Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

Cesanese del Piglio o Piglio Docg

18.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA E GARANTITA  «CESANESE DEL PIGLIO» O «PIGLIO»


Approvato DOC con DPR 29.05.1973 G.U. 216 - 22.08.1973
Approvato DOCG con DM 01.08.2008 G.U. 192 - 18.08.2008
Modificato con DM 27.07.2009 G.U. 186 - 12.08.2009
Modificato con DM 17.09.2009 G.U. 220 - 22.09.2009
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata e garantita "Cesanese del Piglio" o "Piglio" è riservata ai
vini rossi che rispondono alle condizioni e ai requisiti prescritti dal presente disciplinare di
produzione per le tipologie:
"Cesanese del Piglio" o "Piglio"
"Cesanese del Piglio" o "Piglio" <Superiore>.


Articolo 2
Base ampelografica
Il vino "Cesanese del Piglio" o "Piglio" deve essere ottenuto dalle uve prodotte dai vigneti aventi,
nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Cesanese di Affile e/o Cesanese
comune 90% minimo;
vitigni complementari, idonei alla coltivazione per la Regione Lazio, per non più del 10%.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione d'origine controllata
e garantita "Cesanese del Piglio" o "Piglio" ricade nella provincia di Frosinone e comprende tutto il
territorio comunale di Piglio e Serrone e parte del territorio di Acuto, Anagni e Paliano.
Tale zona è così delimitata: partendo dall'incrocio del confine comunale di Roiate con il confine
provinciale tra Roma e Frosinone, in località la Morra Rossa, il limite segue in direzione sud-ovest
il confine provinciale fino a incontrare, in località Fontanarena, la strada per la Polledrara (quota
259) che segue in direzione sud fino al ponte Valleranno, di qui lungo il fosso Mazza sbirri fino
all'altezza della quota 239 e poi segue la strada che in direzione nord-est va a incrociare quella di
Paliano in prossimità del km 7; in direzione sud segue tale strada fino a incrociare il confine
provinciale tra Roma e Frosinone, che segue in direzione sud fino a incrociare l'elettrodotto dopo
circa 500 metri, prosegue, quindi, verso sud, per la strada che per un primo tratto costeggia il
confine provinciale e poi passa per le quote 225 e 249. Da tale quota segue verso nord-est una linea
retta che raggiunge il fontanile la Botte, segue quindi l'elettrodotto in direzione est fino a
raggiungere il confine comunale tra Paliano e Anagni, lungo il medesimo discende verso sud,
supera la via Casilina (strada statale n. 6) in prossimità dal km 57,700 sino a incontrare il confine tra
le province di Roma e Frosinone, segue quindi questo confine sino al ponte della Mola e prosegue
poi per la strada che costeggiando l'acquedotto, in direzione nord-est incrocia l'autostrada A2,
segue quindi la medesima sino al Rio S. Maria che risale verso nord-est sino a Mola del Lago. Da
La Mola del Lago risale il fosso di Tufano per circa 250 metri sino al ponte posto a circa 250 metri,
segue quindi, in direzione sud, la strada per la Selciatella per circa 100 metri piegando poi in
direzione est per quella che va a incrociare la strada per Anagni all'altezza del km 26,600 circa;
prosegue lungo quest'ultima verso nord sino all'oratorio (quota 234) e da qui segue verso nord-est
la strada che incrocia la Casilina (strada statale n. 6) in prossimità dell'osteria di Mezzo da dove
prosegue, verso nord, per la strada prima e il sentiero poi che attraverso la località Cudi incrocia la
strada per Anagni in prossimità della quota 325, prosegue su quest'ultima, supera il centro abitato di
Anagni, costeggiandolo a sud per proseguire verso est sulla strada per le Case Belvedere fino al km
3 e 900 circa (quota 365), prosegue sulla strada per la cava di pietra fino al quadrivio da dove piega
verso nord-est per quella che costeggia la località Vignola e passa per la quota 396 fino a
congiungersi al km 6 della strada già seguita all'uscita di Anagni, percorre la medesima fino al km
6,500 circa e segue quindi quella in direzione verso nord-est per quella che costeggia la località
Vignola e passa per la quota 396 fino a congiungersi al km 6 della strada già seguita all'uscita di
Anagni, percorre la medesima fino al km 6,500 circa e segue quindi quella in direzione ovest per il
fontanile (quota 378), prosegue poi in direzione nord per la strada che, costeggiando M. Pelato,
Canelara, le Creste, Colle Vecchiarino e M. di Scutta, passa per le quote 341, 371, 390 e 359 e
raggiunge il confine comunale di Acuto al ponte sul Rio Campo, prosegue quindi sulla stessa strada
in direzione di Acuto fino a inserirsi sulla strada statale di Fiuggi (n. 155) in prossimità del km
39,400, percorre questa strada verso nord sino a incontrare il confine comunale tra il Piglio e Acuto
in prossimità del km 36,500.
Segue in direzione nord-est il confine comunale del Piglio sino a incrociare quello tra la provincia
di Roma e Frosinone sull'Altopiano di Arcinazzo e quindi in direzione ovest segue il confine
provinciale raggiungendo la località la Morra Rossa chiudendo così la delimitazione.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali dei vigneti destinati alla produzione dei vini "Cesanese del Piglio" o
"Piglio" devono essere quelle tradizionali della zona e atte a conferire alle uve le specifiche
caratteristiche di qualità.
Per i nuovi impianti e reimpianti la densità non può essere inferiore a 3.000 ceppi per ettaro in
coltura specializzata. E' vietato l'impianto delle viti secondo il sistema a "doppia posta".
I sesti di impianto e le forme di allevamento consentiti sono quelli idonei per la tipologia di vitigno
e per la zona.
E' vietata ogni pratica di forzatura. E' consentita l'irrigazione di soccorso.
La produzione massima di uva ad ettaro e la gradazione minima naturale sono le seguenti:
Tipologia Produzione uva Titolo
tonn/ettaro alcolometrico
volumico
naturale
minimo
Cesanese del Piglio o "Piglio" 11,00 12,00 %vol
Cesanese del Piglio o "Piglio" 9,00 12,50 %vol
Superiore
A detto limite, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso
un'accurata cernita delle uve, purché la produzione non superi del 20% i limiti massimi.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nella sola area dei Comuni ricadenti in
provincia di Frosinone: Serrone, Piglio, Paliano, Acuto ed Anagni.
L'imbottigliamento dei vini Cesanese del Piglio deve avvenire all'interno della zona di
vinificazione.
E' comunque consentito che le operazioni di vinificazione e di imbottigliamento, limitatamente al
vino "Cesanese del Piglio" o "Piglio", con esclusione delle tipologie "Superiore" e menzione
"Riserva", siano effettuate fuori dall'attuale zona di produzione delle uve e limitatamente ai comuni
di Arcinazzo Romano, Affile, Roiate, Olevano Romano, Genazzano in provincia di Roma,
solamente da vinificatori che producevano vino DOC "Cesanese del Piglio" con uve della zona di
produzione di cui all'art. 3 negli ultimi tre anni consecutivi prima dell'entrata in vigore del presente
disciplinare.
Conformemente all'articolo 8 del Reg CE n. 607/2009, l'imbottigliamento o il condizionamento
deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità o la
reputazione o garantire l'origine o assicurare l'efficacia dei controlli; inoltre, a salvaguardia dei
diritti precostituiti dei soggetti che tradizionalmente hanno effettuato l'imbottigliamento al di fuori
dell'area di produzione delimitata, sono previste autorizzazioni individuali alle condizioni di cui
all'articolo 10, comma 3 e 4 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1 ).
E' consentita la correzione dei mosti e dei vini di cui all'art. 1, nei limiti stabiliti dalle norme
comunitarie e nazionali, con mosti concentrati ottenuti da uve dei vigneti iscritti allo schedario
viticolo della stessa denominazione d'origine controllata e garantita, oppure con mosto concentrato
rettificato o a mezzo concentrazione a freddo o altre tecnologie consentite.
E' ammessa la colmatura dei vini di cui all'art. 1 in corso di invecchiamento obbligatorio, con vini
aventi diritto alla stessa denominazione d'origine non soggetti a invecchiamento obbligatorio.
La resa massima dell'uva in vino, compresa l'eventuale aggiunta correttiva e la produzione
massima di vino per ettaro, sono le seguenti:
Tipologia Resa uva/vino Produzione massima di vino hl/ha
Cesanese del 65% 71,50 
Piglio Cesanese del Piglio 65% 58,50
Superiore
Qualora la resa uva/vino superi i limiti di cui sopra, ma non oltre il 70%, l'eccedenza non ha diritto
alla denominazione d'origine. Oltre detto limite decade il diritto alla denominazione d'origine
controllata e garantita per tutta la partita.
Per il vino "Cesanese del Piglio" o "Piglio" l'immissione al consumo è consentita non prima del
primo febbraio dell'anno successivo alla vendemmia; per il vino "Cesanese del Piglio" Superiore o
"Piglio" Superiore, l'immissione al consumo è consentita non prima del primo luglio dell'anno
successivo alla vendemmia
I vini "Cesanese del Piglio" o "Piglio" possono essere sottoposti ad un periodo di invecchiamento in
recipienti di legno e di affinamento in bottiglia.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini di cui all'art. 1 devono rispondere, all'atto dell'immissione al consumo, alle seguenti
caratteristiche:
"Cesanese del Piglio" o "Piglio"
- colore: rosso rubino con riflessi violacei;
- odore: caratteristico del vitigno di base;
- sapore: morbido, leggermente amarognolo, secco;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
"Cesanese del Piglio" o "Piglio" <Superiore>
- colore: rosso rubino, tendente al granato con l'invecchiamento;
- odore: intenso, ampio, con note floreali e fruttate;
- sapore: secco, armonico, di buona struttura, con retrogusto gradevolmente amarognolo;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo 13,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
La tipologia Cesanese del Piglio o "Piglio" <Superiore> sottoposto ad un periodo di
invecchiamento non inferiore a 20 mesi, di cui 6 mesi di affinamento in bottiglia e con un titolo
alcolometrico volumico totale minimo di 14,00% vol, può fregiarsi della menzione aggiuntiva
"Riserva".
E' in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare i limiti
dell'acidità totale e dell'estratto non riduttore minimo con proprio decreto.


Articolo 7
Designazione e presentazione
Nella etichettatura, designazione e presentazione dei vini di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di
qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli
aggettivi "fine", "scelto", "selezionato" e similari. E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che
facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi privati, non aventi significato laudativo e non
idonei a trarre in inganno il consumatore.
Sono consentite le menzioni facoltative previste dalle norme comunitarie, oltre alle menzioni
tradizionali, come quelle del colore, della varietà di vite, del modo di elaborazione e altre, purché
pertinenti ai vini di cui all'art. 1.
Le menzioni facoltative, esclusi i marchi e i nomi aziendali, possono essere riportate
nell'etichettatura soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la
denominazione d'origine del vino, salve le norme generali più restrittive
Nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine controllata e garantita
"Cesanese del Piglio" o "Piglio" deve figurare l'annata di produzione obbligatoria delle uve.


Articolo 8
Confezionamento
I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo soltanto in recipienti di vetro di volume
nominale fino a 0,75 litri.
E' consentito l'imbottigliamento in recipienti da 1,5 l –3 l –5 l per le magnum in bottiglie classiche
con tappo di sughero a raso.
Per il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Cesanese del Piglio" o "Piglio"
tipologia <Superiore> e per quello atto a fregiarsi della menzione <Riserva> è obbligatorio il tappo
di sughero raso bocca.


Articolo 9
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata ricade nella parte Centro Orientale della regione Lazio, in Provincia
di Frosinone, e comprende un territorio di alta e media collina, che si estende per circa 15.317 ettari,
situato sulle pendici dei Monti Ernici, laddove in ampie vallate, in particolare nell'alta valle del
Sacco, sono coltivati i rigogliosi vigneti del "Cesanese del Piglio" o "Piglio".
I terreni dell'area sono riconducibili principalmente alle terre rosse, derivate dal fenomeno di
erosione dei Monti Ernici, operato sia da fenomeni glaciali che dall'azione delle acque meteoriche.
Nella maggior parte dei casi, queste terre assumono una colorazione rosso scuro imputabile alla
presenza di ossidi di ferro e di alluminio liberi. Queste terre, originate per decalcificazione di rocce
sedimentarie calcaree, possono assumere caratteri fisici molto vari: terre rosse pesanti con tessitura
argillo-limosa; terre rosse sciolte (poco diffuse) aventi detriti di natura calcarea (rosse detritiche).
L'altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 220 e i 980 m s.l.m. con pendenza variabile e
l'esposizione generale è orientata verso ovest e sud-ovest.
Il clima dell'area è di tipo temperato di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue
di comprese tra i 1098 ed i 1233 mm, con aridità estiva e subaridità (pioggia 73-123 mm) variabili
da 1 a 2 mesi. La temperatura media annua è compresa tra i 13,5 ed i 15,6°C; freddo prolungato ma
non intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l'anno e
temperatura media minima del mese più freddo dell'anno che oscilla tra 2,1 e 3,3° C.
La combinazione tra natura del terreno e fattori climatici fanno della zona delimitata come DOCG
Cesanese del Piglio un territorio altamente vocato alla produzione di vini di pregio.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino "Cesanese del Piglio".
La presenza della viticoltura nell'area delimitata risale all'epoca romana: gli Statuti della Terra di
Piglio, emanati il 30 maggio 1479, contengono numerosi capitoli che stabilivano le zone da
destinare a vigneto, le modalità per determinare l'epoca della vendemmia e regolavano il
commercio del vino.
Nel corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principe del territorio, fino
all'attualità, come testimonia la Sagra del vino "Cesanese del Piglio" giunta alla cinquantesima
edizione.
Il vino è stato riconosciuto DOC fin dal 1973 (D.P.R. 29 maggio 1973) e da ultimo grazie alla sua
reputazione nazionale ed internazionale è stato riconosciuto con la massima qualificazione della
DOCG (DM 1 agosto 2008).
Il Cesanese del Piglio ha conquistato numerosi premi nelle manifestazioni di settore: si citano il
Diploma di primo grado all'Esposizione provinciale delle uve del 1887, i Diplomi con medaglia
d'oro al Concorso nazionale vini DOC e DOCG di Asti e gli attestati ottenuti al Salon International
des Vins et Spiritueux di Montreal. Inoltre, per le sue peculiarità, il Cesanese del Piglio figura in
maniera eccellente sulle principali guide nazionali.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione
dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di
produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli
tradizionalmente coltivati nell'area geografica considerata: il Cesanese di Affile ed il Cesanese
Comune;
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle
viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le
rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (71,5 hl/ha per la tipologia "base" e
58,50 hl/ha per le tipologie "Superiore" e "Riserva");
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini, che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona
per la vinificazione in rosso dei vini tranquilli, adeguatamente differenziate per la tipologia di base
e le tipologie riserva e superiore, riferite quest'ultime a vini rossi maggiormente strutturati, la cui
elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento ed affinamento in bottiglia
obbligatori.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico.
La DOCG "Cesanese del Piglio" o "Piglio" è riferita a 3 tipologie di vino rosso ("base", "Superiore" e
"Riserva") che dal punto di vista analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e
peculiari, descritte all'articolo 6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e
tipicizzazione legata all'ambiente geografico.
Nello specifico le singole tipologie di vino si caratterizzano:
"Cesanese del Piglio": buona struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche e tanniche
polimerizzate, che conferiscono al vino carattere di pienezza di corpo, assenza di ruvidezza e buona
longevità. Il prodotto presenta un colore rosso rubino con riflessi violetti, odore intenso con sentori
fiorali e fruttati (bacche e drupe) tipici delle cultivar, sapore secco armonico di giusto corpo.
"Cesanese del Piglio Superiore": buona struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche e
tanniche polimerizzate, che conferiscono al vino carattere di pienezza di corpo, assenza di ruvidezza
e buona longevità. Il prodotto presenta un colore rosso rubino con riflessi violetti, odore intenso con
sentori fiorali e fruttati (bacche e drupe) tipici delle cultivar, sapore secco armonico di giusto corpo.
"Cesanese del Piglio Riserva": buona struttura e presenza di buone dotazioni polifenoliche
polimerizzate, che conferiscono al vino carattere di pienezza di corpo, assenza di ruvidezza e buona
longevità. Il prodotto presenta un colore rosso rubino con riflessi granati con l'invecchiamento,
odore intenso e persistente con sentori fiorali e fruttati (bacche e drupe) tipici delle cultivar che
sfumano a favore di quelli speziati o fenolici associabili al legno, sapore secco armonico di giusto
corpo.
Al sapore tutti i vini presentano un'acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza,
buona struttura (a volte tendente al debole nella tipologia di base), che contribuiscono al loro
equilibrio gustativo.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera
B).
L'orografia collinare dell'areale di produzione, nel bacino dell'alta valle del Sacco, e l'esposizione ad
ovest, sud-ovest, concorrono a determinare un ambiente arioso, luminoso e con un suolo naturalmente
sgrondante dalle acque reflue, particolarmente vocato per la coltivazione dei vigneti del "Cesanese del
Piglio". Da tale area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote troppo basse non adatti ad una
viticoltura di qualità.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante con la
coltura della vite, contribuendo all'ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche ed
organolettiche del "Cesanese del Piglio".
In particolare, i terreni, riconducibili alle terre rosse con tessitura argillo-limosa presentano, in genere,
limitato spessore ed un sottosuolo coerente. Anche dove lo strato attivo è abbastanza profondo, non si
ottengono risultati produttivi soddisfacenti per altre colture intensive. Sono infatti terre che di norma
si rinvengono a quote superiori ai 500 m s.l.m. oppure a quota inferiore, ma con pendenze maggiori
del 10%. Nonostante la presenza di sottosuolo calcareo, che spesso contiene oltre al carbonato di
calcio anche quello di magnesio, le terre rosse presentano uno scarso contenuto di tali sali e spesso ne
sono completamente prive.
Trattasi di terre che presentano un limitato contenuto di elementi nutritivi e che mal si prestano ad
un'utilizzazione intensiva delle altre colture agrarie (anche in relazione alla loro giacitura); proprio
in virtù di tali caratteristiche sono idonei ad una vitivinicoltura di qualità, con basse rese produttive,
conferendo ai vini particolare vigore e complessità.
Anche il clima dell'areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti (1165 mm),
con scarse piogge estive (100 mm) ed aridità nei mesi di luglio e agosto, da una buona temperatura
media annuale (15.6 °C), unita ad una temperatura relativamente elevata e ottima insolazione nei
mesi di settembre ed ottobre, consente alle uve di maturare lentamente e completamente (in qualche
anno anche fino al mese di novembre), contribuendo in maniera significativa alle particolari
caratteristiche organolettiche del vino "Cesanese del Piglio".
In particolare, la combinazione tra le caratteristiche del terreno ed i fattori climatici, determina
un'ottimale maturazione fenolica, che unita ad un ottimale rapporto tra zuccheri e acidi, permette di
ottenere vini caratterizzati da elevata struttura con un grande equilibrio fra le diverse componenti.
Indubbiamente molto del particolare "bouquet" del vino "Cesanese del Piglio" è dovuto a questa
maturazione prolungata sulla pianta, in un clima temperato, ma caratterizzato, segnatamente nella
fase finale, da una elevata escursione termica tra notte e giorno.
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del "Piglio", dall'epoca romana, al medioevo, fino ai
giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta
connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del
"Cesanese del Piglio".
Ovvero è la testimonianza di come l'intervento dell'uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei
secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell'epoca
moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all'indiscusso progresso scientifico
e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini "Cesanese del Piglio", le cui peculiari caratteristiche
sono descritte all'articolo 6 del disciplinare.
In particolare la presenza della viticoltura nella zona del "Piglio" è attestata fin dall'epoca romana, in
molti reperti dei georgici latini.
Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici,
confermano la diffusione di tale coltura.
Con la caduta dell'impero romano e la fine delle invasioni barbariche, la viticoltura in queste terre,
nonostante i danni subiti, non perde la sua continuità con il passato e mantiene sempre un ruolo
importante; come testimoniano i numerosi atti notarili, inerenti i terreni vitati, custoditi nell'archivio
capitolare di Anagni.
Gli Statuti della Terra di Piglio, emanati il 30 maggio 1479, regolavano l'ordinamento della Comunità
di Piglio su cui era basata la vita sociale, economica, religiosa, agricola e pastorale. Diversi Capitoli
degli Statuti trattano della vite e del vino a testimonianza dell'importanza che anche allora rivestiva la
vitivinicoltura.
Altro documento in cui viene citato il vino "Cesanese" è costituito dal Libro Mastro del 1838
conservato presso l'Archivio dell'Abbazia di Subiaco, la quale deteneva il possesso della maggior
parte dei terreni della zona del Piglio. Si tratta di un registro contabile in cui si annotavano Entrate e
Uscite del Monastero. Nel mese di ottobre si riporta Vendemmia di Subiaco → Cesanese;
Vendemmia di Piglio→ Cesanese.
Successivamente, dal Quaderno, estratto dagli Annali della Facoltà di Agraria della R. Università di
Napoli del 1942 è possibile ricostruire le vicende legate alla fama del vino in esame, laddove si
sottolinea come " ... i Cesanesi risultano avere l'assoluto predominio nella viticoltura della zona: il
vino risulta, inoltre, molto apprezzato da tutti i consumatori, specialmente da quelli della Capitale i
quali, si dice, dei Castelli conoscono ormai i soli vini bianchi e di Cesanese non apprezzano che
quello di Piglio.".
In altra pubblicazione enologica del 1942 ( Bottini, O., Venezia, M., op. cit., 1942, p. 35), oltre a
mettere in evidenza taluni problemi colturali, l'autore si prefiggeva di migliorare il prodotto, farlo
conoscere e organizzare i coltivatori: "Sarebbe necessario sottrarre al caso il processo fermentativo",
si legge, "e cominciare a sorvegliarlo e disciplinarlo; selezionare i tipi di Cesanese che incontrano
maggiormente il favore del pubblico, fissarne le caratteristiche e tenerle il più possibile costanti nel
tempo.
Successivamente la notorietà del prodotto è registrata in riviste di diffusione regionale degli anni '50 e
'60. Nel 1958, in occasione della I Mostra Campionaria di vini, il prof. Bruni del Ministero
dell'Agricoltura e Foreste, nell'ambito di una conferenza afferma che "per i vini neri, che dovrebbero
essere incrementati, il vitigno fondamentale dovrebbe essere il "Cesanese". Nel 1959, in occasione
della II Mostra Campionaria di vini, si parla del "famoso rosso Cesanese". Nel 1961 si dice che "il
Cesanese, quello del Piglio, può considerarsi degno competitore dei vini superiori delle altre regioni
come il Barolo, il Brolio, il Valpolicella, il Chianti, il Nebiolo".
Nel 1973 il Cesanese del Piglio ottiene il riconoscimento DOC e l'evento è ricordato in un articolo in
cui si esalta l'attaccamento e la dedizione dei coltivatori al loro "Cesanese" cresciuto e allevato come
se fosse un figlio, anche nei tempi difficili quando la viticoltura rendeva poco e la maggior parte dei
contadini abbandonava i campi per cercare altrove una fonte di sostentamento. Si esalta, inoltre,
l'atavico attaccamento alla terra, alle tradizioni, alla passione di far uscire dai vigneti un vino sempre
migliore.
La storia recente è caratterizzata da un'evoluzione positiva della denominazione, con l'impianto di
nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende (che all'inizio si appoggiano alla Cantina sociale per la
vinificazione) e dalla professionalità degli operatori che hanno contribuito ad accrescere il livello
qualitativo e la rinomanza del "Cesanese del Piglio", che le ha valso di recente (2008) il passaggio
alla categoria DOCG.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Nome e Indirizzo: Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura di Frosinone
Viale Roma – 03100 FROSINONE
Telefono 0775.2751 - Fax 0775.270442; E-mail info@fr.camcom.it
La C.C.I.A.A. di Frosinone è l'Autorità pubblica designata dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 


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