Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Maremma toscana Doc

05.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DELLA DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA DEI VINI  «MAREMMA TOSCANA»


Approvato IGT con DM 09.10.1995 GU 250 - 25.10.1995
Approvato DOC con DM 30.09.2011 GU 236 - 10.10.2011
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 – 20.12.2011
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP


Articolo 1
(Denominazione e vini)
1.1 La denominazione di origine controllata «Maremma toscana» è riservata ai vini che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti previsti dal presente disciplinare di produzione per le
seguenti tipologie:
«Maremma toscana» bianco, anche spumante, passito e Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» rosso, anche passito e novello
«Maremma toscana» rosato
«Maremma toscana» Vin Santo
«Maremma toscana» Ansonica, anche spumante, passito e Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Chardonnay, anche passito e Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Sauvignon, anche passito e Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Trebbiano, anche Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Vermentino, anche spumante, passito e Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Viognier, anche Vendemmia tardiva
«Maremma toscana» Alicante
«Maremma toscana» Cabernet, anche passito
«Maremma toscana» Cabernet Sauvignon, anche passito
«Maremma toscana» Canaiolo
«Maremma toscana» Ciliegiolo, anche passito
«Maremma toscana» Merlot
«Maremma toscana» Sangiovese, anche passito
«Maremma toscana» Syrah


Articolo 2
(Base ampelografica)
2.1 I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» devono essere ottenuti
dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione
ampelografica:
«Maremma toscana» bianco, «Maremma toscana» spumante, «Maremma toscana» passito
bianco e «Maremma toscana» Vendemmia tardiva:
Trebbiano Toscano e Vermentino, da soli o congiuntamente, minimo il 40%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca
bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana,
con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Vin Santo:
Trebbiano toscano e Malvasia: da soli o congiuntamente, fino al 100%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca
bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana.
«Maremma toscana» rosso, «Maremma toscana» passito rosso e «Maremma toscana» novello:
Sangiovese, minimo il 40%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca
rossa provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana.
«Maremma toscana» rosato:
Sangiovese e Ciliegiolo, da soli o congiuntamente, minimo il 40%;
possono concorrere alla produzione di detto vino, fino ad un massimo del 60%, le uve a bacca
rossa provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Ansonica, «Maremma toscana» Ansonica spumante:
Ansonica: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Chardonnay:
Chardonnay: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Sauvignon:
Sauvignon: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Trebbiano:
Trebbiano toscano: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Vermentino, «Maremma toscana» Vermentino spumante:
Vermentino: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Viognier:
Viognier: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti da altri vitigni, a
bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana, fino a un massimo del
15%, con l'esclusione del Moscato bianco.
«Maremma toscana» Alicante:
Alicante: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Cabernet:
Cabernet Sauvignon e/o Cabernet franc: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Cabernet Sauvignon:
Cabernet Sauvignon: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Canaiolo:
Canaiolo nero: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Ciliegiolo:
Ciliegiolo: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Merlot:
Merlot: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Sangiovese:
Sangiovese: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
«Maremma toscana» Syrah:
Syrah: minimo 85%;
possono inoltre concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve
provenienti da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito
della Regione Toscana.
2.2 I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» passito con la specificazione
di un vitigno di cui all'articolo 1, devono essere ottenuti, per almeno l'85%, dalle uve
provenienti in ambito aziendale di una delle seguenti varietà: Ansonica, Vermentino,
Chardonnay, Sauvignon, Ciliegiolo, Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet Sauvignon),
Cabernet Sauvignon e Sangiovese.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti
da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione
Toscana.
2.3. I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» Vendemmia tardiva con la
specificazione di un vitigno di cui all'articolo 1, devono essere ottenuti, per almeno l'85%, dalle
uve provenienti in ambito aziendale da una delle seguenti varietà:
Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano, Vermentino e Viognier.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino a un massimo del 15%, le uve provenienti
da altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione
Toscana.
2.4 Si riportano nell'allegato 1 i vitigni che possono concorrere alla produzione dei vini sopra
indicati, iscritti nel Registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato con D.M. 7
maggio 2004 (pubblicato sulla G.U. n. 242 del 14 ottobre 2004) e successivi aggiornamenti.


Articolo 3
(Zona di produzione delle uve)
3.1 La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata «Maremma toscana di cui all'articolo 1, comprende l'intero territorio amministrativo
della provincia di Grosseto.


Articolo 4
(Norme per la viticoltura)
4.1 Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a
denominazione di origine controllata «Maremma toscana» devono essere quelle normali della
zona di produzione e, comunque, atte a conferire alle uve e ai vini derivati le specifiche
caratteristiche di qualità.
Sono pertanto da considerarsi idonei i vigneti ubicati in terreni di favorevole giacitura ed
esposizione, con esclusione di quelli umidi o non sufficientemente soleggiati.
4.2 La densità di impianto deve essere quella generalmente usata in funzione delle caratteristiche
peculiari delle uve e dei vini; per i nuovi impianti e i reimpianti la densità dei ceppi non può
essere inferiore a 3.000 piante ad ettaro.
4.3 I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati nella zona, comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
4.4 È vietata ogni pratica colturale avente carattere di forzatura. È consentita l'irrigazione di
soccorso.
4.5 La produzione massima di uva ad ettaro e il titolo alcolometrico volumico minimo
naturale sono le seguenti:
Tipologia «Maremma toscana» Doc Produzione uva
(tonnellate/ettaro)
Titolo alcolometrico
volumico naturale
minimo (% vol)
Bianco, Spumante e Vin Santo 13 9,50
Rosso, Rosato e Novello 12 10,00
Passito Bianco e Rosso 11 10,50
Vendemmia tardiva 8 12,50
Ansonica e Ansonica Spumante 12 10,50
Ansonica Passito 11 10,50
Ansonica Vendemmia tardiva 8 12,50
Chardonnay 12 10,50
Chardonnay Passito 11 10,50
Chardonnay Vendemmia tardiva 8 12,50
Sauvignon 12 10,50
Sauvignon Passito 11 10,50
Sauvignon Vendemmia tardiva 8 12,50
Trebbiano 12 10,50
Trebbiano Vendemmia tardiva 8 12,50
Vermentino e Vermentino Spumante 12 10,50
Vermentino Passito 11 10,50
Vermentino Vendemmia tardiva 8 12,50
Viognier 12 10,50
Viognier Vendemmia tardiva 8 12,50
Alicante 11 11,00
Cabernet 11 11,00
Cabernet Passito 11 10,50
Cabernet Sauvignon 11 11,00
Cabernet Sauvignon Passito 11 10,50
Canaiolo 11 11,00
Ciliegiolo 11 11,00
Ciliegiolo Passito 11 10,50
Merlot 11 11,00
Sangiovese 11 11,00
Sangiovese Passito 11 10,50
Syrah 11 11,00
4.6 A detti limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata
attraverso una accurata cernita delle uve, purchè la produzione non superi del 20% il limite
medesimo, fermi restando i limiti resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi. Fermo restando
il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di vigneto a coltura promiscua deve essere
calcolata in rapporto alla effettiva superficie coperta dalle viti.
4.7 In caso di annata sfavorevole, che lo renda necessario, la Regione Toscana, su proposta del
Consorzio di Tutela, fissa una resa inferiore a quella prevista dal presente disciplinare anche
differenziata nell'ambito della zona di produzione di cui all'articolo 3, dandone comunicazione
all'organismo di controllo.
4.8 Nell'ambito della resa massima fissata nel presente articolo, la Regione Toscana, su proposta
del Consorzio di Tutela e sentite le Organizzazioni di categoria interessate, può fissare i limiti
massimi di uva rivendicabili per ettaro inferiori a quelli previsti dal presente disciplinare di
produzione in rapporto alla necessità di conseguire un migliore equilibrio di mercato, dandone
immediata comunicazione all'organismo di controllo. In questo caso non si applicano le
disposizioni di cui al comma precedente.


Articolo 5
(Norme per la vinificazione)
5.1 Le operazioni di vinificazione e di appassimento delle uve devono essere effettuate nell'ambito
della zona di produzione di cui al precedente articolo 3.
Tuttavia sono consentite su autorizzazione del Ministero delle politiche agricole, alimentari e
forestali, previa istruttoria della Regione Toscana, in cantine situate fuori della zona di produzione
delle uve, ma all'interno delle province di Pisa, Livorno, Siena e Firenze, sempre che tali cantine
siano pertinenti a conduttori di vigneti ammessi alla produzione dei vini di cui all'articolo 1 e che
ciascuna Ditta interessata presenti apposita richiesta, corredata dalla documentazione atta a
dimostrare che le predette operazioni di vinificazione, per i vini a IGT "Maremma toscana", siano
state effettuate prima dell'entrata in vigore del presente disciplinare di produzione.
5.2 Nella vinificazione ed elaborazione devono essere seguiti i criteri tecnici più razionali ed
effettuate le pratiche enologiche atte a conferire al prodotto finale le migliori caratteristiche di
qualità.
5.3 È consentito l'arricchimento dei mosti e dei vini di cui all'articolo 1, fatta eccezione per le
tipologie "passito", "Vin Santo" e "Vendemmia tardiva", nei limiti e condizioni stabilite dalle
norme comunitarie e nazionali.
5.4 La tipologia "rosato"deve essere ottenuta con la vinificazione in "rosato" delle uve a bacca
rossa.
5.5 Il vino a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» rosso imbottigliato entro il
31 dicembre dell'annata di produzione delle uve, può essere designato in etichetta con il
termine "novello" purchè la vinificazione delle uve sia condotta secondo la tecnica della
macerazione carbonica per almeno il 40% e nella produzione e commercializzazione siano
rispettate le altre disposizioni previste dalla normativa vigente per questa tipologia.

5.6 I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» Passito, anche con la
specificazione del vitigno, devono essere ottenuti nel rispetto della normativa comunitaria e
nazionale vigente, con appassimento naturale all'aria o in locali idonei, con possibilità di una
parziale disidratazione con aria ventilata, fino al raggiungimento di un titolo alcolometrico
volumico totale non inferiore al 15,50%, e possono essere immessi al consumo non prima del 30
settembre dell'anno successivo alla vendemmia, dopo un periodo di almeno 6 mesi di affinamento
obbligatorio in recipienti di legno e/o in bottiglia.
5.7 I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» Vendemmia tardiva, anche
con la specificazione del vitigno, devono essere ottenuti nel rispetto della normativa
comunitaria e nazionale vigente, con appassimento parziale o totale sulla pianta, e possono
essere immessi al consumo non prima del 30 giugno dell'anno successivo alla vendemmia,
dopo un periodo di almeno 3 mesi di affinamento obbligatorio in recipienti di legno e/o in
bottiglia.
5.8 Il tradizionale metodo di vinificazione per l'ottenimento della tipologia "Vin Santo" prevede
quanto segue:
l'uva, dopo aver subito un'accurata cernita, deve essere sottoposta ad appassimento naturale;
l'appassimento delle uve deve avvenire in locali idonei; è ammessa una parziale disidratazione
con aria ventilata e l'uva deve raggiungere, prima dell'ammostatura, un contenuto zuccherino
non inferiore al 26%; la vinificazione, la conservazione e l'invecchiamento del "Vin Santo"
deve avvenire in recipienti di legno (caratelli) di capacità non superiore a 500 litri;
l'immissione al consumo del «Maremma toscana» Vin Santo non può avvenire prima del 1°
marzo del terzo anno successivo a quello di produzione delle uve;
al termine del periodo di invecchiamento il prodotto deve avere un titolo alcolometrico volumico
complessivo minimo del 16,00% vol..
5.9 La resa massima dell'uva in vino, all'atto dell'immissione al consumo, compresa l'eventuale
aggiunta correttiva e la produzione massima di vino per ettaro sono le seguenti:
Tipologia «Maremma toscana» Doc Resa uva/vino Produzione massima
vino (ettolitri/ettaro)
Bianco e Spumante 70 91
Rosso, Rosato e Novello 70 84
Passito Bianco e Rosso 40 44
Vin Santo 35 dell'uva fresca
(al terzo anno di
invecchiamento)
45,50
Vendemmia tardiva 50 40
Ansonica e Ansonica Spumante 70 84
Ansonica Passito 40 44
Ansonica Vendemmia tardiva 50 40
Chardonnay 70 84
Chardonnay Passito 40 44
Chardonnay Vendemmia tardiva 50 40
Sauvignon 70 84
Sauvignon Passito 40 44
Sauvignon Vendemmia tardiva 50 40
Trebbiano 70 84
Trebbiano Vendemmia tardiva 50 40
Vermentino e Vermentino Spumante 70 84
Vermentino Passito 40 44
Vermentino Vendemmia tardiva 50 40
Viognier 70 84
Viognier Vendemmia tardiva 50 40
Alicante 70 77
Cabernet 70 77
Cabernet Passito 40 44
Cabernet Sauvignon 70 77
Cabernet Sauvignon Passito 40 44
Canaiolo 70 77
Ciliegiolo 70 77
Ciliegiolo Passito 40 44
Merlot 70 77
Sangiovese 70 77
Sangiovese Passito 40 44
Syrah 70 77
5.10 Qualora la resa uva/vino superi il limite sopra indicato, ma non il 75% (38% per la tipologia
"Vin Santo", 45% per le tipologie "Passito", 55% per le tipologie "Vendemmia tardiva"), anche
se la produzione a ettaro resta al di sotto del limite massimo consentito, l'eccedenza non ha diritto
alla denominazione di origine controllata. Oltre detti limiti decade il diritto alla denominazione di
origine controllata per tutto il prodotto.
5.11 È consentito l'utilizzo di contenitori di legno nelle fasi di vinificazione, conservazione e
affinamento, per tutte le tipologie previste.
5.12 La tipologia "Spumante" appartiene alla categoria "vino spumante di qualità", e può essere
spumantizzato sia con il metodo Martinotti che con il metodo Classico.


Articolo 6
(Caratteristiche al consumo)
6.1 I vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana» all'atto dell'immissione al
consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
«Maremma toscana» bianco:
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: fine e delicato;
- sapore: secco o abboccato e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
«Maremma toscana» rosso:
- colore: rosso rubino con riflessi violacei;
- odore: vinoso;
- sapore: secco o abboccato, armonico ed equilibrato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
«Maremma toscana» rosato:
- colore: rosato con riflessi rosso rubino;
- odore: vinoso, delicato, con intense note fruttate;
- sapore: secco o abboccato, armonioso, leggermente acidulo;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
- acidità totale minima: 5,0 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» novello:
- colore: rosso rubino;
- odore: vinoso, fruttato;
- sapore: asciutto, leggermente acidulo, sapido;
- zuccheri riduttori residui massimo: 8,00 g/l;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.
«Maremma toscana» spumante:
- spuma: fine e persistente;
- colore: paglierino più o meno intenso;
- perlage: fine e persistente;
- odore: fine, fruttato, persistente;
- sapore: da dosaggio zero a extra dry, armonico, netto;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
- acidità totale minima: 5,0 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.
«Maremma toscana» Ansonica:
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: caratteristico, leggermente fruttato;
- sapore: asciutto, morbido e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Ansonica spumante:
- spuma: fine e persistente;
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: caratteristico, leggermente fruttato;
- sapore: da dosaggio zero a extra dry, morbido ed armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Chardonnay:
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: fine, delicato, caratteristico;
- sapore: asciutto e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Sauvignon:
- colore: giallo paglierino;
- odore: delicato, gradevole, caratteristico;
- sapore: secco e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Trebbiano:
- colore: giallo paglierino più o meno intenso;
- odore: fine e delicato;
- sapore: secco e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Vermentino:
- colore: paglierino brillante, a volte con riflessi verdognoli;
- odore: delicato, caratteristico;
- sapore: secco, morbido, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Vermentino spumante:
- spuma: fine e persistente;
- colore: paglierino brillante, a volte con riflessi verdognoli;
- odore: delicato, caratteristico;
- sapore: da dosaggio zero a extra dry;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Viognier:
- colore: giallo paglierino brillante;
- odore: delicato, fresco, con nette sensazioni di fruttate;
- sapore: asciutto, morbido, vellutato, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
«Maremma toscana» Alicante:
- colore: rosso rubino più o meno intenso;
- odore: gradevole, caratteristico;
- sapore: secco, sapido ed equilibrato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Ciliegiolo:
- colore: rosso rubino tendente al granato con l'invecchiamento;
- odore: vinoso, delicato;
- sapore: asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Cabernet:
- colore: rosso intenso con riflessi violacei, tendenti al granato con l'invecchiamento;
- odore: vinoso con note speziate;
- sapore: corposo, sapido, asciutto, giustamente tannico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Cabernet Sauvignon:
- colore: rosso intenso con riflessi violacei, tendenti al granato con l'invecchiamento;
- odore: vinoso con note speziate;
- sapore: corposo, sapido, asciutto, giustamente tannico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Canaiolo:
- colore: rosso rubino tendente al granato con l'invecchiamento;
- odore: vinoso;
- sapore: secco e armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Merlot:
- colore: rosso con riflessi violacei, tendente al granato con l'invecchiamento;
- odore: tipico con note fruttate;
- sapore: secco, ampio e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Sangiovese:
- colore: rosso rubino tendente al granato con l'invecchiamento;
- odore: vinoso, talvolta con note fruttate di ciliegia e viola;
- sapore: asciutto, corposo, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Syrah:
- colore: da rosso rubino a rosso granato;
- odore: intenso, speziato, con sentore di piccoli frutti;
- sapore: secco, armonico, pieno;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
«Maremma toscana» Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Ansonica Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Chardonnay Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Sauvignon Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Trebbiano Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Vermentino Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Viognier Vendemmia tardiva:
- colore: da giallo paglierino intenso a giallo oro, più o meno intenso;
- odore: delicato, intenso, talvolta speziato;
- sapore: amabile o dolce, pieno, armonico;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» passito bianco:
- colore: da giallo dorato all'ambrato più o meno intenso;
- odore: intenso, ricco, di frutta matura;
- sapore: da secco a dolce, rotondo e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Ansonica passito:
- colore: da giallo dorato all'ambrato più o meno intenso;
- odore: intenso, ricco, di frutta matura;
- sapore: da secco a dolce, rotondo e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Vermentino passito:
- colore: da giallo dorato all'ambrato più meno intenso;
- odore: intenso, ricco, di frutta matura;
- sapore: da secco a dolce, rotondo e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Chardonnay passito:
- colore: da giallo dorato all'ambrato più o meno intenso;
- odore: intenso, ricco, di frutta matura;
- sapore: da secco a dolce, rotondo e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Sauvignon passito:
- colore: da giallo dorato all'ambrato più o meno intenso;
- odore: intenso, ricco, di frutta matura;
- sapore: da secco a dolce, rotondo e vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l;
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» passito rosso:
- colore: rosso rubino intenso;
- odore: ampio, intenso, vinoso;
- sapore: da secco a dolce, rotondo, ricco di corpo, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Ciliegiolo passito:
- colore: rosso rubino intenso;
- odore: ampio, intenso, vinoso;
- sapore: da secco a dolce, rotondo, ricco di corpo, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Cabernet passito:
- colore: rosso rubino intenso;
- odore: ampio, intenso, vinoso;
- sapore: da secco a dolce, rotondo, ricco di corpo, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Cabernet Sauvignon passito:
- colore: rosso rubino intenso;
- odore: ampio, intenso, vinoso;
- sapore: da secco a dolce, rotondo, ricco di corpo, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Sangiovese passito:
- colore: rosso rubino intenso;
- odore: ampio, intenso, vinoso;
- sapore: da secco a dolce, rotondo, ricco di corpo, vellutato;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
- acidità volatile massima: 25 meq/l.
«Maremma toscana» Vin Santo:
- colore: dal paglierino, all'ambrato, al bruno;
- odore: etereo, caldo, caratteristico;
- sapore: da secco a dolce, armonico, vellutato, con più pronunciata rotondità per il tipo amabile;
- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol di cui almeno 12,00% vol svolti;
- acidità totale minima: 4,5 g/l;
- estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
- acidità volatile massima: 30 meq/l.
6.2 È facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio
decreto, i limiti minimi sopra menzionati per l'acidità totale e per l'estratto non riduttore
minimo.
6.3 In relazione all'eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rivelare
lieve sentore di legno.


Articolo 7
(Etichettatura, designazione e presentazione)
7.1 Ai vini a denominazione di origine controllata "Maremma toscana" di cui all'articolo 1 è
vietata l'aggiunta di qualsiasi specificazione aggiuntiva diversa da quella prevista dal presente
disciplinare, ivi compresi gli aggettivi "extra", "fine", "scelto", "selezionato" e "similari".
È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, e
marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno il
consumatore.
7.2 È consentito altresì l'uso di indicazioni geografiche e toponomastiche aggiuntive che
facciano riferimento ai comuni ed alle frazioni riportati nell'Allegato A del presente disciplinare e
alle fattorie e località dalle quali effettivamente provengono le uve da cui il vino così qualificato è
stato ottenuto, alle condizioni previste dalle disposizioni nazionali vigenti.
7.3 Nella designazione dei vini a denominazione di origine "Maremma toscana" può essere
utilizzata la menzione "vigna" a condizione che sia seguita dal relativo toponimo o nome
tradizionale, che la vinificazione e la conservazione del vino avvengano in recipienti separati e che
tale menzione, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale, venga riportata sia nella denuncia
delle uve, sia nei registri e nei documenti di accompagnamento e che figuri nell'apposito elenco
regionale ai sensi dell'art. 6 comma 8, Decreto Legislativo 8 aprile 2010, n. 61, pubblicato nella
Gazzetta Ufficiale n. 96 del 26.04.2010.
7.4 È obbligatoria l'indicazione dell'annata in etichetta per tutte le tipologie di vino ad eccezione
delle tipologie spumante.


Articolo 8
(Confezionamento)
8.1 Per il confezionamento dei vini a denominazione di origine controllata «Maremma toscana»
sono ammessi tutti i recipienti di volume nominale autorizzati dalla normativa vigente, ivi
compresi i contenitori alternativi al vetro costituiti da un otre in materiale plastico pluristrato di
polietilene e poliestere racchiuso in un involucro di cartone o di altro materiale rigido, per le
tipologie previste dalla vigente normativa.
8.2 Per la tappatura dei vini, allorquando siano confezionati in bottiglie di vetro, può essere
utilizzata qualsiasi tipo di chiusura, escluso il tappo a corona per bottiglie di capacità
nominale superiore a 375 ml.
8.3 Tuttavia, per le tipologie recanti la menzione "vigna" e per le tipologie "passito", "Vin Santo"
e "Vendemmia tardiva" sono consentite soltanto bottiglie di vetro aventi forma ed abbigliamento
consoni ai caratteri dei vini di pregio, con volume nominale fino a 5 litri e con chiusura a norma di
legge.


Articolo 9
(Legame con l'ambiente geografico)
A) Informazioni sulla zona geografica
A.1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata ricade nella parte meridionale della regione Toscana e, in particolare,
nell'intero territorio amministrativo della provincia di Grosseto, una delle più vaste d'Italia,
delimitata a ovest, in tutta la fascia costiera, dal mar Tirreno, a nord dai confini con la provincia di
Livorno lungo il corso dei fiumi Cornia e Pecora, a sud dalla provincia laziale di Viterbo lungo il
corso del fiume Fiora e del fosso Chiarone, e ad est dai confini con le province di Pisa e Siena
caratterizzati, a nord-est, dai rilievi delle Colline Metallifere, quindi dal corso del fiume Ombrone e
del suo affluente Orcia, dal massiccio del Monte Amiata e, più a sud, dalla Selva del Lamone. La
provincia di Grosseto è suddivisa in 28 Amministrazioni Comunali di varia estensione territoriale e
con caratteristiche morfologiche piuttosto diverse e può essere suddivisa idealmente in tre zone
abbastanza distinte per clima, altitudine e morfologia: Zona montana (interno), zona mediana
(fascia collinare e pedecollinare) e zona pianeggiante.
La zona montana dell'interno della provincia, a nord-est, è quella confinante con le province di Pisa
e Siena, definita, appunto, montana perchè vi predominano rilievi montuosi come il Monte Amiata
a sud-est con oltre 1.700 metri di altitudine e le Cornate di Gerfalco a nord-est con oltre 1.000 metri
di altitudine. Questa parte, che rappresenta circa il 14% del territorio provinciale, è ricoperta da
boschi di faggi, abeti, lecci e castagni; qui le precipitazioni, in inverno anche nevose, sono insistenti
e abbastanza abbondanti. La zona mediana è costituita da una fascia collinare e pedecollinare, che
da nord a sud percorre longitudinalmente tutta la provincia. In questa area, che rappresenta circa il
70% dell'intero territorio provinciale, sono concentrate in massima parte le attività agricole e le
coltivazioni arboree; tra queste, predominano nettamente la vite e l'olivo, tanto da caratterizzarne il
paesaggio. La zona pianeggiante, circa il 16% del territorio provinciale, è rappresentata dalla
pianura intorno a Follonica, Grosseto e Orbetello-Albinia. In questa area, per la sua vicinanza al
mar Tirreno, i terreni vengono destinati principalmente alle coltivazioni erbacee e alle colture
industriali di pieno campo e, in misura minore, agli impianti arborei.
I terreni della provincia di Grosseto si presentano, nei vari ambienti, con alcune differenze, dovute
alla diversa natura e alle diverse origini delle rocce da cui si sono formati. I principali tipi di terreno
agrario, provenienti da rocce autoctone, possono essere così individuati e rappresentati:
terreni alluvionali sciolti e mezzani calcarei: sono prevalenti nella valle dell'Ombrone, dell'Osa,
dell'Albegna, del Fiora e del Cornia. Sono terreni profondi, freschi, mediamente fertili, piuttosto
sciolti e mezzani;
terreni alluvionali pesanti e medio pesanti calcarei: sono presenti in gran parte nella pianura
grossetana, di Follonica e di Albinia, in alcuni tratti della valle del Cornia, del Pecora e
dell'Albegna, e sono terreni limo-argillosi-calcarei, il più delle volte umidi;
terreni sabbiosi, rocciosi sciolti: appartengono a questo gruppo i terreni poco profondi, sabbiosi e
sabbioso-argillosi, che riposano nelle arenarie di vario tipo, dell'eocene e su conglomerati rocciosi
di travertino. Queste formazioni si riscontrano con notevole frequenza lungo l'intero sviluppo del
retroterra maremmano, sono in genere sciolti, permeabili e di modesta fertilità;
terreni pliocenici sciolti: si riscontrano frequentemente nelle zone collinari e pedecollinari, sono
abbastanza sciolti, sabbiosi, calcarei e spesso frammisti a ghiaia e silice. A questo gruppo
appartengono anche i terreni sabbioso-argillosi pliocenici con tessitura prevalentemente argillosa
della parte fine;
terreni grossolani sciolti: questi terreni grossolani, ghiaio-sabbiosi profondi, poggiano sul terzo
orizzonte pliocenico o su ciottolami del quaternario, sono provvisti di ciottoli calcarei e silicei,
molto aridi. Si trovano prevalentemente nelle colline che contornano la piana da Follonica a
Gavorrano e Ribolla;
terreni vulcanici e mezzani, rocciosi: di natura tufacea di diversa consistenza, a causa delle difformi
condizioni di sedimentazione di ceneri, sabbie e lapilli espulsi e trascinati dai venti e depositati per
gravità più o meno lontano dal cratere. Trattasi di terreni agrari più o meno profondi sub-acidi,
ricchi di scheletro, tendenzialmente aridi.
La quota media del territorio della provincia di Grosseto è di circa 140 metri s.l.m., mentre la
pendenza media è del 5%; l'esposizione prevalente è a sud-est.
Il clima della provincia di Grosseto è temperato, di tipo mediterraneo, caratterizzato da temperature
miti, precipitazioni disordinate, talora di elevata intensità nei mesi autunno-invernali e da una
aridità piuttosto prolungata nella primavera e accentuata nei mesi estivi. Tuttavia, data la vastità del
territorio, si possono identificare tre diverse condizioni climatiche: clima temperato caldo, presente
in tutta la fascia costiera con piovosità molto scarsa (clima secco arido nel periodo estivo), con
temperatura media intorno a 16°C e precipitazioni inferiori a 700 mm/anno; clima temperato
sublitorale, presente nelle aree interne, il quale risente comunque della vicinanza del mare, con
temperatura media intorno a 14-14,5°C e precipitazioni medie di circa 800 mm/anno; clima
temperato fresco, su tutta l'area del Monte Amiata, con temperatura media inferiore a 12°C e
precipitazioni intorno ai 1.100 mm/anno.
Le precipitazioni sono concentrate soprattutto nei mesi autunnali-invernali. La massima piovosità
è localizzata tra la fine di ottobre e la seconda decade di dicembre – col mese di novembre che fa
registrare il valore massimo – la cui intensità provoca, talvolta, erosioni e dilavamenti in collina, e
non mancano episodi alluvionali in pianura come quelli provocati dai fiumi Ombrone, Pecora,
Bruna, Albegna e Sovata. Nel periodo compreso tra gennaio e maggio la pioggia è distribuita in
maniera un po' più omogenea con valori comparabili, che diminuiscono progressivamente dalla
seconda decade di maggio, fino a raggiungere un minimo assoluto tra la prima e la terza decade di
luglio, tanto che si può parlare di un'aridità di regola prolungata nella primavera e spesso accentuata
nei mesi estivi.
Le precipitazioni medie annue della provincia di Grosseto non raggiungono i 750 mm, con un
minimo di 20 mm nel mese di luglio (dato medio) e un massimo di 120 mm nel mese di novembre
(dato medio), e una temperatura media annua di 14,5°C; il mese più caldo è luglio; l'indice di
Huglin si attesta tra 2.100 e 2.500 unità, a seconda dell'area considerata.
Le estati sono per lo più siccitose e le condizioni di aridità sono accentuate dai venti che soffiano
con frequenza soprattutto dal terzo al quarto quadrante; in particolare, nella primavera soffiano
venti di Scirocco e di Libeccio piuttosto carichi di salsedine, mentre nell'estate il Maestrale che,
sebbene provenga dal mare, è asciutto, regolando di fatto la temperatura; in inverno non è raro,
invece, che soffi, anche in modo violento, la Tramontana.
A.2. Fattori umani rilevanti per il legame.
I fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito a
ottenere i vini della «Maremma toscana», sono di fondamentale rilievo. In questa area, infatti,
esistono testimonianze della coltivazione della vite che risalgono al periodo Etrusco – le antiche
città etrusche di Vetulonia, Roselle e Sovana, rispettivamente nella parte centro-settentrionale,
centrale e meridionale della provincia, le aree nei pressi del lago dell'Accesa a nord, di Ghiaccio
Forte, di Marsiliana lungo l'Albegna, di Cosa e la villa di "Settefinestre" presso Capalbio che
rappresenta un esempio di villa romana dedita all'attività viticola a sud, sono solo alcuni esempi di
insediamenti più o meno rilevanti – come testimoniano alcuni reperti. In particolare, presso
Marsiliana lungo il corso del fiume Albegna (Ager Cosanus), è stato rinvenuto un numero
consistente di vasellame e pithoi (recipienti particolari per la raccolta del vino proveniente dalla
pigiatura delle uve e dai torchi), unitamente a fornaci per la produzione di anfore vinarie,
probabilmente poiché il luogo corrispondeva a un vero e proprio centro di raccolta per i vini che
provenivano dalle aree più interne (colline di Manciano e Scansano), trasportati lungo il corso del
fiume. Inoltre, in alcune aree della provincia e sul territorio dell'isola del Giglio, sono stati rinvenuti
numerosi palmenti in pietra, specie di vasche cilindriche scavate direttamente sulla roccia talvolta ai
piedi di un vigneto, utilizzate da etruschi e, più tardi, romani, per la pigiatura e lo sgrondo delle uve.
Ma anche alcune pitture sul vasellame di origine etrusca, raffigurando la vite "domesticata",
possono essere interpretate come una conferma della familiarità della coltura della vite tra la gente
di questo popolo. La dominazione romana accentuò la tendenza al miglioramento delle tecniche di
vinificazione, che rimasero insuperate fino al medioevo; in questo periodo storico, la vite acquistò
particolare importanza come pianta colonizzatrice, tanto che governanti e feudatari riconobbero la
necessità di concedere terre adatte per questa coltura, che ebbe particolare protezione con apposite
norme statutarie.
In occasione delle lottizzazioni dei terreni feudali e comunali, furono infatti indicati esplicitamente,
"concessioni di terre in zone a vocazione viticola".
Importante, inoltre, fu il ruolo dei monaci benedettini, soprattutto per il recupero e il mantenimento
della coltivazione della vite, che si consolidò intorno alle mura dei centri abitati medioevali. Nei
secoli che vanno dal 1300 al 1600, come testimoniano numerosi statuti comunali (Comunità del
Cotone, comuni di Massa Marittima e Monterotondo, ecc.), si ebbe un ulteriore sviluppo alla
diffusione della viticoltura, grazie anche al merito delle grandi famiglie nobili presenti sul territorio,
come gli Aldobrandeschi, gli Sforza o gli Orsini. Durante lo Stato dei Presidi fu nota anche la
coltivazione del vitigno Ansonica in molte aree della Maremma meridionale e insulare, così come
rilevante divenne, durante la grandiosa opera di bonifica intrapresa nel 1700 dai granduca di
Lorena, la diffusione della coltivazione della vite e dell'olivo nelle aree risanate della Maremma,
situazione che si protrasse per tutto l'Ottocento e che consentì di sviluppare l'attività vitivinicola, in
modo capillare, su tutto il territorio provinciale.
Le zone della provincia di Grosseto che hanno avuto in ogni tempo maggiore possibilità di
affermazione nel campo economico e sociale sono quelle che hanno potuto legare la loro fortuna
anche alla diffusione della vite.
Studiosi di ogni tempo riconobbero i pregi delle uve di questo territorio e l'eccellenza dei vini
prodotti.
L'enotecnico Luigi Vivarelli, parlando di sistemi di allevamento della vite, scrive: "nel nostro
mandamento è raro il caso di trovare la vite disposta ai lati dei campi, ma invece vi predomina la
vigna specializzata e quindi la consociazione è pratica quasi sconosciuta..... Sarebbe utile piano
piano, sostituire il filo di ferro alle canne giacchè esso permette una notevole economia...... La
forma di potatura più in uso presso i nostri viticoltori, mi pare sia quella a cornetti con 5 o 6 occhi;
non è certo un metodo sbagliato, ma ho l'opinione che si potrebbe con maggior vantaggio introdurre
la potatura Guyot".
Il dott. Alfonso Ademollo, in una relazione all'inchiesta parlamentare Jacini, tenendo conto della
vocazione viticola della Maremma, nel 1884 affermava che tutte le varietà "vegetano bene nel
nostro suolo ed a noi non mancano le uve da spremere e da mangiare......". L'Ademollo, nel fornire
interessanti informazioni sulla situazione viticola della provincia, così scriveva: "La vite ha sempre
allignato, fino dalle epoche più remote, nella provincia di Grosseto. Le varietà di vite da noi
conosciute e coltivate sono molte, poichè si può asserire che tutte le varietà di sì prezioso sarmento,
anche le esotiche, vegetano bene nel nostro suolo......Le principali varietà della vite che si
coltivano nella zona piana e collinosa, sono le anzonache bianche e rosse, le riminesi, i moscatelli,
le alicanti, le aleatiche, le malvasie, li zibibbi, il biancone, il sangioveto, le cannaiole, i procanici, le
lambrusche e le altre varietà di uve bianche e rosse... Le vigne pure da qualche tempo si sono estese
ed hanno migliorato nel proprio prodotto, ma tuttavia anche per questo lato la provincia di Grosseto
sarebbe capace di più, poichè la vite cresce benissimo e porge preziosi e squisiti grappoli in ogni
parte della provincia, perchè non abbiamo veramente nè caldi nè freddi eccessivi, perché la
posizione geografica della provincia è compresa fra i 30 e 50° di latitudine e perchè dovunque
trovasi terreni leggeri, permeabili, aridi nelle parti elevate, dovute a sabbie, a rocce decomposte, a
detriti vulcanici e sassaie".
Da ciò la categorica affermazione: "La provincia di Grosseto, per cinque sesti ha terreno adatto alla
viticoltura". Parlando dei pregi e dei difetti del vino prodotto nella zona lo stesso Ademollo così si
esprimeva: "II vino, questo benefico liquido che ha tanta importanza nella pubblica e privata
economia, come nella pubblica e privata salute, viene prodotto dai nostri viticoltori con sempre
crescente progresso e accuratezza in ogni parte della provincia di Grosseto, sia nella zona piana, che
in quella montuosa, e per la bontà e quantità in alcuni Comuni è di una rendita importante ai
proprietari......".
Sempre in natura di notizie storiche, interessanti sono le tecniche di coltivazione adottate nelle
rasole all'uso scansanese descritte dall'agronomo L. Vannuccini.
Nel ventesimo secolo, caratterizzato da due eventi bellici e da un ventennio di dittatura politica, la
situazione viticola provinciale ha seguito le sorti dell'agricoltura in genere, il cui obiettivo
principale era quello di conseguire un'economia di consumo e la piena occupazione della mano
d'opera.
In tale periodo, la viticoltura era condizionata dalla polverizzazione delle proprietà diretto
coltivatrici e dalle diffuse forme di conduzione mezzadrile, che rappresentavano delle limitazioni
alla espansione della specializzazione viticola. Nonostante ciò, nella prima metà del secolo scorso,
la superficie vitata non subisce in Maremma profonde modificazioni.
Nei decenni successivi, invece, si moltiplicano le iniziative di molti proprietari, intese a sviluppare
una viticoltura più razionale, favorite anche dall'attuazione dei programmi di incentivazione statale
per una ripresa agricola, dall'applicazione della riforma agraria e dalla capacità dei viticoltori
maremmani, guidati dai tecnici dell'Ispettorato Agrario e delle Associazioni preposte, che hanno
creduto nella spiccata vocazione vitivinicola della provincia. L'azione svolta dai tecnici è stata
coerente ai principi di una moderna agricoltura, in quanto diretta a sostenere la viticoltura classica
nelle zone che ne consentivano il rinnovamento, mediante la specializzazione e la meccanizzazione
più ampia e l'introduzione di nuove cultivar nei territori collinari più facili. Sono stati perciò messi
a punto gli aspetti tecnici per la produzione delle uve da vino, con l'obiettivo di conseguire un
adeguato equilibrio fra rendimenti unitari e qualità.
L'espansione viticola, non accompagnata dal perfezionamento della tecnica di vinificazione e
quindi dal miglioramento della qualità dei vini prodotti, creava notevoli problemi di organizzazione
e diffusione dei vini stessi, ma problematica era anche la difformità della tecnica di trasformazione
e la disponibilità di solo modeste partite frazionate, di qualità variabile, anche se pregiate.
Un contributo decisivo alla risoluzione di questi problemi è stato dato dalla realizzazione negli anni
Sessanta delle Cantine Sociali dislocate nei centri di maggiore concentrazione viticola e da Cantine
agricole aziendali industrializzate. È questa, per la Maremma, una circostanza importante per la
nascita dell'industria enologica, che ha permesso di presentare sul mercato vini uniformi, con
caratteristiche costanti, migliorati nella qualità e standardizzati nella presentazione.
Sono molteplici, quindi, le motivazioni che portarono alla richiesta di riconoscimento
dell'indicazione geografica (I.G.) "Maremma Toscana" Bianco e Rosso con decreto ministeriale 22
marzo 1988, sostituita successivamente, col decreto ministeriale 9 ottobre 1995, con l'indicazione
geografica tipica (IGT) "Maremma Toscana". Alla fine degli anni '90, tuttavia, si fece più forte la
consapevolezza che il territorio della Maremma grossetana poteva aspirare al riconoscimento della
denominazione di origine controllata per i vini prodotti nella zona, rafforzata anche dalla nascita del
"Distretto rurale" per l'intero territorio provinciale (L.R. 21/2004), il primo riconosciuto in
Toscana. La normativa regionale definisce i distretti rurali "Sistemi produttivi locali caratterizzati
da una identità storica e territoriale omogenea, derivante dall'integrazione fra attività agricole e altre
attività locali, nonchè dalla produzione di beni o servizi di particolare specificità, coerenti con le
tradizioni e le vocazioni naturali e territoriali". Il "Distretto", nato con l'obiettivo di realizzare un
"Sistema territoriale di qualità" in modo da concorrere alla crescita e allo sviluppo economico e
sociale del territorio, assumendo come principi fondamentali la sostenibilità e l'innovazione, ha
consentito di avviare un percorso di valorizzazione delle produzioni locali di qualità e delle
biodiversità della Maremma. In questo contesto, la filiera vitivinicola rappresenta sicuramente uno
dei punti di forza nel legame prodotto-territorio e la sua valorizzazione comprende diversi fattori
intrinsecamente legati tra loro, che vanno dalla qualità del prodotto ai valori storici, culturali e
ambientali.
Il riconoscimento per questa nuova denominazione viene attribuito, dopo un lungo percorso, col
decreto ministeriale del 30 settembre 2011 per i vini bianchi, rossi e rosati della «Maremma
Toscana» incentrati, nelle tipologie "di base", sulle uve dei vitigni Sangiovese, Ciliegiolo,
Trebbiano toscano, Vermentino e Malvasia bianca lunga, prodotti anche nelle versioni Spumante
(solo bianchi), Novello (solo rossi), Vin Santo, Passito e Vendemmia tardiva, ma presentati anche in
tipologie varietali con la presenza minima dell'85% del vitigno, ed in particolare, tra i vini ottenuti
da varietà tradizionali, Ansonica, Trebbiano, Vermentino, Alicante, Canaiolo, Ciliegiolo e
Sangiovese, ai quali si aggiungono varietà internazionali, presenti soprattutto nei nuovi impianti,
come Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è riferita, in particolare, alla puntuale
definizione dei seguenti aspetti tecnico-produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente
disciplinare di produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono quelli
tradizionalmente coltivati nell'area geografica considerata, e cioè, in primis, i vitigni autoctoni
Sangiovese, Ciliegiolo, Canaiolo nero, Alicante, Trebbiano toscano, Ansonica, Malvasia bianca
lunga e Vermentino, affiancati da varietà alloctone quali Merlot, Cabernet Sauvignon, Syrah,
Chardonnay, Sauvignon e Viognier (e le altre, eventualmente presenti tra i vitigni complementari,
come a esempio Cabernet franc, Petit verdot, Montepulciano, Pinot bianco, Pinot grigio, Grechetto,
Verdello e Colorino);
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali della zona, e cioè il Cordone speronato, il Guyot e, in misura minore, il
Capovolto, tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti; ciò sia
per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali con un aumento della meccanizzazione, sia per
garantire una razionale gestione della chioma, consentendo di ottenere un'adeguata superficie
fogliare ben esposta e, al contempo, di perseguire un contenimento delle rese di produzione di vino
entro i limiti fissati dal disciplinare, rapportate ad una densità minima di 3000 piante per ettaro, il
che consente di ottenere una buona competizione fra le piante (91 hl/ha per il tipo Bianco e lo
Spumante, che scende a 84 per Rosso, Rosato, Novello e per le tipologie varietali bianche
Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano, Vermentino e Viognier, mentre è di 77 hl/ha per le
tipologie varietali rosse Alicante, Cabernet, Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Ciliegiolo, Merlot,
Sangiovese e Syrah; infine, 40 e 44 hl/ha rispettivamente per le tipologie Vendemmia tardiva e
Passito, entrambe anche con menzione del vitigno, e 45,5 hl/ha per il Vin Santo);
- le pratiche relative alla elaborazione dei vini, che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona
per la vinificazione in bianco e in rosso dei vini tranquilli, per la produzione del vino rosato ottenuto
con la vinificazione in rosato di uve provenienti, per lo più, dalle varietà Sangiovese e Ciliegiolo,
per quella del vino novello, prodotto secondo la tecnica della macerazione delle uve – per lo più
della varietà Sangiovese e per l'elaborazione di vini spumanti di qualità, sia col metodo Martinotti
in autoclave, sia col metodo tradizionale della rifermentazione in bottiglia, nelle versioni Bianco,
Ansonica e Vermentino; nella stessa zona esistono anche varie espressioni di vini ottenuti da uve
più o meno appassite, prodotti con la tradizionale tecnica del "vinsanto" utilizzando
prevalentemente uve a bacca bianca (Trebbiano toscano e Malvasia bianca lunga) accuratamente
scelte e fatte appassire in locali idonei, per essere successivamente vinificate, conservate ed
invecchiate in tradizionali caratelli per un periodo adeguato, oppure ottenuti con una vendemmia
posticipata in modo da provocare una sovramaturazione delle uve sulla pianta, più o meno
accentuata (Vendemmia tardiva, nei tipi Bianco, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano,
Vermentino e Viognier), oppure prodotti con appassimento naturale delle uve all'aria o in locali
idonei, seguito da un adeguato affinamento in recipienti di legno e/o in bottiglia (Passito, nei tipi
Bianco, Rosso, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Vermentino, Cabernet, Cabernet Sauvignon,
Ciliegiolo e Sangiovese).
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
La DOC «Maremma toscana» è riferita alle tipologie Bianco e Rosso "di base", ai tipi Rosato e
Novello, alla tipologia Spumante nelle versioni Bianco, Ansonica e Vermentino, alle tipologie
varietali Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano, Vermentino, Viognier, Alicante, Cabernet
(da C. franc e/o C. Sauvignon), Cabernet Sauvignon, Canaiolo, Ciliegiolo, Merlot, Sangiovese e
Syrah, alla tipologia Vin Santo ed a quelle Vendemmia tardiva – presentata nelle versioni Bianco,
Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Trebbiano, Vermentino e Viognier – e Passito – presentata nelle
versioni Bianco, Rosso, Ansonica, Chardonnay, Sauvignon, Vermentino, Cabernet, Cabernet
Sauvignon, Ciliegiolo e Sangiovese – le quali, dal punto di vista analitico ed organolettico,
presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6 del disciplinare, che ne
permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente geografico.
In particolare, tutti i vini presentano un modesto tenore di acidità (4,5 g/l), leggermente più elevato
nel tipo rosato.
I vini rossi presentano un colore rosso rubino di buona intensità con riflessi violacei nei vini
giovani, che sfuma al granato nei vini più maturi, comunque influenzato, nella tonalità, dalla
percentuale di Sangiovese presente: il Sangiovese, infatti, rispetto ad altri vitigni come il Cabernet,
il Syrah e il Merlot, conta su di una quantità di antociani totali inferiore, a vantaggio, però, di una
notevole ricchezza in tannini proantocianidici e catechine. Per questo motivo, nella tipologia "di
base", è possibile riscontrare una maggiore complessità aromatica con sfumature fruttate e speziate
più evidenti e, al contempo, un'attenuazione della sensazione tannica del vitigno base – soprattutto
nei vini più giovani – proprio in funzione della diversa presenza di Sangiovese (minimo 40%) e di
quella di altre varietà a bacca rossa (fino al 60%), il che conferisce, ai vini, un gusto più rotondo e
pieno. Il vino Novello si presenta con un colore rosso rubino talora con sfumature violacee,
profumo intenso di frutti rossi e viola, mentre al palato è morbido, leggermente acidulo, sapido; il
vino Rosato si presenta con un colore rosato con riflessi rosso rubino, profumi delicati, con intense
note fruttate, mentre al palato è fresco, leggermente acidulo, asciutto o, talvolta, abboccato. Sia il
rosso che il rosato sono influenzati, nelle caratteristiche organolettiche, dalla presenza più o meno
rilevante del vitigno Sangiovese (minimo 40%, nel rosato da solo o congiuntamente al Ciliegiolo).
I vini bianchi "tranquilli" presentano un colore giallo paglierino più o meno intenso, un profumo
fine e delicato, talvolta con note floreali e fruttate più o meno accentuate, la cui ricchezza è in
funzione della percentuale di Vermentino presente (minimo 40%, da solo o congiuntamente al
Trebbiano toscano) e delle altre varietà a bacca bianca eventualmente utilizzate, mentre al gusto si
presentano asciutti, freschi, armonici.
I vini della tipologia Spumante sono caratterizzate da una spuma e da un perlage fine e persistente,
presentano un colore paglierino più o meno intenso, un odore fine, fruttato, persistente, la cui
intensità e complessità è influenzata dal metodo di elaborazione utilizzato (presenza di maggiori
note fruttate e floreali nel metodo Martinotti, bouquet più complesso, con sentori di crosta di pane e
lievito nel metodo classico), mentre al sapore sono freschi, leggermente aciduli, con rotondità più o
meno evidente in funzione della versione prodotta (da dosaggio zero, decisamente asciutta e secca,
a extra-dry, morbida e vellutata).
La tipologia Vin Santo si presenta con un colore dal paglierino, all'ambrato, al bruno, un profumo
ricco e complesso, etereo, caldo, intenso, con evidenti note di frutta matura, di uva passa e candita,
mentre al gusto denota sensazioni vellutate, più o meno rotonde in funzione della versione prodotta,
da secca a dolce, con una notevole lunghezza e persistenza.
I vini della tipologia Vendemmia tardiva presentano un colore da giallo paglierino intenso a giallo
oro, più o meno intenso, un profumo delicato, intenso, con note di frutta matura, talvolta speziato,
mentre al palato sono pieni, armonici, con una rotondità più o meno accentuata in funzione della
versione prodotta, amabile o dolce.
I vini della tipologia Passito, invece, hanno caratteristiche diverse se prodotti con uve bianche o
rosse: i passiti bianchi hanno un colore da giallo dorato all'ambrato più o meno intenso, un profumo
intenso, ricco, di frutta matura e candita, mentre al palato sono vellutati, ampi e complessi; i passiti
rossi sono caratterizzati da un colore rosso rubino intenso, profumi intensi di frutta matura con note
che richiamano il cioccolato, ampi, vinosi e complessi, mentre al palato sono vellutati, caldi, ricchi
di corpo; in entrambi i casi, al palato denotano una rotondità più o meno accentuata in funzione
della versione prodotta, asciutta o dolce.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla
lettera B).
L'orografia prevalentemente collinare e pedecollinare della zona di produzione, un'area di varia
estensione con caratteristiche morfologiche talvolta diverse, situata nella parte meridionale della
Toscana, con una quota media intorno a 140 metri s.l.m., unitamente a una pendenza media del 5%,
una esposizione prevalente a sud-est e una buona ventilazione durante tutto l'anno, concorre a
determinare un ambiente areato, luminoso e con un suolo naturalmente sgrondante dalle acque
reflue, particolarmente vocato per la coltivazione della vite.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in modo determinante con la
coltura della vite, contribuendo all'ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico-chimiche ed
organolettiche dei vini «Maremma toscana».
In particolare, i terreni della provincia di Grosseto si presentano, nei vari ambienti, con notevoli
differenze, dovute alla diversa natura e alle diverse origini delle rocce da cui si sono formati, ma i
principali tipi di terreno agrario, provenienti da rocce autoctone e particolarmente adatti allo
sviluppo delle attività viticole, possono essere ricondotti ai terreni:
sabbiosi e rocciosi sciolti, poco profondi, sabbiosi e sabbioso-argillosi, che si riscontrano con
notevole frequenza lungo l'intero sviluppo del retroterra maremmano e che si presentano in genere
sciolti, permeabili e di modesta fertilità, con un lieve contenuto in calcare, un modesto tenore di
humus, di fosforo e di potassio;
pliocenici sciolti, che si riscontrano frequentemente nelle zone collinari e pedecollinari e si
presentano abbastanza sciolti, sabbiosi, calcarei e spesso frammisti a ghiaia e silice, ed al cui gruppo
sono riconducibili anche i terreni sabbioso-argillosi pliocenici con tessitura prevalentemente
argillosa della parte fine e buona dotazione nutritiva;
grossolani sciolti, terreni grossolani, ghiaio-sabbiosi profondi, provvisti di ciottoli calcarei e silicei,
molto aridi, che si trovano prevalentemente nelle colline che contornano la piana da Follonica a
Gavorrano e Ribolla;
vulcanici e mezzani, rocciosi, di natura tufacea di diversa consistenza, terreni agrari più o meno
profondi sub-acidi, ricchi di scheletro, tendenzialmente aridi, dotati di buona quantità di potassio ma
poveri di fosforo assimilabile, che si riscontrano soprattutto nei comuni di Pitigliano e di Sorano.
Presentano una buona predisposizione alla viticoltura anche i terreni alluvionali sciolti e mezzani
calcarei, prevalenti nella valle dell'Ombrone, dell'Osa, dell'Albegna, del Fiora e del Cornia, poiché
terreni profondi, freschi, mediamente fertili, piuttosto sciolti e mezzani, provvisti di calcare e poveri
di fosforo.
Tutti questi tipi di terreno hanno in comune un'elevata profondità utile per lo sviluppo radicale, una
buona capacità di drenaggio e una buona/moderata capacità di acqua disponibile, condizioni tali da
consentire un buon sviluppo vegeto-produttivo delle coltivazioni arboree, habitat naturale per gli
impianti di vigneto con conseguenti produzioni altamente qualitative, in particolare se coltivati con
l'ausilio di pratiche agronomiche e gestionali dei suoli corrette (quali potatura verde ed alta densità
di impianto) e basse rese produttive.
Il clima della zona di produzione risulta temperato (sublitorale per la maggior parte del territorio,
caldo nella fascia costiera, fresco nell'area amiatina), di tipo mediterraneo, caratterizzato da
temperature miti, una discreta piovosità (media intorno ai 750 mm/anno), con scarse piogge estive
(intorno agli 80-100 mm) e un'aridità piuttosto prolungata nella primavera e accentuata nei mesi
estivi – tanto da far riscontrare lievi stress idrici nelle fasi che precedono la maturazione dell'uva –,
da ottimi valori dell'indice bioclimatico di Huglin (tra 2100 e 2500°C-giorno), da una buona
temperatura media annuale (tra i 12 e i 16°C a seconda delle aree, con una media intorno a 14,5°C),
unita ad una ventilazione sempre presente anche nel periodo primaverile-estivo grazie alle brezze di
Maestrale che soffiano nelle ore più calde della giornata, contribuendo a regolare le temperature ed
a creare un ambiente sfavorevole alle malattie parassitarie.
Il clima sopra descritto, unito ad una temperatura piuttosto elevata, con ottima insolazione, nei mesi
di settembre-ottobre e buone escursioni termiche tra giorno e notte, consente alla vite di ottenere un
giusto equilibrio vegetativo, permettendo una lenta, graduale e ottimale maturazione fisiologica
delle uve, contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche dei
vini «Maremma toscana».
La millenaria storia vitivinicola riferita al territorio della Maremma grossetana, dall'epoca etrusca a
quella romana, al medioevo, fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, citazioni e
testimonianze storiche, è la prova fondamentale della stretta connessione e interazione tra i fattori
umani e la qualità e le caratteristiche peculiari dei vini «Maremma toscana».
È la testimonianza, perciò, di come l'intervento dell'uomo in questo particolare territorio abbia
tramandato, nel corso dei secoli, le tecniche tradizionali di coltivazione della vite ma anche le rituali
prassi enologiche, le quali, tuttavia, in epoca moderna, sono state migliorate e affinate, grazie
all'indiscutibile progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere i vini «Maremma toscana», le
cui caratteristiche peculiari sono specificamente descritte all'articolo 6 del disciplinare di
produzione.
Parlare di presupposti viticoli etruschi in questa zona appare ovvio, tali e tante sono le
testimonianze (il vasellame reperito in molte delle aree archeologiche presenti sul territorio, i
palmenti disseminati sul suolo maremmano e dell'isola del Giglio ne sono una prova), che
continuano in epoca romana fino al medioevo, nel corso del quale la vite acquistò particolare
importanza come pianta colonizzatrice, tanto che governanti e feudatari riconobbero la necessità di
concedere terre adatte per questa coltura e di stabilirne la protezione con apposite norme statutarie;
particolare importanza ebbe, in questo periodo, la famiglia degli Aldobrandeschi, di origine certa
longobarda che impostò la propria contea attorno al Castello di Santa Fiora e dominò queste
contrade fino al 1439, quando la Contea passò agli Sforza.
E furono molti gli studiosi, di epoche successive, che riconobbero i pregi delle uve di questo
territorio e l'eccellenza dei vini prodotti.
Alla fine del 1500, Bacci così descriverà queste campagne "...situate nel cuore dell'Etruria, godono
di molti pregi, sono esposte da una parte al vento che spira da settentrione dalle falde del monte
Amiata e dall'altra, estendendosi verso mezzogiorno, godono anche di quello australe che dona loro
calore...". Quale migliore incipit per identificare un territorio viticolo; e infatti, la zona era ricca
"...di ottimi vini, soprattutto rossi, sinceri, e chiarificati con null'altro che la semplice
fermentazione dei tini". Ve ne erano anche di bianchi, mescolati con dolci moscatelli, com'era di
moda all'epoca.
Tre secoli più tardi, il dott. Villafranchi-Giorgini (1847) cita un tronco di vite di dimensioni
eccezionali proveniente da Valle Castagneta, mentre l'enotecnico Luigi Vivarelli parla diffusamente
di sistemi di allevamento della vite, affermando che, in Maremma, è già ampiamente diffusa la
vigna specializzata allevata a cordone speronato. Tra le testimonianze più significative ed
esaurienti, quelle del dott. Alfonso Ademollo, riconducibili a una relazione all'inchiesta
parlamentare Jacini (1884), si soffermano lungamente sulla vocazione viticola della Maremma;
nella stessa relazione, che fotografa perfettamente la situazione della viticoltura maremmana alla
fine del 1800, egli afferma che le varietà coltivate sono numerose, alcune "internazionali"
perfettamente adattate al territorio, il quale viene ritenuto altamente vocato alla coltura della vite
(per cinque sesti della superficie), mancando periodi di caldo o di freddo eccessivi e grazie anche ai
terreni leggeri e permeabili, dovuti a sabbie, rocce decomposte, detriti vulcanici e ciottolame.
Inoltre, relativamente ai pregi e difetti del vino prodotto sul territorio maremmano, egli si esprime
in modo molto positivo, tanto da affermare che il vino è prodotto in ogni parte della provincia, sia in
aree pianeggianti che montuose.
In tutti questi secoli, lo sviluppo dell'agricoltura maremmana è sempre stato accompagnato da
un'affermazione della viticoltura e, di pari passo, da una forte valenza della tradizione vinicola,
spesso perpetrata dai monaci benedettini nei periodi più bui del basso medioevo, e oggi ancora
riscontrabile percorrendo il territorio, dove non di rado è possibile trovare vecchie cantine presenti
nelle vie dei paesi o, addirittura, scavate nel tufo probabilmente già al tempo degli etruschi, ma
anche partecipando a una delle tante Sagre o Feste dedicate alla Vendemmia o al Vino (quelle di
Scansano e di Cinigiano vantano una storia di quasi mezzo secolo).
All'inizio del XX° secolo, la viticoltura in provincia di Grosseto, come in altre aree del Paese,
conobbe un periodo di crisi, con una polverizzazione delle proprietà diretto coltivatrici e diffuse
forme di conduzione mezzadrile, sfavorevoli alla espansione della specializzazione viticola, senza
però portare a modifiche sostanziali della superficie vitata, ma, con i decenni successivi, si
moltiplicarono le iniziative di molti proprietari intese a sviluppare una viticoltura più moderna e
razionale, anche con l'innesto di nuove cultivar, aiutate dai tecnici e dalle associazioni.
Con il trascorrere degli anni, la nascita delle prime cantine cooperative e il contributo proveniente
dall'attività di sperimentazione e di studio condotta sul territorio dalle istituzioni pubbliche
(provincia di Grosseto, Università degli Studi di Firenze e di Pisa) e da parte delle aziende private,
si crearono così i presupposti per richiedere il riconoscimento dell'indicazione geografica (I.G.)
"Maremma Toscana" Bianco e Rosso con decreto ministeriale 22 marzo 1988, sostituita
successivamente, col decreto ministeriale 9 ottobre 1995, con l'indicazione geografica tipica (IGT)
"Maremma Toscana". Alla fine degli anni '90, tuttavia, si fece più forte la consapevolezza che il
territorio della Maremma grossetana poteva aspirare al riconoscimento della denominazione di
origine controllata per i vini prodotti nella zona, rafforzata anche dalla nascita, nel 2004, del
Distretto Rurale, che comprende l'intero territorio amministrativo provinciale, nato con l'obiettivo
di realizzare un "Sistema territoriale di qualità" in modo da concorrere alla crescita e allo sviluppo
economico e sociale del territorio, che ha consentito di avviare un percorso di valorizzazione delle
produzioni locali di qualità e delle biodiversità della Maremma, in primis di quelle inerenti la filiera
vitivinicola. Dopo un lungo percorso, il riconoscimento della DOC avvenuto nel corso del 2011 ha
l'intento di valorizzare i vini ottenuti su questa area, in modo da evidenziarne le peculiarità e le
ottime caratteristiche qualitative.


Articolo 10
(Riferimenti alla struttura di controllo)
10.1 Nome e indirizzo dell'organismo di controllo:
Valoritalia s.r.l. - società per la certificazione delle qualità e delle produzioni vitivinicole italiane
Via Piave, 24
00187 - Roma
Tel.: +39 06 45437975
Fax: +39 06 45438908
e-Mail: info@valoritalia.it
La Società Valoritalia s.r.l - società per la certificazione delle qualità e delle produzioni
vitivinicole italiane - è l'organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010, che effettua la
verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012.


Allegato n. 1
Vitigni idonei alla coltivazione nell'ambito della Regione Toscana per il vino "Maremma
toscana" DOC
1. Abrusco N.
2. Albana B.
3. Albarola B.
4. Aleatico N.
5. Alicante Bouschet N.
6. Alicante N.
7. Ancellotta N.
8. Ansonica B.
9. Barbera N.
10. Barsaglina N.
11. Biancone B.
12. Bonamico N.
13. Bracciola Nera N.
14. Cabernet Franc N.
15. Cabernet Sauvignon N.
16. Calabrese N.
17. Caloria N.
18. Canaiolo Bianco B.
19. Canaiolo Nero N.
20. Canina Nera N.
21. Carignano N.
22. Carmenere N.
23. Cesanese D'Affile N.
24. Chardonnay B.
25. Ciliegiolo N.
26. Clairette B.
27. Colombana Nera
28. Colorino N.
29. Durella B.
30. Fiano B.
31. Foglia Tonda N.
32. Gamay N.
33. Grechetto B.
34. Greco B.
35. Groppello di Santo Stefano N.
36. Groppello Gentile N.
37. Incrocio Bruni 54 B.
38. Lambrusco Maestri N.
39. Livornese Bianca B.
40. Malbech N.
41. Malvasia Bianca di Candia B.
42. Malvasia Bianca lunga B.
43. Malvasia Istriana B.
44. Malvasia N.
45. Malvasia Nera di Brindisi N.
46. Malvasia Nera di Lecce N.
47. Mammolo N.
48. Manzoni Bianco B.
49. Marsanne B.
50. Mazzese N.
51. Merlot N.
52. Mondeuse N.
53. Montepulciano N.
54. Moscato Bianco B.
55. Muller Thurgau B.
56. Orpicchio B.
57. Petit manseng B.
58. Petit verdot N.
59. Pinot Bianco B.
60. Pinot Grigio G.
61. Pinot Nero N.
62. Pollera Nera N.
63. Prugnolo Gentile N.
64. Pugnitello N.
65. Rebo N.
66. Refosco dal Peduncolo rosso N.
67. Riesling Italico B.
68. Riesling Renano B.
69. Roussane B.
70. Sagrantino N.
71. Sanforte N.
72. Sangiovese N.
73. Sauvignon B.
74. Schiava Gentile N.
75. Semillon B.
76. Syrah N.
77. Tempranillo N.
78. Teroldego N.
79. Traminer Aromatico Rs
80. Trebbiano Toscano B.
81. Verdea B.
82. Verdello B.
83. Verdicchio Bianco B.
84. Vermentino B.
85. Vermentino Nero N.
86. Vernaccia di San Gimignano B.
87. Viogner B.


Allegato A
Elenco delle Menzioni Geografiche Aggiuntive
Elenco dei Comuni:
- Grosseto
- Arcidosso
- Campagnatico
- Castel del Piano
- Castell'Azzara
- Castiglione della Pescaia
- Cinigiano
- Civitella Paganico
- Follonica
- Gavorrano
- Isola del Giglio
- Magliano in Toscana
- Manciano
- Monterotondo Marittimo
- Montieri
- Orbetello
- Roccalbegna
- Roccastrada
- Santa Fiora
- Scarlino
- Seggiano
- Semproniano
- Sorano
Elenco delle Frazioni:
nel comune di Grosseto:
- Alberese
- Marina di Grosseto
- Batignano
- Braccagni
- Rispescia
- Istia d'Ombrone
- Roselle
- Montepescali
nel comune di Arcidosso:
- Stribugliano
- Bagnoli
- Salaiola
- Montelaterone
- Macchie Zancona
nel comune di Campagnatico:
- Arcille
- Marrucheti
- Montorsaio
- Sant'Antonio
nel comune di Capalbio:
- Carige
- Torba
- Pescia Fiorentina
nel comune di Castel del Piano:
- Montenero
- Montegiovi
nel comune di Castell'Azzara:
- Selvena
nel comune di Castiglione della Pescaia:
- Vetulonia
- Tirli
- Buriano
nel comune di Cinigiano:
- Borgo Santa Rita
- Castiglioncello Bandini
- Monticello Amiata
- Castel Porrona
- Poggi del Sasso
- Sasso d'Ombrone
nel comune di Civitella Paganico:
- Monte Antico
- Civitella Marittima
- Paganico
- Casale di Pari
- Pari
nel comune di Gavorrano:
- Giuncarico
- Caldana
- Ravi
- Bivio di Ravi
- I Forni
- Castellaccia
- Casteani
- Bagno di Gavorrano
- Castel di Pietra
- Filare
- Grilli
- Potassa
nel comune di Magliano in Toscana:
- Pereta
- Collecchio
- Montiano
nel comune di Manciano:
- Marsiliana
- Montemerano
- Poderi di Montemerano
- Saturnia
- Poggio Murella
- Poggio Fuoco
- San Martino sul Fiora
- Capanne
- Sgrilla
- Cavallini
- Guinzoni
nel comune di Massa Marittima:
- Tatti
- Valpiana
- Perolla
- Ghirlanda
- Montebamboli
- Cura Nuova
- Prata
- Capanne
- La Pesta
- Niccioleta
nel comune di Monte Argentario:
- Porto Santo Stefano
- Porto Ercole
nel comune di Monterotondo Marittimo:
- Frassine
nel comune di Montieri:
- Boccheggiano
- Gerfalco
- Travale
nel comune di Orbetello:
- Albinia
- Fonteblanda
- Talamone
- Ansedonia
- La Polverosa
- San Donato
nel comune di Pitigliano:
- Casone
- Collina
- Conatelle
- Filetta
- La Rotta
- La Prata
- Malpasso
- Il Piano
- Valle Palombata
- Corano
- Bagnolungo
- Fratenuti
- San Martino – Madonna delle Grazie
- Pietramora
- Poggio Grillo
- Crocignano
- Naioli
- Vallebuia
- Bellavista
- Belvedere
- Poggio Lombardello
- Gradone
- Selvicciola
- Trigoli
- Vacasio
- Doganella
- Annunziata
- Fiora – Meletello
- Felcetoni
- Poggio Rota
- Rusceti
- San Pietro
- Turiano
- Valle Morta
- Valle Orsaia
- Formica
- Poggio Cavalluccio
- Rimpantoni
- Roccaccia
- Rompicollo
- Pantano
- Poggio Lepre
- Ortale
- Sconfitta
- Vuglico
- Pian di Morrano
- Bottinello
- Ornelleta
- Pantalla
- Pian D'Arciano
- Porcarecce
- Ripignano
- Spinicci
- Insuglieti – Le Sparne
nel comune di Roccalbegna:
- Cana
- Santa Caterina
- Triana
- Vallerona
nel comune di Roccastrada:
- Montemassi
- Ribolla
- Roccatederighi
- Sticciano
- Sassofortino
- Torniella
- Piloni
nel comune di Santa Fiora:
- Bagnolo
- Bagnore
nel comune di Scansano:
- Poggioferro
- Pomonte
- Murci
- Pancole
- Montorgiali
- Polveraia
- Baccinello
nel comune di Seggiano:
- Pescina
nel comune di Semproniano:
- Catabbio
- Cellena
- Petricci
- Rocchette
nel comune di Sorano:
- Filetta
- Vignamurata
- Pian di Conati
- Elmo
- Montebuono

 


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