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Greco di Tufo Docg

19.11.2015

Scheda rissuntiva

Denominazione: GRECO DI TUFO DOP/DOCG
Provincia: AVELLINO
Zona di produzione: intero territorio amministrativo dei comuni di Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Petruro Irpino, Prata Di Principato Ultra, Santa Paolina, Torrioni, Tufo.
Tipologia: Bianco, Spumante.
Le cifre
Superficie a vite presente nella zona di produzione: 899,72 ettari.
Superficie per uva DO: 697,72 ettari.
Uva per vino DO: 45.414,66 quintali.
Vino DO prodotto: 31.790 quintali.

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DOCG "GRECO DI TUFO"

Approvato DOC con DPR 26.03.1970 G.U.130 - 26.05.1970
Approvato DOCG con DM 18.07.2003 G.U. 180 - 05.08.2003
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo", è riservata ai vini che
rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione per le
seguenti tipologie:
"Greco di Tufo" Bianco;
"Greco di Tufo"Spumante


Articolo 2
Base ampelografica
La Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo" è riservata ai vini bianchi
ottenuti esclusivamente da uve di vitigni provenienti da vigneti, aventi in ambito aziendale, la
seguente composizione ampelografica:
Greco B: minimo 85%;
Coda di Volpe bianca: massimo 15%.


Articolo 3
Zona di produzione
La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata e garantita "Greco di Tufo" comprende l'intero territorio amministrativo dei seguenti
comuni della provincia di Avellino: Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di
Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a Denominazione
di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo" devono essere quelle tradizionali della zona e
comunque atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerare idonei ai fini dell'iscrizione all'albo dei vigneti, unicamente i vigneti
collinari di buona esposizione.
Sono esclusi i terreni di fondovalle umidi e non sufficientemente, soleggiati.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
tradizionalmente usati nella zona e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei
vini.
E' vietata ogni pratica di forzatura.
Per i reimpianti e i nuovi impianti i vigneti dovranno avere una forma di allevamento verticale, la
densità di impianto non potrà essere inferiore ai 2.500 ceppi per ettaro.
La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione dei vini a
Denominazione di Origine Protetta "Greco di Tufo DOCG" non deve essere superiore alle 10
tonnellate.
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di vigneto in coltura promiscua
dovrà essere calcolata rispetto a quella specializzata, in rapporto all'effettiva superficie a vigneto.
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la produzione dovrà essere riportata,
purché la stessa non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra stabiliti.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini a Denominazione di Origine Protetta
"Greco di Tufo DOCG" un titolo alcolometrico volumico minimo naturale dell'11,00% vol.
La Regione Campania, con proprio provvedimento, su proposta del Consorzio di Tutela, sentite le
Organizzazioni di Categoria interessate, di anno in anno, può stabilire di ridurre i quantitativi di uva
per ettaro rivendicabile rispetto a quelli sopra fissati, dandone immediata comunicazione
all'organismo di controllo.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione e di elaborazione dei vini a Denominazione di Origine Controllata e
Garantita "Greco di Tufo", devono essere effettuate nell'ambito del territorio amministrativo della
provincia di Avellino.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche leali e costanti, atte a conferire ai
vini le loro peculiari caratteristiche.
La resa massima dell'uva in vino finito, pronto per il consumo, non deve essere superiore al 70%.
Oltre tale limite per tutta la produzione decade il diritto alla denominazione di origine controllata e
garantita.
L'arricchimento dei mosti o dei vini aventi diritto alla Denominazione di Origine Controllata e
Garantita "Greco di Tufo" deve essere effettuato alle condizioni stabilite dalle norme comunitarie e
nazionali, fermo restando la resa massima del 70% dell'uva in vino.
Il vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo" può essere elaborato
nella tipologia "spumante" con il metodo della rifermentazione in bottiglia (metodo classico) purché
affinato per almeno 36 mesi in bottiglia a decorrere dal 1° novembre dell'anno della vendemmia.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo" all'atto dell'immissione
al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
"Greco di Tufo" bianco: colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: gradevole, intenso, fine, caratteristico;
sapore: fresco, secco, armonico;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
"Greco di Tufo" Spumante: spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino più o meno intenso con riflessi verdognoli o dorati;
odore: caratteristico, gradevole, con delicato sentore di lievito;
sapore: sapido, fine e armonico, del tipo "extrabrut" o del tipo "brut";
titolo alcoolometrico volumico minimo totale: 12,00% vol;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, con proprio decreto,
modificare i limiti sopra indicati per acidità totale ed estratto non riduttore.


Articolo 7
Etichettatura e designazione
E' vietato usare assieme alla denominazione di origine controllata e garantita "Greco di Tufo"
qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi
gli aggettivi: extra, fine, superiore, scelto, selezionato e similari.
E' tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, marchi
privati, non aventi significato laudativo o tali da trarre in inganno il consumatore.
Nella designazione dei vini a denominazione di origine controllata e garantita "Greco di Tufo" di
cui all'art.1 può essere utilizzata la menzione "vigna" a condizione che sia seguita dal relativo
toponimo o nome tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in
recipienti separati e che tale menzione, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, venga
riportata sia nella denuncia delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che
figuri nell'apposito elenco regionale ai sensi dell'art. 6 comma 8, del decreto legislativo n. 61/2010.
Sulle bottiglie del vino o altri recipienti del vino a denominazione di origine controllata e garantita
"Greco di Tufo" deve figurare l'indicazione dell'annata di produzione delle uve ad eccezione della
tipologia spumante.


Articolo 8
Confezionamento
E' consentita l'immissione al consumo del vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita
"Greco di Tufo" esclusivamente in bottiglie o in altri recipienti di vetro di capacità non superiore ai
5 litri, muniti di contrassegno di Stato.
I recipienti di cui al comma precedente, ad eccezione della tipologia spumante, devono essere chiusi
con tappo raso bocca, di materiale al momento previsto dalla normativa vigente, ad eccezione di
quelli non superiori a 0,187 litri di capacità, per i quali è consentito l'uso di dispositivo di chiusura a
vite.


Articolo 9
Legame con l'ambiente geografico
a) Informazioni sulla zona geografica.
Fattori naturali
Il territorio di produzione della Denominazione di Origine Controllata e Garantita "Greco di Tufo",
ubicato a nord di Avellino e si estende fino ai confini della provincia di Benevento. Si identifica
nella zona comprendente i comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di
Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni (tutti in provincia di Avellino) e copre un
a superficie territoriale totale di kmq 61,52. Il territorio in parte ricade nell'ambito territoriale del
parco regionale del Partenio.
Le vigne del Greco di Tufo si abbarbicano su terreni argillosi, sabbiosi o su rocce calcaree (perfino
dolomitiche) dai 300 ai 650 metri lungo la valle del fiume Sabato, affluente di sinistra del più noto
fiume Calore. Nasce dal colle Finestra sul monte Terminio dal lato opposto da dove nasce il Calore
Irpino, fra i Monti Picentini, spina dorsale dell'Irpinia.
L'areale della Denominazione di Origine Protetta "Greco di Tufo DOCG" può essere suddiviso in
due settori: quello settentrionale, la cui estensione è riconducibile ai territori comunali di Chianche,
Petruro Irpino, Torrioni, Montefusco e S. Paolina, è caratterizzato, sotto l'aspetto litologico
(Servizio Geologico d'Italia, Foglio 173 "Benevento") da un substrato costituito, in larga misura, da
puddinghe poligeniche, più o meno cementate, generalmente con alternanze di livelli sabbiosi o
sabbioso–argillosi, di età pliocenica; in prossimità del corso del Fiume Sabato a prevalere sono,
verso est, ancora puddinghe poligeniche, ben cementate, in livelli o lenti di spessore (come allo
Stretto di Barba, a valle di Altavilla Irpina) ed estensione notevoli e, verso ovest, da arenarie
(generalmente poco cementate), marne siltose ed argille, talora alternanti a livelli di puddinghe
poligeniche variamente cementate, con lenti gessose e mineralizzazione a zolfo. L'età sia delle une
sia delle altre è messiniana.
Il settore meridionale corrisponde, nelle grandi linee, ai territori comunali di Tufo, Altavilla Irpina e
Prata di Principato Ultra. In questo settore, il substrato, sotto il profilo litologico (Servizio
Geologico d'Italia, Foglio 173 "Benevento"), vede la presenza di cineriti ocracee e livelli di pomici
del II periodo flegreo, alternanti a paleosuoli e materiale detritico sciolto; piroclastiti s. l., con rari
livelli tufitici e piccole pomici sono in diversi rapporti stratigrafici con il Tufo Giallo Napoletano e
l'Ignimbrite Campana. A tal proposito, è da segnalare come alcuni Autori (Buondonno et alii, 2006;
Magliulo et alii, 2006), e una tale notazione, stante la notevole estensione areale di quelle litologie
verso sud, ha valenza pure per il Fiano di Avellino, ritengano che quelle facies siano da riferirsi
all'Ignimbrite Campana.
Elemento peculiare, sotto il profilo morfologico dell'area del Greco di Tufo, è la presenza di
numerose e rilevanti, incisioni, determinate dall'azione erosiva delle acque superficiali incanalate,
che caratterizzano le aree dove affiorano i conglomerati e le sabbie.
Orograficamente in tale area, è possibile individuare due morfostrutture principali, rispettivamente
in sinistra ed in destra del corso del Fiume Sabato: la prima corrisponde al prolungamento della
dorsale Gran Potenza – S.Leucio – Roccabascerana; la seconda, all'allineamento M. Guardia –
Chianche – Montefusco ed al prolungamento di esso verso sudest, sino a Montemiletto – M.Caprio.
La valle del Fiume Sabato, nel tratto che mostra andamento ovest-est, e che è quello compreso tra la
stazione ferroviaria di Altavilla Irpina e l'abitato di Tufo, presenta un profilo vallivo asimmetrico,
con un versante meridionale assai più dolce di quello settentrionale (fi g. 3), pur considerando il
brusco gradino morfologico presente a nordest di Altavilla Irpina. Una tale asimmetria trae origine
dalle caratteristiche litologiche dei terreni di copertura del substrato arenaceo–pelitico: nel versante
settentrionale, infatti, essi s'identificano in conglomerati piuttosto cementati, e che mostrano
spessori significativi mentre, in quello meridionale, corrispondono ad una coltre piroclastica,
generalmente incoerente.
Sotto il profilo idrogeologico, a essere implicati (Aquino et alii, 2006) sono i complessi
piroclastico, conglomeratico ed arenaceo–argilloso–marnoso.
Larga parte delle sorgenti alimentate (considerato l'insieme degli interi territori comunali) ha
portata uguale o minore ad 1,00 l/s. Per l'elenco completo delle 68 scaturigini censite, si rinvia ad
Aquino et alii (2006); di seguito, vengono indicate solo quelle con portate di una qualche rilevanza,
entro quelli che sono i limiti della potenzialità di quegli acquiferi implicati, e che sono Fontana
Basso (5,00 l/s) e Acqua Fredda (4,00 l/s).
I terreni hanno profili giovani e immaturi e poggiano il più delle volte direttamente sui loro substrati
pedogenetici, sia roccia dura e compatta sia rocce tenere argillose e sabbiose.
Lo scheletro è presente in misura modesta e formato da frammenti e ciottoli silicei o calcarei. Per
contro, i terreni sono decisamente ricchi in argilla, che il costituente più importante, con
concertazioni anche fino al 50% della terra fina; in molti casi la frazione argillosa e attenuata da
sabbia e limo, presenti in misure notevoli oer cui gran parte dei terreni dell'areale risultano argillosi
o argillo limosi (terreni pesanti), oppure sabbio-argillosi.
Reazione: Prevalgono i terreni a reazione neutra e sub-alcalina con una punta di pH 8,0.
Calcare totale: EstremamentIn genere debole è la presenza di calcare
Humus: generalmente modeste, con sostanza organica inferiore al 2% e azoto fra 0,7 e 2,24g/kg.
Anidride fosforica assimilabile: Sebbene il contenuto in fosforo totale è di norma bastevole a volte
anche esuberante, in relazioni alle roccie madri di origine, il contenuto in fosforo assimilabile è
modesto, con tenori che variano da 21 a 67 mg/kg.
In merito alla dotazione potassica, i terreni del Greco di Tufo, qualunque sia l'origine, sono ben
provvisti. I valori di Ossido di potassio scambiabile è ricompreso tra 250-980 mg/kg con valori
medi intorno a 450-500 mg/kg
Prerogativa dei terreni è la ricchezza in magnesio scambiale con concentrazioni da 110 a 940
mg/kg. Questo elemento esplica un'azione fortemente positiva sull'attività vegetativa della vite,
favorendo sia i processi di lignificazione sia le caratteristiche organolettiche del vino. Altrettanto
buona dotazione di boro, rame, manganese e zinco.
Sotto il profilo enologico, il contenuto elevato di argilla ha influenza positiva sulla qualità delle
produzioni, particolarmente durante i periodi di siccità estiva, consentendo una più regolare
maturazione delle uve con una buon mantenimento dei livelli di acidità. Altrettanto positiva la
ricchezza in potassio e magnesio scambiabile che conferisce ai vini intensità di profumi, buona
struttura ed equilibrio.
Clima
Le condizioni termiche, idrometriche ed anemometriche che caratterizzano l'areale sono pressoché
ideali per un processo di maturazione caratterizzato da gradualità ed equilibrio tra tenore zuccherino
e acidità, consentendo l'ottenimento di produzioni enologiche pregiate. Tale favorevole situazione è
chiaramente dovuta alla posizione geografica e all'orografia del territorio.
L'andamento climatico sia dal punto di vista termico che delle precipitazione è fortemente
influenzato dai numerosi ettari di bosco che ricoprono i monti che caratterizzano l'ambiente
circostante e che ne sfavoriscono il surriscaldamento. In generale, il clima invernale è rigido, non di
rado ci sono precipitazioni a carattere nevoso, come il clima estivo è alquanto mite.
Temperature:
Di numero molto elevato i giorni di sole, abbastanza frequenti le gelate primaverili, talvolta anche
tardive. Molto pronunciate le escursioni termiche tra le temperature medie max e min durante il
periodo Luglio- Settembre.
Precipitazioni:
Buona la piovosità che di solito nell'arco dell'anno raggiunge, anche se di poco i 1100 mm. La
distribuzione delle piogge, si addensa nell'autunno-inverno concentrando ben oltre il 70% delle
precipitazioni con un periodo estivo particolarmente asciutto con in media il 6% del totale delle
precipitazioni.
Venti: i venti dominanti sono quelli meridionali e sudoccidentali, umidi e tiepidi. Per la sua
ubicazione e la sua orografia, l'area ha una protezione verso i venti orientali mentre e esposta a
quelli di origine tirrenica. Ne consegue che l'area è protetta dai venti freddi del quadrante nord-est,
mentre nessun ostacolo è frapposte alle correnti umide dei quadranti occidentali e meridio
nale.
Fattori umani
La coltivazione della vite nell'area si perde nella notte dei tempi, intimamente connessa allo
scorrere del fiume Sabato che l'attraversa e che deriva il nome dal popolo dei Sabini, il cui eponimo
era Sabus (Cat. apd. DYONIS, II, 49; LIB. VIII, 41) o Sabatini, una tribù dei Sanniti stanziatasi nel
bacino del fiume Sabatus (Livio). Lungo le anse del fiume altrettanto correvano e corrono, ancora
oggi, le antiche vie univano l'Irpinia al Sannio e alleavano le tribù Irpine e Sannite. L'area si
rafforza come nucleo d'insediamento e progresso per la viticultura nell'800 grazie alla scoperta di
enormi giacimenti di zolfo nel comune di Tufo. La presenza e la disponibilità dello zolfo gioverà
all'esplosione della coltivazione della vite in tutta l'Irpinia, dando origine in contemporanea alla
tecnica della "zolfatura" che permetteva di proteggere i grappoli dagli agenti patogeni esterni.
Testimonianza della presenza costante della vite quale sostentamento economico delle popolazioni
locali è data dalla bibliografia che tratta dell'evoluzione sociale ed economica dell'area nel periodo
a cavallo del medioevo e l'ottocento.
A Montefusco, capitale del Principato Ultra (coincidente in larga parte con l'attuale provincia di
Avellino) che rappresentava un importante mercato interno, il 5 novembre del 1592, con Regio
Assenso, il Capitano di Montefusco era autorizzato a riscuotere una gabella sul vino di 4 carlini per
ogni soma che entrava in città.
Tra le varie fonti, l'"Apprezzo del Feudo della Baronia di Montefusco del 1704" (archivio
parrocchiale di S. Angelo a Cancello, fasc. 2/16) dove si evidenzia che oltre il 61% dei terreni del
feudo erano occupati da vigneti. Larga parte del territorio del feudo è, ancora oggi, corrispondente
agli odierni comuni di Montefusco e S. Paolina.
Analogamente la relazione del catasto del 29 maggio 1815, fatta dal sindaco di Tufo e dal corpo
decurionale, attesta che la vite investiva all'incirca 286 tomoli di terra che è una superficie
lievemente inferiore a quella che attualmente occupa la stessa cultura.
Nel XIX secolo l'attività vitivinicola dell'intera provincia, con una produzione superiore a un
milione di ettolitri largamente esportati, e dell'area del Greco di Tufo, sono l'asse economico
portante dell'economia agricola degli anni e del tessuto sociale tanto da portare alla costruzione
della prima strada ferrata d'Irpinia, da lì a poco chiamata propriamente "ferrovia del vino", che
collegava i migliori e maggiori centri di produzione vinicola delle Colline del Sabato e del Calore
direttamente con i maggiori mercati italiani ed europei. In particolare nell'area del Greco, ancora
oggi, due sono le stazioni ancora esistenti: Tufo e Prata.
Di conseguenza si genera lo sviluppo di un forte indotto con lo sviluppo di officine meccaniche
specializzate nella costruzione e commercializzazione sia di pompe irroratrici e attrezzature
specialistiche per la viticoltura sia di sistemi enologici.
A livello scientifico la valenza tecnico-economica delle produzioni di Greco di Tufo viene
riconosciuto in tutti gli studi di ampelografia e enologia succedutesi nel tempo:
Il vitigno Greco Bianco di Tufo è descritto nell'Ampelographie di Viala e Vermol (1909):
<<....Greco Bianco di Tufo: vitigno delle regioni meridionali d'Italia e soprattutto della provincia
di Avellino, molto apprezzato e molto coltivato per la superiore qualità del suo vino, di un colore
giallo-dorato; è probabilmente l'Aminea Gemella degli antichi autori; è pure il vitigno che è stato
coltivato, nel 1° secolo a.C. sulle falde del Vesuvio......>>.
Successivamente l'ampelografo Ferrante nel "Un vitigno di antica nobiltà: Il Greco del Vesuvio o
Greco di Tufo : (Aminea gemella L.G.M. Columella): note ampelografiche ed esperienze di
vinificazione", nel 1927, scrive: "che la varietà detta Greco del Vesuvio o Greco di Tufo sia
l'Aminea Gemella, tanto stimata nell'antichità, non v'è dubbio. La diffusione di essa è nella stessa
zona che occupava in antico, la tradizionale bontà del suo vino e dalle caratteristiche biomorfologiche
mantenutesi costante nei secoli. E' coltivato esclusivamente in alcune zone delle
provincie di Avellino e Napoli. Può dirsi sconosciuto altrove>> In merito alla estensione delle zone
di coltivazione, l'autore rileva: <<dopo circa due millenni d'intensa coltivazione, il Greco era
diventato raro sulle pendici del Vesuvio e sui colli di Sorrento, mentre era coltivato intensamente
sulla media valle del Sabato, più precisamente, a Tufo "principale centro di coltura" e nei paesi
limitorfi di Prata P.U.; Altavilla, Chianche, Montefusco, etc...>>
Più vicino ai nostri tempi Bordignon S. 1964, "Greco" (o Greco di Tufo), Ministero
dell'Agricoltura e Foreste, Principali vitigni da vino coltivati in Italia: <<Il Greco sia da
identificarsi con l'Aminea Gemella di Columella per molti argomenti validissimi quali l'area di
cultura che è quella occupata in antico dalle Aminee, le caratteristiche del grappolo...., non chè la
bontà del vino lodata attraverso i tempi....>> L'autore, dopo la descrizione ampelografica, afferma
che: <<il vitigno prospera bene nelle terre profonde, di origine vulcanica e fresche, fornendo una
maggiore quantità di uva dalla quale si ottiene un vino più ricco, intenso e profumato, più armonico
e più fine come è quello di Tufo>>.
Venendo ai giorni nostri il vino bianco "Greco di Tufo", prodotto nell'area per come descritta,
assume tale denominazione sin dal secolo scorso e la denominazione "Greco di Tufo" viene
riportata dal D.M. 15-10-1941 (G.U. 17-10-1941 n. 246) contenente le norme per la classificazione
dei vini comuni, pregiati e speciali d'Italia agli effetti della determinazione dei prezzi. Il Greco di
Tufo venne classificato tra i vini bianchi pregiati, alla categoria II con gradazione alcolica minima
di 12 gradi. Tale denominazione figura inoltre nella "Carta dei Vini Tipici d'Italia" edita nel 1961
da Unione Italiana Vini.
Infine degna di menzione è la definizione data dal Prof, Garoglio nel trattato "Nuova Enologia":
<<Vino Bianco pregevolissimo, dal profumo intenso, gradevolissimo, di sapore delicato, aromatico,
la cui produzione deve essere incoraggiata con tutti i mezzi.
La forma di allevamento prevalente nel vigneto specializzato, dell'area in questione, è la spalliera,
con potature a guyot e cordone speronato a ridotta di gemme per ceppo finalizzate all'ottenimento
di uve dal potenziale enologico qualitativamente ottimo e ben equilibrato. Tale sistema, negli ultimi
trentennio, ha progressivamente soppiantato l'antico "Sistema Avellinese". Il sesto d'impianto più
frequentemente utilizzato per i nuovi impianti è di m. 2.40 x m. 1.00.
Relativamente alle forme di allevamento l'obiettivo della qualità, ha indotto i produttori a realizzare
impianti ad alta densità e meccanizzabili e negli anni tali produzioni si sono modificate sempre più
a favore della qualità, aumentando significativamente il numero di viti per ettaro e con una resa
produttiva tra gli 80-100 ql/Ha.
La resa in vino si aggira tra il 68-70% con delle produzioni finali oscillanti prossime ai 40.000 Hl.
di vino, a fronte di una produzione potenziale possibile di circa 60.000 Hl.
Fattori storici
Di fondamentale rilievo sono i fattori storici – antropologici legati al territorio di produzione, che
per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino GRECO DI TUFO.
La viticoltura nell'area di produzione del GRECO DI TUFO ha origini antichissime che risalgono
alle popolazioni locali e successivamente all'arrivo di colonizzatori greco – micenei i quali diedero
primo impulso alla millenaria coltivazione della vite nell'antico Sabazios, poi ripresa dagli etruschi.
Il vitigno più antico dell'Avellinese è senza dubbio il Greco di Tufo, da cui si ricava l'omonimo
vino, importato dalla regione greca della Tessaglia, dai Pelagi.
La conferma dell'origine millenaria di questa vite è data dal ritrovamento a Pompei di un affresco
risalente al I secolo a.C. dove si menziona esplicitamente il "vino Greco". La coltivazione del
vitigno Greco fu diffusa all'inizio sulle pendici del Vesuvio e successivamente in altre zone della in
provincia di Avellino, dove prese il nome di Greco di Tufo.
Il suo nome "Greco" ci dichiara apertamente le origini geografiche e storiche, in principio era
chiamato Aminea Gemina: Aristotele riteneva che il vitigno delle Aminee arrivasse dalla Tessaglia,
terra di origine degli Aminei, popolo che colonizzò la costa napoletana ed impiantò questo pregiato
vitigno sui pendii fertili del Vesuvio. Ne testimonia la remota presenza sul vulcano un affresco
ritrovato nell'antica Pompei risalente al I secolo a.c., dove viene chiaramente nominato il vino
"greco". Plinio il Vecchio invece ne conferma il pregio scrivendo " In verità il vino Greco era così
pregiato che nei banchetti veniva versato una sola volta". Nel corso del tempo, l'antico popolo
ellenico si spinse verso l'interno della Campania e l'Aminea Gemina (gemina sta per gemella in
quanto produceva numerosi grappoli doppi) raggiunse l' Irpinia, zona notoriamente vocata per la
produzione di vini di qualità.
Scrittori come: Catone, Varrone, Virgilio, Plinio e Columella lodavano la fertilità di queste viti che
si distinguevano non solo per la qualità del prodotto ma anche per la costanza di produzione, tanto
che, si legge in Columella, da un pergolato, pare, si potessero ottenere cinquanta litri di vino per
ciascun ceppo. Lo stesso autore vissuto all'inizio dell'era cristiana, proprietario e coltivatore,
descrisse cinquanta vitigni e fra questi dette maggior risalto alle viti Aminee che annoverò tra le più
produttive.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
L'orografia collinare del territorio di produzione e l'esposizione prevalente dei vigneti, orientati ad
Sud-Est/Sud-Ovest, e localizzati in zone particolarmente vocate alla coltivazione della vite,
concorrono a determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso, favorevole
all'espletamento equilibrato di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta.
Nella scelta delle aree di produzione vengono privilegiati i terreni con buona esposizione adatti ad
una viticoltura di qualità.
La millenaria storia vitivinicola dell'area di produzione del Greco di Tufo, iniziata in epoca
preromana, portata al rango di vera attività socio-economica con l'avvento dell'Impero Romano, è
attestata da numerosi manoscritti e fonti storiche, è la fondamentale prova della stretta connessione
ed interazione esistente tra i fattori umani, la qualità e le peculiari caratteristiche del vino "Greco di
Tufo".
Ovvero è la testimonianza di come l'intervento dell'uomo nel particolare territorio abbia, nel corso
dei secoli, tramandato le tradizioni tecniche di coltivazione della vite e le competenze enologiche, le
quali nell'epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all'indiscusso
processo scientifico e tecnologico.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla
lettera B).
I vini di cui il presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed
organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6, che ne da una chiara
individuazione e tipizzazione legata all'ambiente pedo-climatico.
In particolare i vini Greco di Tufo presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le
tipologie, mentre al sapore e all'odore si riscontrano aromi armonici e gradevoli del vitigno di
origine e delle relative tecniche di vinificazione quale evidenza dell'interazione vitigno-ambiente
uomo.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Agroqualità S.p.A.
Viale Cesare Pavese, 305 - 00144 ROMA
Telefono +39 06 54228675
Fax +39 06 54228692
Website: www.agroqualita.it
e-mail: agroqualita@agroqualita.it
La Società Agroqualità è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i
prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a
campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 


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