Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

altri articoli

Lizzano Doc

05.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA  "LIZZANO"


Approvato con DPR 21.12.1988 GU n. 144 - 22.06.1989
Modificato con DM 04.10.2001 GU n. 240 -15.10.2001
Modificato con DM 30.11.2011 GU n. 295 -20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata "Lizzano" è riservata ai vini bianchi, rossi e rosati che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione per le
seguenti tipologie:
"Lizzano" Rosso, anche nelle tipologie Novello e frizzante;
"Lizzano" Rosato, anche nelle tipologie Novello, Spumante e frizzante;
"Lizzano" Bianco, anche nelle tipologie Spumante e frizzante;
"Lizzano" Negroamaro Rosso e Rosato;
"Lizzano" Malvasia nera.


Articolo 2
Base ampelografica
I vini DOC "Lizzano" devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, nell'ambito
aziendale, la seguente composizione varietale:
"Lizzano" Rosso e Rosato: Negroamaro dal 60 all'80%, Montepulciano, Sangiovese, Bombino
nero, Pinot nero, da soli o congiuntamente sino ad un massimo del 40%.
Possono inoltre concorrere le uve dei vitigni: Malvasia nera di Brindisi e/o di Lecce fino ad un
massimo del 10%.
"Lizzano" Bianco: Trebbiano toscano dal 40 al 60% Chardonnay e/o Pinot bianco almeno il 30%.
Possono inoltre concorrere le uve presenti nei vigneti dei vitigni: Malvasia lunga bianca massimo
10%, Sauvignon e/o Bianco d'Alessano con un massimo del 25%.
"Lizzano" Negroamaro: Negroamaro minimo 85%. Possono inoltre concorrere le uve dei vitigni:
Malvasia nera di Brindisi e/o di Lecce, Montepulciano, Sangiovese, Pinot nero, da soli o
congiuntamente fino ad un massimo del 15%.
"Lizzano" Malvasia Nera: Malvasia nera di Brindisi e/o di Lecce almeno 85%. Possono inoltre
concorrere le uve dei vitigni: Negroamaro, Montepulciano, Sangiovese, Pinot nero, da soli o
congiuntamente fino ad massimo del 15%.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
Le uve della denominazione di origine controllata "Lizzano" devono essere prodotte nella zona di
produzione che comprende tutto il territorio amministrativo dei comuni di: Lizzano, Faggiano e le
isole amministrative del comune di Taranto individuate con la lettera A e C. in provincia di Taranto.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a DOC "Lizzano"
devono essere quelle già affermatesi da lungo tempo nella zona e, comunque atte a conferire alle
uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità. I
n particolare, per ciò che concerne i nuovi impianti, le forme di allevamento saranno di media
espansione, preferibilmente su tetto verticale, con sistema di potatura di tipo speronato e con un
investimento minimo per ettaro di almeno 3500 ceppi.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
E' vietata ogni pratica di forzatura.
La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini a DOC "Lizzano" in coltura
specializzata è la seguente:
Lizzano bianco 16,00 t/ettaro
Lizzano rosso e rosato 14,00 t/ettaro
Lizzano Malvasia nera 14,00 t/ettaro
Lizzano Negroamaro rosso o rosato 14,00 t/ettaro
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso
un'accurata cernita delle uve, purché la produzione globale non superi del 20% i limiti sopra
indicati.
La regione Puglia, con proprio decreto, sentite le organizzazioni di categoria interessate, di anno in
anno, prima della vendemmia, tenuto conto delle situazioni di coltivazione può stabilire il limite
massimo di produzione di uva per ettaro inferiore a quelli fissati dal presente disciplinare di
produzione, dandone immediata comunicazione al competente organismo di controllo.
Le uve destinate alla produzione dei vini a DOC "Lizzano" devono assicurare un titolo
alcolometrico volumico naturale minimo di:
"Lizzano" Rosso : 11,00% vol;
"Lizzano" Rosato: 11,00% vol;
"Lizzano" Bianco: 10,00% vol;
"Lizzano" Negroamaro Rosso: 11,50% vol;
"Lizzano" Negroamaro Rosato: 11,50% vol;
"Lizzano" Malvasia nera: 11,50% vol;


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate all'interno dei territori amministrativi dei
comuni di: Lizzano Faggiano Taranto In provincia di Taranto.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti atte a
conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
La resa massima dell'uva in vino non deve essere superiore al:
"Lizzano" Rosso 70%;
"Lizzano" Negroamaro 70%;
"Lizzano" Malvasia nera 70%;
"Lizzano" Rosato 65%;
"Lizzano" Negroamaro Rosato 65%;
"Lizzano" Bianco 65%.
L'eventuale eccedenza non avrà diritto alla denominazione di origine controllata.
La tipologia "Lizzano" Rosso può essere ottenuta con macerazione carbonica delle uve; in tal caso è
designata in etichetta con il termine "novello".
La commercializzazione del vino a DOC "Lizzano" Rosso Novello non può essere anteriore al 6
Novembre dell'anno di produzione delle uve
Le tipologie "Lizzano" Rosato e "Lizzano" Negroamaro Rosato debbono essere prodotte con
tecnologie di vinificazione che assicurino limitato contatto tra mosto in fermentazione e parti solide.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini della DOC "Lizzano" all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti
caratteristiche:
"Lizzano" Rosso:
colore: rosso rubino sino a rosso granata;
profumo: vinoso, gradevole, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l;
"Lizzano" Rosato:
colore: tendente al rubino chiaro;
profumo: lievemente vinoso, caratteristico di fruttato se giovane;
sapore: asciutto, fresco, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l;
"Lizzano" Negroamaro Rosso:
colore: rubino tendente al granata;
profumo: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l;
"Lizzano" Negroamaro Rosato:
colore: rosato tenue con riflessi purpurei;
profumo: fragrante, caratteristico;
sapore: asciutto, delicato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l;
"Lizzano" Malvasia Nera:
colore: rosso rubino tendente al granata;
profumo: caratteristico, lievemente aromatico;
sapore: asciutto, vellutato, lievemente aromatico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
"Lizzano" Bianco:
colore: giallo paglierino scarico;
profumo: gradevole, caratteristico di fruttato, delicato;
sapore: secco, fresco, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 5,5 g/l);
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
"Lizzano" Bianco Spumante:
spuma: vivace e fine;
perlate: fine, regolare e persistente;
colore: giallo paglierino tenue;
profumo: gradevole, con caratteristiche di fruttato. Delicato;
sapore: secco, fresco, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
"Lizzano" Rosato Spumante:
spuma: vivace, fine;
perlate: fine, regolare e persistente;
colore: lievemente vinoso, caratteristico di fruttato;
profumo: gradevole, con caratteristiche di fruttato. Delicato;
sapore: secco, fresco, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l;
E' in facoltà del Ministero per le politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio
decreto, i limiti sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto secco netto.


Articolo 7
Designazione e presentazione
Le tipologie "Lizzano" Negroamaro e "Lizzano" Malvasia Nera ottenute da uve che assicurino un
titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 12,50% vol. e che siano immessi al consumo con
un titolo alcolometrico totale minimo di: 13,00% non prima del 30 Novembre dell'anno successivo
a quello di produzione, possono portare in etichetta la menzione "superiore".
Le tipologie "Lizzano" Rosso e Rosato immesse al consumo in data non anteriore al 6 Novembre
dell'anno di produzione delle uve possono portare in etichetta la designazione "novello". Le
tipologie "Lizzano bianco, Lizzano rosso e rosato" possono essere prodotte nella versione
"frizzante", avente le stesse caratteristiche dei tipi tranquilli e con sovrappressione non inferiore ad
un bar a 20° C. e non superiore a tre bar a 20° C. in recipienti chiusi.
Le tipologie "Lizzano bianco e Lizzano rosato" possono essere utilizzate per la produzione di vini
"spumanti" secondo le norme generali di spumantizzazione da effettuarsi nell'ambito della zona
prevista nel precedente art. 5.
Alla denominazione di origine controllata "Lizzano" è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione
non prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: extra, fine, scelto,
riserva, selezionato e similari.
Le specificazioni di colore "rosso, rosato e bianco" o di vitigno "Negroamaro e Malvasia nera" in
aggiunta alla DOC "Lizzano" debbono figurare immediatamente al di sotto dell'indicazione
"denominazione di origine controllata" ed in caratteri le cui dimensioni non superino i due terzi di
quelli usati per indicare la denominazione di origine controllata stessa.
I vini della DOC "Lizzano" designati con le menzioni "novello" e "superiore" devono riportare in
etichetta l'annata di produzione delle uve, per le altre tipologie tale indicazione è
consentita.
I caratteri utilizzati per indicare le menzioni aggiuntive non devono superare, in dimensione, quelli
utilizzati per indicare la denominazione di origine controllata.
E' consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati
non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.


Articolo 8
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona sulla zona Geografica.
1. I Fattori Naturali rilevanti
Il territorio in cui ricade l'areale di produzione della D.O.C. Lizzano è essenzialmente quello
dell'Arco Jonico.
L'Arco Jonico interessa maggiormente la zona quasi costiera e comprende i comuni di
Lizzano, Faggiano e le isole amministrative del comune di Taranto individuate con la lettera A e C.
in provincia di Taranto. Il clima è di tipo mediterraneo con inverni abbastanza miti (temperatura
minima media 6-7°C) ed estati calde (temperatura massima media 25-26°C). La piovosità si attesta
attorno ai 650 mm di pioggia annui concentrati prevalentemente nel periodo invernale.
In tutto il territorio della D.O.C.G. l'uso del suolo è mosaicato con vigneti alternati a
seminativi ed oliveti radi. Un'analisi più dettagliata dei suoli porta a considerare che nella parte
occidentale dell'area di produzione predominano i suoli franco-argillosi profondi che diventano
sabbiosi e sottili scendendo lungo la zona costiera permettendo quindi solo un ridotto
approfondimento radicale.
Sulla base delle caratteristiche podologiche non esistono particolari fattori limitanti alla
coltivazione della vite anzi l'intero areale ed i suoi terreni sono considerati estremamente vocati ad
una viticoltura di elevata qualità. Considerando il territorio essenzialmente pianeggiante e
notevolmente omogeneo dal punto di vista climatico, non esistono e conseguentemente non sono
riportate nel disciplinare di produzione particolari requisiti ed indicazioni sull'attitudine,
esposizione e giacitura dei vigneti.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per
consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino "Lizzano".
L'orografia del territorio di produzione e l'esposizione prevalente dei vigneti, e localizzati in zone
particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente
adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole all'espletamento di tutte le funzioni
vegetoproduttive della pianta.
Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona esposizione
adatti ad una viticoltura di qualità.
2 Fattori umani rilevanti per il legame.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, infatti il fattore
antropico nella zona è intervenuto in maniera significativa a modificare le tecniche colturali e di
produzione e ad esaltare le caratteristiche pedologiche, climatiche ed agronomiche dei territori;
così, ad esempio, i viticoltori del Lizzano nelle operazioni agronomiche hanno effettuato operazioni
di scasso e frantumazione sul crostone roccioso, andando a trovare il terreno di ottima qualità e
freschezza che si trova al di sotto di esso; in alcune sottozone i viticoltori hanno utilizzato la
presenza di pietre per la costruzione dei famosi "muretti a secco" e, in tutta l'area il clima, con forti
escursioni termiche ed il terreno ricco di scheletro ha favorito il riaffermarsi delle produzioni
vitivinicole nel rispetto della tradizione del territorio Tarantino. Infatti l'introduzione delle pratiche
vitivinicole nel Tarantino si deve, probabilmente, ai coloni spartani che fondarono la città greca.
Della viticoltura di epoca coloniale sappiamo molto poco, ma è molto probabile che essa rivestisse
un ruolo molto importante all'interno delle aziende medio-piccole proliferate all'interno della chora
nei secoli V-III a.C.. Questa specificità la si riscontra in parte anche oggi e non è un caso se fin dal
'700 il sistema della masseria, personificazione della grande proprietà (feudale, laica o
ecclesiastica) si contrapponeva a quello del semplice vigneto, espressione invece del piccolo
possesso contadino; non è un caso, quindi, che ben di rado il peso economico del vigneto all'interno
della masseria risultasse consistente, nonostante il suo pur articolato corredo di funzioni produttive.
Fu nell'800, a seguito della nascita di una nuova forma insediativa delle elite borghesi, che
prese le mosse dalla trasformazione delle strutture produttive deputate alla vite (i palmenti, con gli
ambienti che ospitavano il custode del vigneto) in casini di campagna, dove le antiche funzioni
convivevano con le nuove, residenziali e di rappresentanza insieme, che si realizzò uno sviluppo
importante della viticoltura anche per il fatto che la popolazione contadina, per emulazione,
cominciò a risiedere in campagna per periodi prolungati favorendo così la nascita di veri villaggi
rurali. Sorse così una miriade di microaziende viticole che giunsero a colonizzare finanche la duna
costiera, mentre i moltissimi trulli eretti nelle campagne divennero un inequivocabile segno di
nuovo, seppure stagionale, modello di popolamento rurale.
Comunque, anche in tale contesto, il vigneto continuava a costituire il nucleo della pur grama
proprietà contadina, fermo restando la condizione di esigua produzione
commercializzabile. Contemporaneamente i grossi proprietari terrieri, grazie a finalmente
importanti investimenti, impiantarono estesi vigneti la cui produzione poteva finalmente essere
destinata ad un mercato più ampio; iniziava così una pratica: l'impiego del vino pugliese per
migliorare le prestazioni delle più celebrate produzioni del Centro e Nord italiane.
La viticoltura ha sempre rappresentato la pratica agricola più redditizia e, al tempo stesso, però
quella più onerosa ed il binomio vite-vino, sebbene racchiuda gran parte della storia della
viticoltura tarantina, non lo esaurisce, infatti nella zona pianeggiante dell'arco jonico si è sviluppata
la coltura della vite da tavola e si è consolidata, con alti e bassi, quella da vino. Tutto ciò può
trovare una spiegazione sia nella tipologia pedoclimatiche dell'area che nella tradizione. Infatti
alcune varietà di vite (come il moscatellone e la duraca) erano considerate di elevato pregio, per cui
si preferiva allevarle all'interno dei giardini, mentre la vite destinata alla produzione di vino era
allevata senza sostegni (ad alberello), le pregiate varietà di uva da tavola necessitavano di
irrigazioni e di sostegni. Tale funzione avevano, all'interno dei giardini, gli scenografici pergolati,
costituiti da colonnati, gli antesignani dei moderni tendoni, come pure nelle aree orticole (come le
Paludi del Tara), dalla abbondante disponibilità idrica, veniva coltivata, invece, l'uva in impalata:
si trattava in genere di una varietà da tavola (l'uva lunga o cornola) allevata con sostegni fatti di
canna.
Anche la vinificazione delle uve, sia nei metodi che nelle procedure e tecnologie, ha radice
consolidate nella tradizione. Il ciclo lavorativo annuale prevedeva due o tre zappature (o
conce:autunnale, primaverile e estiva), la mondatura e la probaginatura (con la quale si
sostituivano, con il sistema delle propaggini,cioè della margotta, le piante venute meno per varie
cause).
La tipica azienda viticola medio-grande includeva anche gli edifici deputati alla trasformazione
delle uve in mosti.
Tipicamente essi consistevano in una casa di custodia che ospitava il conduttore della vigna (il
vignaiolo,abitata in genere per il periodo della vendemmia e delle lavorazioni), in una rimessa, in
alcuni pozzi per la fornitura della molta acqua necessaria, nelle vasche (pile) e nell'impianto di
trasformazione vero e proprio, comprendente il palmento e le strutture annesse (caricaturi, palaci e
palmentelli).
Verso i palmenti venivano indirizzate anche le uve dei piccoli viticoltori circostanti, che in genere
non avevano sui propri terreni tali strutture.
Il mosto che si ricavava dalla pigiatura e dalla torchiatura veniva caricato su carri adeguatamente
attrezzati per il trasporto di liquidi (le carrizze) e trasferito nelle cantine in città o in paese, ove
veniva imbottato per essere poi sottoposto ai successivi travasi.
Ed oggi, nel rispetto della tradizione, nell'areale interessato, tanti piccoli produttori conferiscono a
sistemi cooperativi che hanno il compito di valorizzare e commercializzare il prodotto ed alcuni
hanno cominciato a diversificare la loro attività completando la filiera e commercializzando
direttamente le proprie produzioni di qualità.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso degli ultimi anni, in particolare riferita alla puntuale
definizione degli aspetti tecnico produttivi ha modificato questo trend indirizzando le produzioni
verso altri mercati che hanno saputo premiare gli sforzi, le caratteristiche e le specificità dell'intero
territorio.
Scelte produttive che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi
impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla
superficie delle viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la
razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben
esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare; è evidente
in questi ultimi anni la trasformazione dei tendoni in impianti a filare proponendosi, così, sul
mercato con obiettivi di valorizzazione della qualità e non della quantità;
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini, che sono quelle tradizionalmente consolidate in
zona sia per la vinificazione dei bianchi e dei rosati che per la vinificazione in rosso dei vini,
adeguatamente differenziate per la tipologia di base che la tipologia superiore, riferita quest'ultimi a
vini rossi maggiormente strutturati, la cui elaborazione comporta determinati periodi di
invecchiamento ed affinamento obbligatori.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
La DOC "Lizzano" è riferita a diverse tipologie di vino, bianco, rosato e rosso che dal punto di vista
analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari che ne permettono
una chiara individuazione e tipicizzazione legata alla varietà e caratteristiche dell'ambiente
pedoclimatico e geografico.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla
lettera B).
L'orografia del territorio di produzione e l'esposizione prevalente dei vigneti, localizzati in zone
particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a determinare un ambiente
adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole all'espletamento di tutte le funzioni
vegetoproduttive della pianta.
Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona esposizione adatti ad
una viticoltura di qualità.
La millenaria storia vitivinicola della regione, dalla Magna Grecia, al medioevo, fino ai giorni
nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta connessione ed
interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino "Lizzano";
ovvero è la testimonianza di come l'intervento dell'uomo nel particolare territorio abbia, nel corso
dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali
nell'epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all'indiscusso
progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali rinomati vini.


Articolo 9
Riferimenti alla struttura di controllo
Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Taranto
V.le Virgilio, 152
74121 - Taranto
La C.C.I.A.A. di Taranto è l'Autorità pubblica designata dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

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