i vini a DOC "Zagarolo" sia in ambito locale, nazionale che internazionale; ben figurano
inoltre sulle principali guide nazionali.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale
definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente
disciplinare di produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli
tradizionalmente coltivati nell'area geografica considerata: la Malvasia bianca di Candia, la
Malvasia del Lazio, il Trebbiano toscano, verde e giallo, il Bellone ed il Bombino bianco;
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle
viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le
rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (108 hl/ha per tutte le tipologie);
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini, che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona
per la vinificazione di vini bianchi fermi, complessi ed equilibrati.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico.
La DOC "Zagarolo"è riferita a quattro tipologie di vino bianco ("Zagarolo secco", "Zagarolo
amabile", "Zagarolo Superiore secco", "Zagarolo Superiore amabile") che dal punto di vista analitico
ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6 del
disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente
geografico.
Nello specifico le singole tipologie di vino si caratterizzano:
- "Zagarolo" secco: vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno intenso,
odore delicato e gradevole, sapore secco, morbido, caratteristico e armonico.
- "Zagarolo" amabile: vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno intenso,
odore delicato e gradevole, sapore amabile, morbido, caratteristico e armonico.
- "Zagarolo" Superiore secco: vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o meno
intenso, odore delicato e gradevole, sapore secco, morbido, caratteristico e armonico.
- "Zagarolo" Superiore amabile: vino fresco ed equilibrato con colore dal giallo paglierino più o
meno intenso, odore delicato e gradevole, sapore amabile, morbido, caratteristico e armonico.
Al sapore i vini presentano un'acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza e
buona struttura, che contribuiscono all'equilibrio gustativo.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera
B).
L'orografia collinare dell'areale di produzione, nella parte più settentrionale dell'Alta valle del fiume
Sacco, e l'esposizione a ovest e nordovest, concorrono a determinare un ambiente arioso, luminoso e
con un suolo naturalmente sgrondante dalle acque reflue, particolarmente vocato per la coltivazione
dei vigneti dello "Zagarolo". Da tale area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote troppo basse
non adatti ad una viticoltura di qualità.
.Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante
con la coltura della vite, contribuendo all'ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche
ed organolettiche dello "Zagarolo".
In particolare, i terreni, di origine calcarea, sono riconducibili a diverse classi dette Formazioni con
presenza di calcari bianchi e avana con componente organogena e detritica (resti di bivalvi e alghe
calcaree), fortemente frantumati: la formazione Argilloso-Arenacea, che costituisce quasi tutto il
territorio delimitato, è composta da un'alternanza di argille e arenarie che sono preponderanti verso
l'alto della formazione, dove si passa da una giacitura stratificata a una massiva. Le vulcaniti di età
Quaternaria coprono le formazioni più antiche e sono particolarmente sfruttabili per l'agricoltura, in
quanto ricche di elementi nutritivi: sono costituite da scorie, alternate a pomici e cineriti, derivanti
da più fasi esplosive del Vulcano Laziale, presentano caratteristiche tali da renderli idonei ad una
vitivinicoltura di qualità.
Anche il clima dell'areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti (965 mm), con
scarse piogge estive (105 mm) e con aridità estiva e subaridità per uno o due mesi, da una buona
temperatura media annuale (14,6°C), unita ad una temperatura relativamente elevata e ottima
insolazione nei mesi di settembre ed ottobre, consente alle uve di maturare lentamente e
completamente, contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche
del vino "Zagarolo"
In particolare, la combinazione tra le caratteristiche del terreno ed i fattori climatici, determina per i
vini bianchi, la produzione di significative quantità di precursori aromatici che consentono di esaltare
le caratteristiche organolettiche e i sentori tipici dei diversi vitigni.
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra dello "Zagarolo", dall'epoca romana, al medioevo,
fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta
connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche dello
"Zagarolo".
Ovvero è la testimonianza di come l'intervento dell'uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei
secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell'epoca
moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all'indiscusso progresso scientifico
e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini "Zagarolo", le cui peculiari caratteristiche sono descritte
all'articolo 6 del disciplinare.
In particolare la presenza della viticoltura nella zona dello "Zagarolo" è attestata fin dall'epoca
romana, in molti reperti dei georgici latini.
Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici,
confermano la diffusione di tale coltura.
Con la caduta dell'impero romano e la fine delle invasioni barbariche, la viticoltura in queste terre,
nonostante i danni subiti, non perde la sua continuità con il passato e mantiene sempre un ruolo
importante; come testimoniano i numerosi atti notarili, inerenti i terreni vitati, custoditi negli archivi
monastici.
Gli Statuti della Città di Zagarolo, emanati il 31 luglio 1552, regolavano l'ordinamento della
Comunità di Zagarolo su cui era basata la vita sociale, economica, religiosa, agricola e pastorale.
Diversi Capitoli degli Statuti trattano della vite e del vino a testimonianza dell'importanza che anche
allora rivestiva la vitivinicoltura.
Anche nei secoli successivi la viticoltura ha rappresentato la coltura principe dell'area: il Piazza,
nell'opera La Gerarchia cardinalizia (1703), riporta "Vigne deliziose di S. Cesareo", ed in
Agricoltura e quistioni economiche: che la riguardano, (1860) Vol. 2, Frédéric Passy, nel
descrivere alcune delle buone pratiche agricole, annota "Il villaggio di Zagarolo, ove il sistema della
piccola coltura fu già stabilito dai proprietarii medesimi, ne può dare un'idea. Sperando di trarre un
miglior frutto da quelle fertili terre, migliorando ad un tempo la sorte dei loro vassalli, i principi
Rospigliosi diedero in enfiteusi ai contadini quasi tutte le loro terre. Questi piantarono vigne,
secondo il sistema romano, che consiste nello stringerle talmente da non potere coltivare cosa
alcuna in mezzo alle loro file. Quindi ogni volta che la vendemmia non riusciva abbondante, tutto
era perduto. Nondimeno, ed a causa dell'abbondanza del vino che mai non mancava a Zagarolo,
attese le difficoltà dei trasporti, la popolazione si raddoppiò dal principio del secolo in poi".
Non mancano notizie circa la capacità dei viticoltori come riportato nella Topografia statistica dello
stato pontificio ossia breve descrizione delle ... (1857), dove Adone Palmieri, scrive "Il territorio di
Zagarolo in piano, ricchissimo in ispecie d'ubertosi vigneti, è disparso di paragrandini, de' quali il
primo inventore fu Lapostelle, ed anche gremito di case ad uso di cantine, ove si rimette eccellente
e copioso vino , di che poscia que' popolani fanno lucroso traffico colla Capitale, imperciocchè
nelle buone stagioni se ne rimettono sino a 7, od 8 mila botti". Nei Ricordi storici e pittorici
d'Italia. (1865) Ferdinand Adolf Gregorovius scrive "Da San Cesario si scopre fra stupendi vigneti
l'abitato di Zagarolo"
In Analisi storico-topografico-antiquaria della carta de' dintorni di Roma (1837), il Nibby, descrive
il Fondo di S. Pastore in Gallicano annotando "La grotta nel suo genere è magnifica, essendo tutta
scavata nel tufa, e a forma di un parallelepipedo, tagliato in mezzo da un andito; intorno ad essa a
destra e sinistra sono cento nicchie, pure iscavate nel tufa atte a contenere 100 botti di vino", e nel
Saggio statistico storico del pontificio stato (1829) Vol. 1, Gabrielle Calindri riporta per Gallicano
"viene di maggior prodotti fieno, grano, vino".
Il Marocco, in Monumenti dello Stato pontificio e relazione topografica di ogni paese (1835), scrive
per Zagarolo "Nulla manca all' umano sostentamento, ed in particolare i vini sono il maggior
reddito, mentre godono molta riputazione, potendosi assomigliare ai Veliterni per gagliardia, e per il
rosso colore, non alterato come altrove con bacche di sambuco, ed altre cose poco confacenti. Le
vigne restano corredate di eccellenti grotte ove i medesimi vini si conservano".
La storia recente, a causa della chiusura della Cantina Sociale, è caratterizzata da una situazione di
stasi della denominazione che, nonostante l'impegno delle aziende, non riesce ancora ha riconquistare
appieno la notorietà passata.


Articolo 9
Riferimenti alla struttura di controllo
Nome e Indirizzo: Valoritalia srl
Via Piave, 24 – 00187 Roma
Telefono 06/45437975 - Fax 06/45438908; E-mail info@valoritalia.it
La Società Valoritalia è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 


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