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Colli Bolognesi Classico Pignoletto Docg

18.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA E GARANTITA «COLLI BOLOGNESI CLASSICO PIGNOLETTO»


Approvata come tipologia della DOC "Colli Bolognesi"con DM 04.08.1997
Approvato DOCG con DM 08.11.2010 G.U. 278 - 27.11.2010
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e Tipologie
La denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» e'
riservata al vino che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di
produzione.


Articolo 2
Base ampelografica
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto»
deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti costituiti per almeno il 95% dal vitigno
Pignoletto.
Possono concorrere alla produzione di detto vino anche le uve di altri vitigni idonei alla
coltivazione nella regione Emilia-Romagna, presenti nei vigneti in ambito aziendale, da soli o
congiuntamente, fino a un massimo del 5%.


Articolo 3
Zona di produzione uve
La zona di produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi
Classico Pignoletto» comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Monte San
Pietro e Monteveglio della provincia di Bologna e in parte il territorio amministrativo dei comuni di
Sasso Marconi, Casalecchio di Reno, Zola Predosa, Crespellano, Bazzano, Castello di Serravalle
della provincia di Bologna e Savignano sul Panaro della provincia di Modena. Tale zona e' cosi'
delimitata: partendo sulla s.s. n. 569 dal confine comunale tra Casalecchio di Reno e Zola Predosa
segue verso ovest la stessa statale attraversando poi i centri abitati di Zola Predosa, Crespellano e
Bazzano. Prosegue lungo la s.s. n. 569 in direzione sud-ovest sino a intersecare il confine
provinciale tra i comuni di Bazzano e Savignano sul Panaro. Si inoltra nel territorio comunale di
Savignano sul Panaro, percorre a sinistra la strada comunale via Monticelli in direzione sud-ovest
sino a incontrare il rio Baldo. Lo percorre in direzione ovest-sud-ovest sino a incontrare il confine
provinciale tra Savignano sul Panaro e Castello di Serravalle. Segue verso est il confine provinciale
sino al punto in cui si incontrano i territori dei comuni di Savignano sul Panaro, Monteveglio e
Castello di Serravalle. Segue il confine comunale in direzione sud-est tra Monteveglio e Castello di
Serravalle fino a incrociare la strada comunale via Rio Marzatore che viene seguita verso sud-ovest
sino a immettersi sulla strada vicinale di S. Michele imboccata e percorsa per intero raggiunge la
strada provinciale n. 70 secondo tronco. Percorrendo tale strada provinciale verso ovest raggiunge
l'incrocio con via Farne sulla quale procede fino alla località La Piana dove lascia la strada per
proseguire lungo il confine provinciale tra Bologna e Modena fino a immettersi nella provinciale n.
70 in direzione est sino a incrociare la strada comunale via Tiola. Attraversato il ponte sul torrente
Ghiaia prosegue su via Tiola per raggiungere l'incrocio con via Colline nella quale si immette e
percorre sino al suo termine per poi proseguire nel crinale della collina per incrociare via Parviano.
All'incrocio con via dei Calanchi, percorre quest'ultima in direzione sud-ovest congiungendosi con
il confine comunale tra i comuni di Castello di Serravalle e Monteveglio; lungo tale confine in
direzione sud in prossimità dell'incrocio tra via Ghirardini e via Barisella incontra il crinale delle
colline sovrastanti la localita' Ducentola che segue sino a ridiscenderlo in località Canovetta.
Prosegue verso valle lungo via Canovetta che in parte la attraversa
fino a intersecare di nuovo il confine comunale, percorso il quale sino in località Bersagliera si
immette nuovamente sulla strada provinciale n. 70 che percorre in direzione sud-est. Imbocca la
strada provinciale n. 27 fino in località Zappolino per poi scendere lungo via Mulino, imbocca via
S. Andrea, prosegue in direzione sud-ovest fino a incrociare il confine comunale di Monte S. Pietro.
Prosegue lungo il confine di detto comune sino a Calderino dove attraversato il torrente Lavino, in
località Fontanelle segue verso est il confine comunale di Zola Predosa sino a incrociare via Monte
Capra, prosegue per via Tignano, includendo i vigneti inseriti nei fogli catastali numero sette,
diciotto e diciannove del comune di Sasso Marconi, gira a sinistra giungendo in localita'
Mongardino.
Prosegue sulla strada provinciale Mongardino verso sud-est sino a incrociare la s.s. n. 64 si percorre
verso nord detta statale sino a incontrare a sinistra la via Rosa che percorsa in direzione ovest
giunge alla chiesa parrocchiale dell'Eremo di Tizzano, prosegue per la via Tizzano sino a incontrare
il confine comunale di Zola Predosa. Prosegue lungo detto confine verso nord sino a incontrare la
strada statale n. 569 da cui e' iniziata la delimitazione.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione del vino a denominazione
di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» devono essere quelle
tradizionali della zona di produzione e comunque atte a conferire alle uve e al vino le specifiche
caratteristiche di qualità.
Ai fini dell'iscrizione allo schedario vitivinicolo debbono, pertanto, venire esclusi i vigneti ubicati in
terreni molto umidi di fondovalle.
I sesti di impianto, le forme di allevamento e i metodi di potatura devono essere quelli tradizionali
della zona e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
E' esclusa ogni pratica di forzatura; e' ammessa l'irrigazione di soccorso.
Per i nuovi impianti e reimpianti in coltura specializzata e' adottato un sistema di allevamento a
spalliera con una densità di impianto minima di 3.000 ceppi per ettaro.
La resa massima di uva per ettaro di vigneto in coltura specializzata per la produzione del vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» deve essere
di 9 t.
Nelle annate favorevoli i quantitativi di uva ottenuti e da destinare alla produzione del vino a
denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» devono
essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti
medesimi, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
L'uva destinata alla vinificazione deve assicurare al vino a denominazione di origine controllata e
garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» un titolo alcolometrico volumico naturale minimo
del 12% vol.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Per il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto»
le operazioni di vinificazione, imbottigliamento, affinamento in bottiglia, devono essere effettuate
all'interno della zona di produzione delimitata dalla denominazione di origine controllata «Colli
Bolognesi».
La resa massima dell'uva in vino finito per il vino a denominazione di origine controllata e garantita
«Colli Bolognesi Classico Pignoletto» non deve essere superiore al 65%. Qualora tale resa superi la
percentuale sopra indicata ma non oltre il 70%, l'eccedenza non avrà diritto alla denominazione di
origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto»; oltre detto limite percentuale
decade il diritto alla denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto»,
all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo paglierino più o meno intenso, con eventuali riflessi verdognoli;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: fine, armonico, caratteristico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.;
zuccheri riduttori residui: massimo 6 g/l sino ad un titolo alcolometrico volumico totale di 13,00%
vol.; sono consentiti ulteriori 0,2 g/l di zuccheri riduttori residui per ogni 0,10% vol. di alcol totale
eccedenti il titolo alcolometrico volumico totale di 13,00% vol.;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» può
essere immesso al consumo solo dopo il 1° aprile dell'anno successivo a quello di produzione delle
uve.
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio
decreto i limiti minimi sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto non riduttore.


Articolo 7
Etichettatura, designazione e presentazione
Nella designazione e presentazione del vino a denominazione di origine controllata e garantita
«Colli Bolognesi Classico Pignoletto» e' vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quelle espressamente previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi extra, fine, scelto,
selezionato e similari.
E' consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali e marchi privati
purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
Le indicazioni tendenti a qualificare l'attività agricola dell'imbottigliamento quali «viticoltore»,
«fattoria», «tenuta», «podere», «cascina» e altri termini similari sono consentiti in osservanza della
normativa vigente in materia.
Nella designazione del vino a denominazione d'origine controllata e garantita «Colli Bolognesi
Classico Pignoletto» può essere utilizzata la menzione «vigna», alle condizioni previste dalle norme
vigenti.


Articolo 8
Confezionamento
La denominazione di origine controllata e garantita «Colli Bolognesi Classico Pignoletto» deve
essere immessa al consumo in bottiglia di vetro del tipo bordolese di capacità non superiore a litri
1,5 chiuse con tappo raso bocca di materiale consentito dalla normativa vigente.
E' obbligatoria l'indicazione dell'annata di produzione delle uve.


Articolo 9
Legame con l'ambiente geografico
A) informazioni sulla zona geografica
1) fattori naturali rilevanti per il legame
L'area geografica della DOCG Colli bolognesi Classico Pignoletto include la zona pedecollinare e
di media collina compresa tra la vallata della Val Samoggia e dall'ampia vallata del fiume Reno e
da quelle minori dei torrenti Samoggia, Lavino e Idice. Tutti questi corsi d'acqua hanno andamento
perpendicolare all'asse appenninico e delimitano rilievi interfluviali dal profilo più o meno
accentuato a seconda dei materiali geologici che attraversano.
L'area è interessata dai seguenti principali paesaggi geologici:
Contrafforti e Rupi
Comprende rocce di età diversa che danno luogo ad un paesaggio segnato da rilievi, frequentemente
di forma tabulare o di rupe, bordati da ripidi versanti e da pareti rocciose (contrafforti). Queste
forme derivano dalla scarsa erodibilità delle rocce che compongono l'unità. Si tratta di arenarie
stratificate, con subordinate marne e conglomerati.
Le rocce su cui si modellano questi paesaggi sono sia le arenarie plioceniche sia le arenarie
epiliguri. Si tratta di corpi rocciosi stratificati.
I versanti sono generalmente acclivi e boscati.
Questo paesaggio è particolarmente esteso nella parte centrale (tra Lavino e Reno) e sud-orientale
dell'area.
I Colli con Frane e Calanchi
Questo paesaggio è caratterizzato da notevole complessità geologica e morfologica, che gli
conferisce un aspetto composito e segnato da forti contrasti. A morbidi versanti, scarsamente acclivi
e spesso coltivati, si susseguono incisioni calanchive. Ma l'aspetto che maggiormente caratterizza
questo paesaggio è la diffusa presenza di fenomeni di dissesto franoso.
Nei versanti e sul fondovalle il substrato è prevalentemente formato dalle cosiddette "Argille
Scagliose": un complesso a struttura caotica in cui la matrice argillosa ingloba masse più o meno
grandi di rocce calcaree, arenacee, marnose o stratificate. Frequentemente in posizione sommitale
su questi versanti irregolari e con pendenze non eccessive, si ritrovano complessi rocciosi che, per
la loro maggiore resistenza all'erosione, hanno pendenze più elevate e sono prevalentemente
boscati.
Questo paesaggio è presente esclusivamente nella parte sud-occidentale dell'area (in sinistra
Lavino).
I Primi Colli
Lungo il margine pedeappenninico si estende questa unità dove il paesaggio collinare si raccorda
alla pianura con estrema gradualità. Il paesaggio è caratterizzato da una morfologia dolce, articolata
in lunghi ripiani declinanti verso valle dove sono conservati antichi paleosuoli. Locali erosioni del
reticolo idrografico minore formano valli scarsamente approfondite separate da crinali dalle ampie
sommità dove affiorano le "sabbie gialle".
Le rocce che compongono questa unità sono le formazioni delle Argille Azzurre e delle Sabbie
Gialle (Pliocene - Pleistocene).
Questo paesaggio è presente prevalentemente nella parte nord-occidentale dell'area (in sinistra
Reno).
Piana dei Fiumi Appenninici
Comprende i fondivalle e gli sbocchi di fiumi e torrenti al margine. Il paesaggio deve le sue
caratteristiche alla dinamica dei corsi d'acqua appenninici, i quali nel loro corso intravallivo hanno
formato ridotti depositi nastriformi, e depositato allo sbocco in il loro carico più grossolano,
formando corpi sedimentari noti come conoidi alluvionali.
I suoli sono prevalentemente poco evoluti, spesso costituiti da materiali grossolani, secondo un
gradiente deposizionale trasversale all'asse del corso d'acqua. Talvolta lungo i fondivalle e lungo il
margine appenninico si riconoscono, in forma di terrazzi più o meno ampi, lembi residuali di antichi
livelli di piane alluvionali, su cui si rinvengono suoli molto sviluppati ed evoluti (paleosuoli), simili
a quelli già descritti nel paesaggio precedente.
All'ampia variabilità geomorfologica, ovvero di substrati e di forme del paesaggio, corrisponde
un'altrettanto elevata variabilità pedologica, sia in termini di caratteri funzionali (tessitura,
scheletro, profondità) che di livello evolutivo. La coltivazione della vite è diffusa in maniera
preponderante a quote inferiori ai 300 m s.l.m.m., in sinistra Reno su suoli a tessitura fine, con
contenuto in calcare variabile e su suoli a tessitura moderatamente fine, con elevata componente
limosa e molto calcarei.
I suoli a tessitura fine si rinvengono sia nei versanti generalmente dissestati su Argille Scagliose, sia
nei primi rilievi collinari su Argille Azzurre Plio-pleistoceniche, sia sulle paleosuperfici
subpianeggianti che corrispondono agli antichi conoidi alluvionali.
I suoli a tessitura moderatamente fine, con elevata componente limosa e molto calcarei, si ritrovano
sulle facies siltose dei litotipi presenti nel paesaggio dei Colli con frane e calanchi e in quello dei
Primi colli.
Dal punto di vista climatologico, con riferimento al trentennio 1961 -1990 (riferimento climatico di
base secondo le convenzioni dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale), l'area è caratterizzata
da una piovosità media annua che va da 800mm nell'alta pianura a 1.200 mm nelle zone collinari
più elevate e da temperature medie comprese, con inverso gradiente rispetto alle precipitazioni tra
14°C e 12°C. Nella bassa collina il bilancio idrico climatologico (differenza tra precipitazioni ed
evapotraspirazione potenziale annue) evidenzia la presenza di un moderato deficit idrico (fino a 350
mm di deficit annuo) che può essere considerato un fattore positivo per la qualità delle produzioni
vitivinicole, in quanto un certo stress idrico estivo favorisce nelle uve in maturazione la
concentrazione degli zuccheri e la sintesi di componenti aromatici. Sopra la quota di circa 400 m
s.l.m.m. il bilancio idrico climatologico evidenzia invece la presenza di un surplus idrico anche
elevato (fino a 800 mm annui).
Le sommatorie termiche, calcolate con soglia 0°C, vanno dai i 4.500 ai 4.900 gradi giorno nella
bassa collina. Sono inferiori a 4.500 gradi giorno sopra la quota di circa 400 m s.l.m.m.
L'Indice di Winkler assume nella zona valori massimi di circa 2100 nelle zone a quote meno
elevate.
La disponibilità termica, almeno nella fascia sotto i 400 m s.l.m.m., è ottimale, per la crescita e la
maturazione di un'ampia gamma di vitigni.
In Emilia-Romagna per il periodo 2030-2050 si prevedono temperature più elevate, precipitazioni
più concentrate ed un aumento dell'intensità e durata degli episodi estremi di caldo e siccità.
2) fattori umani rilevanti per il legame
Quando i romani, circa due secoli prima della nascita di Cristo, sottomisero ed unificarono sotto il
segno della lupa i territori abitati dalle tribù dei galli boi, avevano probabilmente mille motivi per
farlo, non esclusi quelli legati alle ricchezze agricole di tali zone.
I filari di vite erano maritati ad alberi vivi, secondo l'uso introdotto dagli etruschi e sviluppato
successivamente dai galli. Tale metodo infatti, lo si chiama "arbustum gallicum", particolarmente
adatto non solo alle terre basse ed umide della pianura, ma soprattutto si era incrementato
notevolmente sulla zona collinare.
È accertato che da tali terreni, soprattutto quelli collinari posti a sud di Bononia, i nostri antenati
latini producessero vini che li appassionarono moltissimo. Le terre dell'agro bononiense erano
coltivate dai veterani di tante campagne militari in tutto il mondo allora conosciuto, per cui la
bevanda bacchica era palesemente bevuta, gustata ed apprezzata.
Plinio il Vecchio - I° sec. d.C. - nel capitolo "Ego sum pinus laeto" tratto dalla monumentale opera
di agronomia "Naturalis historia", enuncia che in "apicis collibus bononiensis" vi si produceva un
vino frizzante ed albano, cioè biondo, molto particolare ma non abbastanza dolce per essere
piacevole e quindi non apprezzato, poiché è risaputo che durante l'epoca imperiale era gradito il
vino dolcissimo, speziato ed aromatizzato con innumerevoli essenze, inoltre, sempre molto
"maturo" in quanto i vini giovani non erano in grado di soddisfare i pretenziosi palati della nobiltà.
Erano trascorsi poco meno di tre secoli dalla conquista romana - 179 a.C. - che il vino era
radicalmente mutato, ma non le qualità e caratteristiche uniche di tale nettare.
Riprendendo il cammino alla ricerca di tracce che ci possano condurre ai vini che oggi degustiamo,
ci imbattiamo nelle biografie dell'operosità di tali monaci-agresti che sono giunte fino ai giorni
nostri, in cui si menzionano i notevoli impulsi dati per lo sviluppo della vite. Si sparsero in tutte le
regioni italiane e nel migrare verificarono che sulle colline bolognesi si produceva un buon vinello
dorato e mordace, appunto frizzante.
OMNIA ALLA VINA IN BONITATE EXCEDIR - decisamente "...un vino superiore per bontà a
tutti gli altri..." e bevuto non solo durante le pratiche liturgiche, ma anche con gioia alla tavola del
nobile e del volgo, ottenuto da uve conosciute ed apprezzate come pignole!
I secoli che da allora sono trascorsi per giungere fino ai giorni nostri, sono stati indiscussi testimoni
di innumerevoli fatti e citazioni riguardanti i vini delle nostre splendide colline bolognesi.
Nel 1300, Pier de' Crescenzi, nel più importante trattato di agronomia medievale "Ruralium
commordorum - libro XII" descriveva le caratteristiche organolettiche del "pignoletto" che si
beveva allora, in quanto il vino, oltre che maggiormente prodotto, era quello più gradito per
piacevolezza e per la vivace e dorata spuma.
Agostino Gallo ne "Le venti giornate dell'agricoltura" del 1567, sollecitava di piantare le uve
pignole in quanto per la notevole produzione, permetteva un florido commercio perché sempre
ricercate.
Medico e botanico di Papa Sisto V°, il Bacci, nel personale trattato del 1596 "De naturalis vinarium
istoria de vitis italiane", asseriva le "...rare et optime..." qualità intrinseche dell'uva pignola. Così
pure Soderini, noto agronomo fiorentino, sempre in quegli anni, ne confermava le caratteristiche.
Il Trinci - 1726 - pone in evidenzia le caratteristiche di tale vitigno: l'odierno pignoletto si riscontra
nella sua quasi totalità di tali affermazioni, per non dire che sono le medesime.
Ulteriori conferme sono riportate nel "Bullettino Ampelograficho" del 1881, in cui è nominata l'uva
pignola prodotta nelle colline poste a sud dell'urbe di Bologna, la cui assomiglianza con l'attuale
produzione è stupefacente, e non lascia più adito ad altri dubbi di sorti.
Lo statuto di Bologna del 1250 ordina la costruzione della "Strada dei vini" per trasportare con
sicurezza verso Bologna i vini ottenuti nelle colline a sud della città.
A partire dal 1250 risalgono i primi estimi del comprensorio vitivinicolo.
In relazione al disciplinare si può affermare che:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono quelli
tradizionalmente coltivati nell'area di produzione.
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle
viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
della chioma.
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la
vinificazione in rosso di vini tranquilli ma strutturati.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed
organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6, che ne permettono
una chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente geografico.
Tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie, mentre al
sapore e all'odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla
lettera B).
L'orografia collinare del territorio di produzione e l'esposizione prevalente dei vigneti, orientati a
ad est sud est, e localizzati in zone particolarmente vocate alla coltivazione della vite, concorrono a
determinare un ambiente adeguatamente ventilato, luminoso, con notevoli sbalzi termici e pertanto
favorevole all'espletamento di tutte le funzioni vegeto-produttive della pianta.
La tradizione millenaria della produzione di vino, insieme alle caratteristiche uniche del territorio,
garantisce la qualità del vino a DOCG Colli Bolognesi Classico Pignoletto.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Nome e Indirizzo: VALORITALIA società per la certificazione delle qualità e delle produzioni
vitivinicole italiane S.r.l.
Via Piave n. 24 – 00187 ROMA
Telefono 0039 0445 313088 Fax 0039 0445 313080
Mail info@valoritalia.it website www.valoritalia.it
La Società Valoritalia è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i
prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a
campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).


 

Gazzetta n. 155 del 5 luglio 2016
MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
DECRETO 14 giugno 2016


Adeguamento del decreto 26 settembre 2014 di autorizzazione all'etichettatura transitoria dei vini DOCG «Colli Bolognesi Pignoletto» alle disposizioni del decreto 23 dicembre 2015.

IL DIRETTORE GENERALE
per la promozione della qualita' agroalimentare
e dell'ippica

Visto il regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 dicembre 2013, recante organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio;
Visto in particolare la parte II, titolo II, capo I, sezione 2, del citato regolamento (UE) n. 1308/2013, recante norme sulle denominazioni di origine, le indicazioni geografiche e le menzioni tradizionali nel settore vitivinicolo;
Visto il regolamento (CE) n. 607/09 della Commissione, recante modalita' di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del Consiglio per quanto riguarda le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche protette, le menzioni tradizionali, l'etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli;
Visto, in particolare, l'art. 72, paragrafo 1, del citato regolamento (CE) n. 607/2009, ai sensi del quale a decorrere dalla data di presentazione alla Commissione UE della domanda di protezione delle DOP o IGP dei vini, ovvero qualora si verifichino le condizioni di cui all'art. 38, paragrafo 5, regolamento (CE) n. 479/2008 (attualmente sostituito dall'art. 96, paragrafo 5 del regolamento (UE) n. 1308/2013), i vini della relativa denominazione di origine o indicazione geografica possono essere etichettati in conformita' alle disposizioni di cui al capo IV del regolamento (CE) n. 607/2009, fatte salve le condizioni di cui al paragrafo 2 dell'art. 72 del medesimo regolamento;
Ritenuto, che le disposizioni di etichettatura temporanea di cui all'art. 72 del regolamento (CE) n. 607/2009 sono applicabili anche nei confronti delle proposte di modifica dei disciplinari DOP e IGP che comportano una o piu' modifiche al documento unico, per le quali, a conclusione della fase di procedura nazionale preliminare, le relative domande sono inoltrate alla Commissione UE (conformemente alle disposizioni di cui al citato art. 96, paragrafo 5 del regolamento (UE) n. 1308/2013 relative alle domande di protezione, applicabili per analogia alle domande di modifica dei disciplinari in questione);
Visto il decreto legislativo 8 aprile 2010, n. 61, recante tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini, in attuazione dell'art. 15 della legge 7 luglio 2009, n. 88;
Visto il decreto ministeriale 7 novembre 2012, recante la procedura a livello nazionale per la presentazione e l'esame delle domande di protezione delle DOP e IGP dei vini e di modifica dei disciplinari, ai sensi del regolamento (CE) n. 1234/2007 e del decreto legislativo n. 61/2010;
Visto, in particolare, l'art. 13 del citato decreto ministeriale 7 novembre 2012, concernente le disposizioni nazionali transitorie di etichettatura, ai sensi del richiamato art. 72 del regolamento (CE) n. 607/2009;
Considerato che sono tuttora in corso le procedure per l'adozione degli atti delegati e di esecuzione della Commissione UE previsti dall'art. 109, paragrafo 3, e dall'art. 110 del citato regolamento (UE) n. 1308/2013, nell'ambito dei quali sono da riprendere, opportunamente aggiornate e semplificate, talune disposizioni del citato regolamento (CE) n. 607/2009, ivi compresa la disposizione di cui al citato art. 72;
Ritenuto pertanto che, nelle more dell'adozione da parte della Commissione UE dei citati atti delegati e di esecuzione, continuano ad essere applicabili per le modalita' procedurali in questione le disposizioni del citato regolamento (CE) n. 607/2009 e conseguentemente del predetto decreto ministeriale 7 novembre 2012;
Visto, in particolare, l'art. 2, comma 1, del citato decreto ministeriale 23 dicembre 2015, ai sensi del quale l'autorizzazione per l'etichettatura transitoria di cui all'art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012 e' riferita ad un unico disciplinare, cosi' come aggiornato con tutte le modifiche inserite nella relativa proposta trasmessa alla Commissione UE, escludendo la coesistenza con le disposizioni del preesistente disciplinare, e con il quale e' stato previsto l'adeguamento delle situazioni pregresse, nel rispetto delle disposizioni procedurali di cui al richiamato art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012;
Visto il decreto ministeriale 30 novembre 2011, pubblicato sul sito internet del Ministero - Sezione prodotti DOP e IGP - Vini DOP e IGP e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 295 del 20 dicembre 2011, concernente l'approvazione dei disciplinari di produzione dei vini DOP e IGP consolidati con le modifiche introdotte per conformare gli stessi alla previsione degli elementi di cui all'art. 118-quater, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007 e l'approvazione dei relativi fascicoli tecnici ai fini dell'inoltro alla Commissione UE ai sensi dell'art. 118-vicies, paragrafi 2 e 3, del regolamento (CE) n. 1234/2007, ivi compreso il disciplinare consolidato ed il relativo fascicolo tecnico della DOCG «Colli Bolognesi Pignoletto»;
Visto il decreto ministeriale 7 marzo 2014, pubblicato sul citato sito internet del Ministero, con il quale e' stato da ultimo modificato il disciplinare della predetta DOCG;
Visto il decreto ministeriale 26 settembre 2014, pubblicato sul sito internet del Ministero - Sezione prodotti DOP e IGP - Vini DOP e IGP, con il quale e' stata concessa al Consorzio Vini Colli Bolognesi, con sede in Valsamoggia (Bologna), l'autorizzazione per consentire l'etichettatura transitoria dei vini DOCG «Colli Bolognesi Pignoletto», ai sensi dell'art. 72 del regolamento (CE) n. 607/2009 e dell'art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012, nei riguardi delle produzioni ottenute in conformita' alla proposta di modifica del relativo disciplinare di cui al provvedimento ministeriale 28 agosto 2014;
Visto, in particolare, l'art. 2 del citato decreto ministeriale 26 settembre 2014, ai cui sensi le disposizioni di etichettatura transitoria di cui all'art. 1 dello stesso decreto coesistono con le disposizioni del preesistente disciplinare di produzione della DOP «Colli Bolognesi Pignoletto»;
Visto il decreto ministeriale 23 dicembre 2015, pubblicato sul sito internet del Ministero - Sezione prodotti DOP e IGP - Vini DOP e IGP e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 4 del 7 gennaio 2016, concernente aspetti procedurali per il rilascio ai soggetti interessati dell'autorizzazione per l'etichettatura transitoria dei vini DOP e IGP, ai sensi dell'art. 72 del regolamento (CE) n. 607/2009 e dell'art. 13 del decreto 7 novembre 2012;
Visto, in particolare, l'art. 2 del citato decreto ministeriale 23 dicembre 2015, ai sensi del quale l'autorizzazione per l'etichettatura transitoria di cui all'art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012 e' stata riferita ad un unico disciplinare, cosi' come aggiornato con tutte le modifiche inserite nella relativa proposta trasmessa alla Commissione UE, escludendo la coesistenza con le disposizioni del preesistente disciplinare, e con il quale e' stato previsto l'adeguamento delle situazioni pregresse, nel rispetto delle disposizioni procedurali di cui al richiamato art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012;
Vista la domanda datata 14 marzo 2016 dall'Associazione dei Consorzio Vini Colli Bolognesi, con sede in Valsamoggia (BO), intesa ad ottenere l'adeguamento dell'autorizzazione all'etichettatura transitoria dei vini a DOCG «Colli Bolognesi Pignoletto», di cui al citato decreto 26 settembre 2014, alle disposizioni dell'art. 2 del richiamato decreto 23 dicembre 2015, al fine di evitare, seppure in via transitoria, la coesistenza delle disposizioni della proposta di modifica del disciplinare approvata con provvedimento ministeriale datato 28 agosto 2014 con le disposizioni del preesistente disciplinare;
Vista la nota n. PG/2016/206042 del 23 marzo 2016 con la quale la Regione Emilia-Romagna ha espresso parere favorevole all'accoglimento della predetta richiesta di adeguamento dell'autorizzazione transitoria, da ritenersi valido ai fini dell'intesa con questo Ministero, ai sensi dell'art. 13 del decreto ministeriale 7 novembre 2012;
Ritenuto, pertanto, che sussistono i presupposti giuridici e le condizioni per accogliere la predetta richiesta di adeguamento dell'autorizzazione all'etichettatura temporanea per i vini DOP «Colli Bolognesi Pignoletto» di cui al decreto ministeriale 26 settembre 2014 alle disposizioni di cui all'art. 2 del richiamato decreto ministeriale 23 dicembre 2015;

Decreta:

Art. 1

1. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell'art. 2 del decreto ministeriale 23 dicembre 2015, richiamato in premessa, al decreto ministeriale 26 settembre 2014 richiamato in premessa, concernente l'autorizzazione all'etichettatura temporanea per i vini DOP «Colli Bolognesi Pignoletto», e' soppresso l'art. 2.
2. In conformita' al comma 1, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'autorizzazione per l'etichettatura transitoria di cui al citato decreto ministeriale 26 settembre 2014 e' riferita all'unico disciplinare di produzione della DOCG «Colli Bolognesi Pignoletto», cosi' come risulta dalla proposta di modifica approvata con provvedimento ministeriale datato 28 agosto 2014, inviata alla Commissione UE e pubblicata sul sito internet del Ministero - Sezione prodotti DOP e IGP - Vini DOP e IGP. E', pertanto, esclusa la coesistenza con le disposizioni del preesistente disciplinare.
Il presente decreto e' pubblicato sul sito internet del Ministero - Sezione prodotti DOP e IGP - Vini DOP e IGP e nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana ed entra in vigore il quindicesimo giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.
Roma, 14 giugno 2016

Il direttore generale: Gatto

 


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