Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Soave Doc

14.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A
DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA "SOAVE"


Approvato con DPR 21.08.1968 G.U. 269 - 22.10.1968
Modificato con DPR 01.03.1975 G.U. 72 - 14.03.1975
Modificato con DPR 06.05.1976 G.U. 227 - 27.08.1976
Modificato con DM 18.06.1992 G.U. 148 - 25.06.1992
Modificato con DM 02.06.1993 G.U. 134 - 10.06.1993
Modificato con DM 22.07.1998 G.U. 187 - 12.08.1998
Modificato con DM 06.09.2002 G.U. 222 - 21.09.2002
Modificato con DM 14.07.2005 G.U. 171 - 25.07.2005
Modificato con DM 27.03.2009 G.U. 89 - 17.04.2009
Modificato con DM 18.11.2010 G.U. 283 - 03.12.2010 (S.O. n.264)
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 – 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP
Modificato con DM 11.01.2013 G.U. 25 - 30.01.2013
Modificato con D.M. 12.07.2013 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
(concernente correzione dei disciplinari) Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
1. La denominazione di origine controllata "Soave" è riservata ai vini "Soave" (anche in versione
spumante) e "Soave" con i riferimenti delle sottozone classico e Colli Scaligeri", che rispondono
alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.


Articolo 2
I vini a denominazione di origine controllata "Soave" devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai
vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Garganega: almeno il 70%;
Trebbiano di Soave (nostrano) e Chardonnay: massimo 30%;
In tale ambito del 30% possono altresì concorrere, fino ad un massimo del 5%, le uve provenienti
dai vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione per la provincia di Verona.


Articolo 3
1. A - Le uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata "Soave" devono essere
prodotte nella zona che comprende in tutto o in parte il territorio dei comuni di Soave, Monteforte
d'Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San
Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e
Lavagno in provincia di Verona.
Tale zona è così delimitata:
A sud, ad iniziare dal lato occidentale, parte dal centro abitato di San Martino Buon Albergo e
segue la statale n. 11 fino alla località di S.Pietro. Devia quindi a sud sulla strada che porta a
Caldiero e da qui segue l'unghia di collina dei monti Rocca e Gazzo sopra la quota 40 fino a
ritornare sulla statale n. 11 seguendo la strada comunale che attraversa con un cavalcavia la ferrovia
Milano-Venezia; da qui la delimitazione coincide con la statale n. 11 sino al ponte sul fiume
Alpone in prossimità dello zuccherificio di San Bonifacio da dove si inoltra lungo la strada per San
Lorenzo fino a intersecare l'autostrada Serenissima, la quale a sua volta delimita la zona sita in
comune di San Bonifacio sino al confine con la provincia di Vicenza. La delimitazione coincide con
il confine con la provincia di Vicenza dei comuni di Monteforte, di Roncà e di San Giovanni
Ilarione fino alla strada che attraversa il confine provinciale, a sud del monte Madarosa; si inserisce
quindi su tale strada in direzione di San Giovanni Ilarione, toccando le località Deruti, Lovati,
Paludi e Rossetti sino al centro abitato suddetto; da qui segue poi la strada per località Cereghi,
Fornace, Tessari a quota 250, corre lungo il vaio Muni fino alla località Soejo per proseguire sin al
punto in cui coincidono i confini dei comuni di Tregnago, di San Giovanni Ilarione e di Cazzano.
Da tale punto la delimitazione segue il confine del comune di Cazzano fino a Soraighe; segue la
strada che da Soraighe, correndo sotto le pendici del M. Bastia, prima verso nord e quindi verso est
passa sotto C. Andreani. Di qui seguendo la strada per Montecchia di Crosara raggiunge per
risalirlo il rio Albo. Raggiunta la strada proveniente da Tolotti, devia verso sud per la quota 300 che
passa sotto C. Brustoloni raggiunge la strada che per quota 326 porta ai Dami; da tale località si
incontrano i confini tra Soave, Cazzano e Montecchia a quota 418, da qui si prosegue lungo il
confine tra Cazzano e Montecchia verso nord fino ad incrociare, dopo 100 metri, un sentiero lungo
il quale si prosegue verso ovest sino a C. Fontana Fora.Si segue quindi il sentiero verso sud sino a
raggiungere Pissolo di sopra, e poi la strada per Faella piegando verso est all'altezza di Pissolo di
sotto sino a raggiungerlo. Si segue quindi il sentiero verso sud sino a raggiungere Pissolo di sopra,
proseguendo in direzione di Pissolo di sotto sino a superare l'abitato. Prosegue per località
Chiavica, e quindi segue la strada che da Cazzano conduce a località Canova. Raggiunge l'abitato
di Canova appena usciti dall'abitato si prosegue verso ovest da quota mt. 84 a mt. 73, oltrepassando
il Pissolo e raggiungendo la Cantina Sociale (vedi dettaglio A1*). Da qui si raggiunge via Monti e
si prosegue lungo la medesima giungendo a Cazzano.
Sulla strada, al centro di Cazzano (quota 100), si piega verso ovest sino al T. Tramigna e lungo
questi si discende verso sud sino al ponte della strada per Illasi, si percorre questa verso ovest sino
al bivio di S.Colombano e quindi si segue la strada sino alla cappelletta (quota 135). Prosegue in
direzione sud (vedi dettaglio A2*), fino ai Grisi, da qui in direzione est sud-est passa per Case Val
dell'Oco e prosegue fino a raggiungere Cerèolo di Sopra, segue la strada che porta a Cereolo di
Sotto e da qui segue la strada che in direzione ovest da qui segue la strada che in direzione
sudovest raggiunge Bocca Scaluce e segue il sentiero verso nord prima e poi la strada che superata
Pistoza va a raggiungere quella per Illasi, la segue verso ovest per breve tratto (100 metri circa) e
quindi prosegue per il sentiero che costeggia a nord C.Troni, prosegue poi, sempre in direzione
ovest, per la strada che si congiunge con quella per Illasi, percorre quest'ultima verso sud per circa
250 metri e poi, verso ovest, quella che passa a sud della località Mormontea fino a raggiungere in
prossimità del km 16 la strada per Illasi, procede lungo questa verso sud-ovest costeggiando infine
per breve tratto il torrente Illasi, lo attraversa e prosegue per località Valnogara quindi per via
Montecurto prima verso ovest fino all'incrocio con Via Cara, da cui seguendo una retta
immaginaria verso ovest sud ovest (vedi dettaglio A3*) incrocia il confine comunale di Illasi,
all'altezza di Montecurto di sopra, segue quindi questo confine verso nord fino a raggiungere in
prossimità della quota 92 la strada per Lione la segue verso nord passando per Lione, supera C.
Spiazzi e all'altezza di Leon S.Marco prende la strada che in direzione nord-est raggiunge C. Santi
quota 135. Da qui segue la strada per Fratta, che procede per circa 300 metri verso ovest e poi verso
nord, attraversa Fratta e procede verso ovest fino a Mezzane di sotto, segue poi la strada che in
direzione sud costeggia Casoni, Turano, Val di Mezzo, supera Boschetto e raggiunge la quota 73
all'altezza di Villa Alberti, segue poi la strada che in direzione sud-ovest raggiunge Barco di sopra e
prosegue quindi in direzione ovest prima e poi nord-ovest fino ad incrociare la strada per S.Briccio,
la segue verso nord-est fino alla Casetta e da qui prende il sentiero che in direzione ovest raggiunge
la strada lungo la quale prosegue passando di poco a sud di S.Rocco, Ca' Brusà e prosegue poi
verso sud per la strada che passando per l'Arcandole raggiunge San Martino Buon Albergo da dove
è iniziata la delimitazione.
B - Le uve atte a produrre il vino "Soave" Classico, devono essere prodotte nella zona riconosciuta
con decreto ministeriale 23 ottobre 1931 (Gazzetta Ufficiale n.289 del 16 dicembre 1931), che
comprende in parte il territorio dei comuni di Soave e Monteforte d'Alpone ed è così delimitata:
Partendo dalla porta Verona della cittadina di Soave, segue la strada Soave-Monteforte, fino alla
borgata di San Lorenzo, frazione di Soave. Da qui, si spinge verso nord, seguendo le pendici del
Monte Tondo, fino ad incontrare il confine tra i territori dei comuni di Soave e di Monteforte, e poi
cammina lungo le pendici del Monte Zoppega, comprende l'abitato di Monteforte d'Alpone,
seguendo nell'ordine: Via Zoppega, via Novella, via San Carlo, via 27 Aprile, attraversa quindi il
torrente Alpone ricongiungendosi con via Alpone, prosegue verso nord ed infine via Roma per
comprendere la zona di Monticello (vedi dettaglio B1*). Interseca via Santa Croce e prosegue in
direzione nord-ovest, fino a comprendere la Cantina Sociale di Monteforte. Segue via XX settembre
in direzione sud per poi proseguire oltre il torrente Alpone, si sposta su via della Fontana che
percorre prima verso ovest poi verso sud e quindi verso ovest e infine verso nord, e quindi segue le
pendici del Monte Riondo (vedi dettaglio B2*) . Segue per circa 530 metri la via Monte Riondo e
quindi si spinge verso nord per escludere la parte alluvionale del Torrente Ponsara, e quindi si
sposta sulla strada in direzione est, incontra il confine del foglio catastale 13 del comune di Monte
Forte d'Alpone che segue fino a circa 110 metri in via Cervia. Comprende la borgata Casotti (vedi
dettaglio B3*), incontra quindi la strada Monteforte-Brognoligo. Segue allora questa strada
spingendosi verso nord fino al punto di incontro col torrente Carbonare, e (vedi dettaglio B4*) verso
ovest corre sulle pendici del Monte Grande. Ridiscende poi, camminando verso est, sulla sinistra
della valle del Carbonare, comprende l'abitato di Brognoligo, le borgate Valle, Mezzavilla, nonché‚
l'abitato di Costalunga. (vedi dettaglio B5*) A questo punto, risale verso nord, seguendo la strada
comunale di Sorte sino ad incontrare il punto di confluenza della Roggia Viennega col torrente
Alpone, segue il confine nord del territorio di Monteforte, sino al confine del comune di Soave
presso Moscatello. Segue questo confine e giunge sino alla Valle Crivellara nel punto in cui il
confine di Soave fa angolo. Da qui, la linea di demarcazione si stacca dal confine, prosegue verso
ovest, e raggiunge la quota 331 presso Villa Visco. Indi segue per un tratto la carrareccia
discendente dal Monte Campano, tocca quota 250 e, poco dopo, presso la Casa Nui, raggiunge il
ramo secondario delle Anguane (vedi dettaglio B6*), che segue poi fino alla provinciale Soave
Cazzano. Prosegue per la provinciale in direzione sud, fino alle ultime case Battocchi. Da qui
cammina verso est, seguendo la carreggiabile comunale che passa per la Carcera fino ad
attraversare normalmente, oltrepassando di poco quota 54, la provinciale Soave-Castelcerino. Indi
scende verso sud per la carreggiabile comunale a piè‚ del Monte Foscarino e del Monte Cèrcene e
sino all'incrocio della provinciale Soave-Castelcerino. Deviando obliquamente a sud-ovest e
comprendendo l'abitato della Borgata Bassano, raggiunge il torrente Tramigna incanalato, lo segue
verso sud fino alla provinciale Soave-Borgo San Matteo, piega verso est lungo le mura meridionali
di Soave e arriva alla porta di Verona, punto di partenza della zona Classica.
C - Le uve atte a produrre i vini "Soave" designati con la specificazione aggiuntiva della sottozona
" Colli Scaligeri" devono essere prodotte nella zona che è così delimitata: partendo dalla zona
ovest (San Martino Buon Albergo) e precisamente da Marcellise in località San Rocco, da qui
scende nel Bosco della Fratta fino al Fenilon, da qui sempre costeggiando la strada che divide la
pianura dalla collina si arriva alla Palù e poi fino a Casette in direzione San Giacomo. Qui
costeggiando il colle che sovrasta la medesima località si ritorna sulla provinciale in direzione
Monticelli nel comune di Lavagno. Si prosegue per località Fontana arrivando a San Pietro
(Lavagno) sempre costeggiando la strada che fa da confine tra pianura e collina si prosegue per
Villa Alberti toccando Boschetto, Turano, fino ad incrociare il Progno di Mezzane a quota mt. 92,
seguendolo verso nord fino ad incrociare Via Leon che percorre verso est e quindi verso sud, in
direzione di C. Spiazzi e quindi prosegue per Squarzego, Montecurto di Sopra, Canova e Casotti.
Da qui si prosegue verso est fino a località Calle in comune di Illasi quindi a sud per la strada
provinciale fino alla Chiesa di San Zeno poi verso est fino a località Ceriani, da qui si prosegue in
località Villa e si segue la strada che delimita il monte dalla pianura a fianco di località Naronchi e
poi a sud per località San Pietro, sempre costeggiando la strada si arriva a nord in località Pontesello
e Caneva fino ad Orgnano. Da Orgnano si procede verso nord-est seguendo l'unghia del Monte, si
arriva a San Vittore. Da qui la strada punta a nord per località Molini fino ad arrivare in comune di
Cazzano di Tramigna in località Cantina Sociale passando per località Fenil del Monte. Prosegue
fino a via Molini (verso Cazzano di Tramigna) e prima di incrociare Via Siro Conti svolta in
direzione Sud Sud – Est per località Chiavica, prosegue per la località Canova che supera ed arriva
in comune di Soave località Costeggiola. Risale verso nord est seguendo il confine del Soave
Classico per località Casa Nui, Villa Visco, valle Crivellara continuando poi verso est sempre
costeggiando la zona classica per Meggiano e Ca' Vecchie. La delimitazione riprende proseguendo
a nord per località i Motti in comune di Montecchia di Crosara proseguendo per località Castello,
passando per il centro di Montecchia toccando località Biondari fino a località Lauri, da qui la
strada prosegue attraverso la provinciale alla cava di basalti quindi va verso sud in direzione Danesi
di Sotto, Casarotti, Dal Cero, quindi si prosegue in Comune di Roncà a est passando per località
Prandi giungendo fino al centro abitato di Roncà (vedi dettagli C1 e C2). Da qui si prende in
direzione Vittori e a sud località Momello, Binello fino ad arrivare in località Calderina al limite
con il comune di Gambellara.La delimitazione segue il confine con la provincia di Vicenza dei
comuni di Monteforte, di Roncà e di San Giovanni Ilarione fino alla strada che attraversa il confine
provinciale, a sud del monte Madarosa; si inserisce quindi su tale strada in direzione di San
Giovanni Ilarione, toccando le località Deruti, Lovati, Paludi e Rossetti sino al centro abitato
suddetto; da qui segue poi la strada per località Cereghi, Fornace, Tessari a quota 250, corre lungo il
vaio Muni fino alla località Soejo per proseguire sin al punto in cui coincidono i confini dei comuni
di Tregnago, di San Giovanni Ilarione e di Cazzano. Da tale punto la delimitazione segue il confine
del comune di Cazzano fino a Soraighe; segue la strada che da Soraighe, correndo sotto le pendici
del M. Bastia, prima verso nord e quindi verso est passa sotto C. Andreani. Di qui seguendo la
strada per Montecchia di Crosara raggiunge per risalirlo il rio Albo. Raggiunta la strada proveniente
da Tolotti, devia verso sud per la quota 300 che passa sotto C. Brustoloni raggiunge la strada che
per quota 326 porta ai Dami; da tale località si incontrano i confini tra Soave, Cazzano e
Montecchia a quota 418, da qui si prosegue lungo il confine tra Cazzano e Montecchia verso nord
fino ad incrociare, dopo 100 metri, un sentiero lungo il quale si prosegue verso ovest sino a C.
Fontana Fora. Si segue quindi il sentiero verso sud sino a raggiungere Pissolo di sopra,
proseguendo in direzione di Pissolo di sotto sino a superare l'abitato. Prosegue per località
Chiavica, e quindi segue la strada che dalla località Canova conduce Cazzano di Tramigna.
Raggiunge il centro di Cazzano (quota 100), si piega verso ovest sino al T. Tramigna e lungo questi
si discende verso sud sino al ponte della strada per Illasi, si percorre questa verso ovest sino al bivio
di S.Colombano e quindi si segue la strada sino alla cappelletta (quota 135). Prosegue in direzione
sud (vedi dettaglio A2*), fino ai Grisi, da qui in direzione est sud-est passa per Case Val dell'Oco e
prosegue fino a raggiungere Cerèolo di Sopra, segue la strada che porta a Cereolo di Sotto e da qui
segue la strada che in direzione ovest raggiunge Bocca Scaluce e segue il sentiero verso nord prima
e poi la strada che superata Pistoza va a raggiungere quella per Illasi, la segue verso ovest per breve
tratto (100 metri circa) e quindi prosegue per il sentiero che costeggia a nord C.Troni, prosegue poi,
sempre in direzione ovest, per la strada che si congiunge con quella per Illasi, percorre quest'ultima
verso sud per circa 250 metri e poi, verso ovest, quella che passa a sud della località Mormontea
fino a raggiungere in prossimità del km 16 la strada per Illasi, procede lungo questa verso sud-ovest
costeggiando infine per breve tratto il torrente Illasi, lo attraversa e prosegue lungo la strada per i
Guerri da dove segue, in direzione ovest, una retta immaginaria che congiunge Montecurto di sopra
con i Guerri (vedi dettaglio A3*), seguendo tale linea incrocia il confine comunale di Illasi,
all'altezza di Montecurto di sopra, segue quindi questo confine verso nord fino a raggiungere in
prossimità della quota 92 la strada per Lione la segue verso nord passando per Lione, supera C.
Spiazzi e all'altezza di Leon S.Marco prende la strada che in direzione nord-est raggiunge C. Santi
quota 135. Da qui segue la strada per Fratta, che procede per circa 300 metri verso ovest e poi verso
nord, attraversa Fratta e procede verso ovest fino a Mezzane di sotto, segue poi la strada che in
direzione sud costeggia Casoni, Turano, Val di Mezzo, supera Boschetto e raggiunge la quota 73
all'altezza di Villa Alberti, segue poi la strada che in direzione sud-ovest raggiunge Barco di sopra e
prosegue quindi in direzione ovest prima e poi nord-ovest fino ad incrociare la strada per S.Briccio,
la segue verso nord-est fino alla Casetta e da qui prende il sentiero che in direzione ovest raggiunge
la strada lungo la quale prosegue fino a S.Rocco.
Fanno parte di detta zona anche i rilievi collinari del monte Rocca e del monte Gazzo in comune di
Caldiero e del monte Bisson in comune di Soave così delimitati su cartografia scala 1:2.000, che si
allega:
Delimitazione "Monte Gazzo"- "Monte Rocca" – Comune di Caldiero.
Partendo dalla Statale Padana n. 11 all'altezza delle terme di Giunone si percorre la strada che porta
alle terme fiancheggiando le pendici del Monte Gazzo fino a quota 53. Da qui si svolta a sinistra
seguendo l'unghia di collina che delimita il Monte Rocca fino ad incontrare la strada comunale. Si
prende a sinistra verso il centro di Caldiero fino alla piazza. Si prosegue quindi ancora a destra fino
ad imboccare a sinistra la strada comunale Zecconelli lasciandola quasi subito per proseguire verso
nord seguendo la quota fino a giungere alla ferrovia. Da qui si costeggia la ferrovia proseguendo
verso est fino all'inizio della delimitazione.
Delimitazione "Monte Bisson" – Comune di Soave
Partendo all'altezza del capitello in località Fornello e proseguendo in senso orario verso nord si
continua sulla strada comunale del Bisson, fino all'incrocio della strada che porta all'abitato di San
Vittore. Si continua mantenendo sempre la destra seguendo l'unghia del monte in direzione sud, a
quota 42 fino alla cascina Bisson, da qui sempre in quota 42 si prosegue in direzione ovest verso la
strada comunale che ci riconduce in località Fornello in Comune di Colognola ai Colli.
* i dettagli fotointerpretativi, sono depositati presso Regione Veneto-Direzione produzioni
agroalimentari


Articolo 4
1. Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a
denominazione controllata "Soave" devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a
conferire alle uve e al vino derivato le specifiche caratteristiche.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati, o comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino.
Le viti devono essere allevate a spalliera semplice o doppia, o a pergola veronese con potatura
tradizionale che assicuri l'apertura della nell'interfila e una carica massima di 50 mila
gemme/ettaro.
E' fatto obbligo per tutti vigneti piantati dopo l'entrata in vigore del DM 7 maggio 1998 un numero
di ceppi per ettaro non inferiore a 3.300.
3. È vietata ogni pratica di forzatura. È consentita l'irrigazione di soccorso.
4. La produzione massima di uva per ettaro dei vigneti destinati alla produzione dei vini a
denominazione di origine controllata "Soave" ed il rispettivo titolo alcolometrico volumico minimo
deve essere il seguente:
Tipologia Prod. Max
uva/ha T
Titolo alc.
vol. nat.
minimo
"Soave" 15 9,50
"Soave" classico 14 10,00
"Soave" Colli Scaligeri 14 10,00
Le uve destinate alla produzione del tipo spumante, possono avere un titolo alcolometrico volumico
naturale minimo inferiore dello 0,5% vol. a quelli sopra specificati purché la destinazione delle uve
alla spumantizzazione venga espressamente indicata negli appositi registri.
Nelle annate favorevoli, i quantitativi di uva ottenuti da destinare alla produzione dei vini di cui
all'articolo 2, devono essere riportati nei limiti di cui sopra purché la produzione globale non superi
del 20% i limiti medesimi, fermo restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi.
Le eccedenze delle uve, nel limite massimo del 20%, non hanno diritto alla denominazione di
origine controllata.
Oltre detto limite percentuale decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il
prodotto.
Fermi restando i limiti sopra indicati, la produzione massima per ettaro di vigneto in coltura
promiscua deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie
coperta dalla vite.
La Regione Veneto, su richiesta motivata del Consorzio di tutela vini Soave, sentite le
organizzazioni di categoria interessate, con proprio provvedimento da emanarsi ogni anno nel
periodo immediatamente precedente la vendemmia, può stabilire di ridurre i quantitativi di uva per
ettaro ammessi alla certificazione, anche in riferimento a singole zone geografiche, rispetto a quelli
sopra fissati, dandone immediata comunicazione al Ministero delle politiche agricole alimentari e
forestali..


Articolo 5
1. Le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione dei vini "Soave", anche con la
specificazione aggiuntiva della sottozona Colli Scaligeri, devono essere effettuate all'interno della
zona di produzione delimitata nel precedente art.3, lettera a).
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione, è consentito che tali operazioni
siano effettuate nell'intero territorio della provincia di Verona e nel territorio amministrativo dei
comuni di Gambellara e Montebello, in provincia di Vicenza.
Le operazioni di vinificazione delle uve destinate alla produzione del vino "Soave" Classico devono
aver luogo unicamente nell'ambito dell'intero territorio amministrativo dei comuni rientranti, in
tutto o in parte, nella zona delimitata dal precedente art. 3, lettera b).
Tuttavia tali operazioni sono consentite se autorizzate dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali - Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di
origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, su richiesta dei conduttori delle superfici
vitate iscritte nello schedario viticolo e previa istruttoria della Regione Veneto, nelle proprie cantine
aziendali oppure nelle cantine cooperative di cui sono soci situate al di fuori della predetta zona ma
comunque all'interno del territorio amministrativo dei comuni rientranti in tutto o in parte nelle zone
delimitate di cui al precedente art. 3, lettera a) del disciplinare "Soave".
2. La resa massima delle uve in vino finito non deve essere superiore al 70%, per la tipologia
spumante la resa è calcolata al netto dei prodotti aggiunti per la presa di spuma.
Qualora superi detto limite, ma non il 75%, l'eccedenza non ha diritto alla denominazione di origine
controllata e può essere preso in carico come IGT.
Oltre il 75% decade il diritto alla denominazione di origine controllata per tutto il prodotto.
3. I vini a denominazione di origine controllata "Soave" devono essere immessi al consumo dopo il
1° dicembre dell'anno della vendemmia; i vini "Soave" Classico e "Soave" Colli scaligeri devono
essere immessi al consumo dopo il 1° febbraio dell'anno successivo alla vendemmia.
4. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti, atte a
conferire al vino le sue peculiari caratteristiche.
5. I mosti e vini a denominazione di origine controllata "Soave" possono essere elaborati nella
versione spumante, attuando esclusivamente la pratica della rifermentazione naturale.
6. Le operazioni di elaborazione di detti vini spumanti devono essere effettuate in stabilimenti siti
nell'ambito territoriale della Regione Veneto.
7. È consentito l'arricchimento alle condizione e nelle modalità previste dalle normative nazionali e
comunitarie.
8. Il vino a denominazione di origine controllata e garantita "Soave" Superiore prima
dell'immissione al consumo può essere designato con la denominazione di origine controllata
"Soave", nelle diverse tipologie, sempre che il vino abbia i requisiti previsti per detta
denominazione di origine controllata.


Articolo 6
1. I vini a denominazione di origine controllata "Soave" all'atto dell'immissione al consumo
devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
A) "Soave" (compreso "Soave" Classico e "Soave" Colli Scaligeri):
colore: giallo paglierino tendente a volte al verdognolo;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: asciutto, di medio corpo e armonico, leggermente amarognolo;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol per il "Soave" e 11,0% vol per il "Soave"
Classico e per il "Soave" Colli Scaligeri;
acidità totale minima: 4.5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l per il "Soave" e 16,0 g/l per il "Soave" Classico e per il
"Soave" Colli Scaligeri;
B) "Soave" spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino tendente a volte al verdognolo brillante;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo nei tipi extra brut o brut o extra dry o
dry;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,0% vol.;
acidità totale minima: 5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
i vini di cui al presente articolo, possono essere talvolta elaborati secondo la pratica tradizionale
anche in recipienti di legno.
2. è in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con
proprio decreto, i limiti sopra indicati per l'acidità totale e l'estratto non riduttore minimo.


Articolo 7
1. Nella designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata "Soave" è
vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente
disciplinare, ivi compresi gli aggettivi "riserva", "extra", "fine", "scelto", "selezionato" e similari.
2. Nella designazione e presentazione dei vini a denominazione di origine controllata "Soave"
Classico e "Soave" Colli Scaligeri è obbligatorio riportare l'indicazione dell'annata di produzione
delle uve.
3. I vini a denominazione di origine controllata "Soave", "Soave" classico e "Soave" Colli Scaligeri
devono essere immessi al consumo in contenitori di vetro tradizionale con abbigliamento consono
ai caratteri di pregio di tali produzioni.
Fino a 5 litri è obbligatorio l'uso delle tradizionali bottiglie chiuse con tappo raso bocca, oppure
con tappo a vite con capsula a vestizione lunga e con tappo di vetro.
Per la sola tipologia "Soave", senza alcuna specificazione aggiuntiva, è inoltre consentito l'uso dei
contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di polietilene e
poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido, nei volumi da 2 a 5 litri.
5. Per i vini a denominazione di origine controllata "Soave" Classico e "Soave" Colli Scaligeri sono
consentite, in osservanza alle disposizioni comunitarie e nazionali in materia, le indicazioni tendenti
a specificare l'attività agricola dell'imbottigliatore, quali "viticoltore", "fattoria", "tenuta",
"podere", "cascina" ed altri termini similari.


Articolo 8
Legame con l'ambiente geografico
a) Specificità della zona geografica
Fattori naturali
L'area di produzione dei vini Soave D.O.C. è compresa nella porzione centro-occidentale della
regione dei Monti Lessini in posizione prossima al punto di immersione nella Pianura Padana. Tale
zona rappresenta uno dei comprensori viticoli italiani a più alta densità di coltivazione della vite.
Fin dall'inizio del secolo XX i ricercatori avevano individuato nel territorio di Soave, - "unica" tra
le zone "uniche" di produzione dei vini pregiati veronesi,- una specifica identità legata all'origine
dei suoli: essi infatti, prevalentemente di origine vulcanica, sono resi ancora più fertili da importanti
affioramenti basaltici calcarei che lo differenziano dalle altre aree storiche limitrofe del Bardolino e
del Valpolicella.
Nella maggior parte dei casi, i suoli sono costituiti da substrati di rocce basaltiche decomposte che
hanno dato origine a loro volta a suoli franco-argillosi di colore tipicamente scuro, debolmente o per
nulla alcalini, ricchi di sostanze minerali, dal buon drenaggio ma con una buona capacità di
immagazzinare risorse idriche nel corso dell'anno, che rilasciano lentamente all'apparato radicale
della vite durante il ciclo vegetativo. I terreni tufacei basaltici di origine vulcanica dei rilievi
collinari della zona costituiscono un suolo ideale per la coltivazione della Garganega.
Dal punto di vista climatico la zona del Soave è favorita da un clima mite e temperato con
precipitazioni annue comprese tra i 700 e i 1000 mm, concentrate prevalentemente in primavera ed
autunno. Il clima è tipicamente temperato-umido con estate calda. L'altitudine dei vigneti varia dai
35 m s.l.m. dell'area pedecollinare ai 380 m delle colline più elevate con pendenza variabile e con
esposizione prevalentemente verso est, sud ed ovest.
Fattori umani e storici
Il territorio di Soave era già in epoca romana un "pagus" cioè un distretto campagnolo vitivinicolo
circoscritto, noto per la sua buona posizione e per l'intensità delle coltivazioni. Dalle uve si
ottenevano anche peculiari vini "acinatici", risultato di un tradizionale metodo di appassimento
delle uve, come citato al tempo del re goto Teodorico in alcune epistole (A.D. 503), che
raccomandava ai produttori veronesi di ricercare per la mensa reale questi vini "soavissimi e
corposi", e di non dimenticare quello ottenuto dalle uve bianche che "riluce come lattea bevanda, di
chiara purità... di gioviale candidezza e di soavità incredibile". Nel 680 dC testimonianze indicano
l'uso della pergola veronese, forma tradizionale di allevamento della vite in questa zona, utilizzata
ancora oggi. Un'importante testimonianza della cultura vitivinicola di questi luoghi nel Medioevo
appare su una lapide muraria del Palazzo di Giustizia di Soave, datata 1375.
La crescita della produzione e della rinomanza dei vini Soave ha portato nel 1924 ad un primo
provvedimento di tutela per la difesa di vini tipici, seguito dalla nascita del Consorzio per la difesa
del Vino Tipico Soave. Studi approfonditi finalizzati a delineare le caratteristiche specifiche dei
vini e a delimitare la zona di produzione, furono il presupposto per richiedere ed ottenere dal
Ministero italiano, nell'ottobre del 1931, il riconoscimento della prima zona delimitata per la
produzione del "Vino Tipico Soave". L'atto ufficiale di riconoscimento è il Regio Decreto
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.289 del 16/12/1931, sulla base del quale nel 1968 è stata
delimitata la zona storica della Denominazione Soave Classico DOC. Attualmente il comprensorio
del Soave esprime un considerevole numero di eccellenze enologiche che vengono ogni anno
premiate dalle principali guide internazioni del settore. Notevoli e costanti i riconoscimenti ottenuti
anche nei principali concorsi enologici in tutto il mondo.
Da secoli gli operatori hanno identificato nella pergola veronese, la forma di allevamento della vite
in grado di garantire una protezione ottimale dei grappoli sia dai raggi solari, in particolar modo
nelle annate calde sia dagli eventi grandigeni, nonché di permettere un costante controllo visivo dei
singoli grappoli. Questo sistema di coltivazione caratterizza fortemente non solo il paesaggio ma
anche la qualità dei vini e le costanze di produzione. La pergola classica veronese, che nel Soave si
è dimostrata ideale per l'allevamento della Garganega, ha origini che risalgono al secolo scorso.
Negli ultimi anni, l'evoluzione di questa forma di allevamento ha visto modificati alcuni parametri
in rapporto agli obiettivi enologici che venivano perseguiti: i viticoltori sono passati da una pergola
con distanze tra le file di 4,5 – 5 m ed un investimento sulle file da 0,8 a 1,5 m e caratterizzate da
una copertura totale dell'interfilare da parte della vegetazione, ad una pergola con sesti d'impianto
più stretti e potature notevolmente più corte con un numero di gemme per pianta molto inferiore.
La pergola soavese è una forma di allevamento con distanze di impianto da 3 a 4 m sull'interfila e
0,6 – 1 m sulla fila. Le vigne sono sostenute da un sistema di tiranti in ferro sui quali si appoggiano
i tralci delle viti.
La vendemmia, generalmente tardiva, viene effettuata normalmente a mano, data la difficoltà di
meccanizzare le operazioni in presenza di forti pendenze.
b) Specificità del prodotto
L'uva di Garganega non possiede un'aromaticità spiccata ma un piccolo patrimonio di profumi di
cui la mandorla e i fiori bianchi sono i più nitidi; ha una durata vegetativa lunga, tanto da giungere a
maturazione in ottobre; ha una buccia dura e di colore spesso giallo intenso per la prolungata
maturazione. Non ha un'acidità spiccata ma piuttosto un interessante equilibrio di estratti e
zuccheri.
Il Trebbiano di Soave, storicamente molto presente nei vigneti, seppure in quantità limitata è
essenziale per caratterizzare i vini della denominazione. La sua presenza favorisce la sapidità e
vivacità, nonchè la struttura e la densità tipiche della Garganega.
Nei vini i sentori prevalenti sono quelli fruttati, floreali e speziati (cannella), attribuibili alle elevate
quantità di benzenoidi, arricchiti da note di ciliegia e mandorla. L'ottima intensità e la pienezza
gustativa sono caratteristiche peculiari di questi vini e quindi strettamente riconducibili alle
caratteristiche fisiche e minerali proprie dei suoli di origine vulcanica del Soave.
Il vino Soave DOC è un vino utile, efficace, essenziale ottenuto mantenendo sia la fragranza sia la
leggerezza.
Dal punto di vista organolettico ha un colore delicato, un naso nitido ed uno sviluppo gustativo
rapido ed appagante che non induce ad assuefazione neppure dopo lunghi periodi di consumo.
Il Soave Classico è il vino della zona che vanta la tradizione più antica, più ambiziosi, è un
prodotto con profumi lievemente minerali con gusto pieno ed autorevole ed al tempo stesso delicato
ma molto aromatico, con basse note vegetali, olfattive e retro olfattive.
c) Legame causa effetto fra ambiente e prodotto
La Garganega ha trovato nel corso dei secoli un habitat ideale soprattutto nei rilievi collinari del
veronese, caratterizzati da terreni tufacei di origine vulcanica, resi ancor più fertili da importanti
affioramenti calcarei, mentre il Trebbiano di Soave, molto presente nei vigneti, è il partner ideale
per conferire al vino sapidità e vivacità da accostare alla struttura ed alla densità tipiche della
Garganega.
Le sostanze minerali contenute in questi suoli influenzano in modo particolare i processi
fermentativi dei mostri ottenuti con le uve Garganega qui coltivate, conferendo un carattere tipico di
sapidità ai vini, che diviene evidente con la maturità del prodotto e che costituisce una peculiarità
assoluta del prodotto Soave, soprattutto se confrontato con prodotti ottenuti con le stesse uve ma al
di fuori di questa zona di produzione.
Il metodo di allevamento tradizionale a pergola, frutto dell'esperienza e del savoir faire dei
viticoltori, favorisce il mantenimento dei precursori aromatici, particolarmente sensibili alle alte
temperature, consente il continuo controllo della qualità, del livello di maturazione e di sanità dei
grappoli, e una buona protezione da eventi grandigeni.
Il terrazzamento dei suoli e la composizione degli stessi premettono lo sgrondo delle acque e la
concentrazione delle sostanze nutritive.
Il clima temperato e le escursioni termiche fra giorno e notte, che caratterizzano la zona del Soave,
determinano la produzione di significative quantità di precursori aromatici che consentono di
esaltare le caratteristiche organolettiche e i sentori tipici dei diversi vitigni (floreale, fruttato ecc.).
I suoli originati dalle vulcaniti sono mediamente profondi, a tessitura media o moderatamente
grossolana con presenza frequente di scheletro, ben dotate di elementi nutritivi come magnesio,
potassio e ferro favoriscono una buona produzione in termini quantitativi, che va controllata con
un'attenta gestione nel vigneto. Le specifiche competenze tecniche dei viticoltori e adeguate
pratiche agronomiche sono in grado di ottenere gradazioni zuccherine medio-alte e buoni equilibri
acidi.
Tale tipologia di suoli e le favorevoli giaciture aclivi dei vigenti permettono di ottenere vini bianchi
caratterizzati da un'ottimale maturazione che esalta i sentori di frutta esotica, agrumi e spezie.
Negli areali caratterizzati invece da suoli con importanti affioramenti calcarei, dal punto di vista
agronomico, si ha una limitata profondità esplorabile dalle radici, spesso inferiore ai 50 cm,
abbinata inoltre ad una bassa capacità idrica dovuta al substrato roccioso e all'abbondanza di
scheletro che comporta il contenimento della naturale vigoria varietale della Garganega. Qui le rese
sono su valori mediamente più contenuti. I vini prodotti in queste colline calcaree si caratterizzano
per una grande complessità olfattiva che ben rappresenta le migliori produzioni del Soave.


Articolo 9
Riferimenti alla struttura di controllo
Siquria Srl
Vicolo A. Mattielli, 11
37038 - Soave (VR) Italy
Tel. 045 4857514
Fax: 045 6190646
e-mail: info@siquria.it
La Società Siquria è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i
prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a
campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 


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