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Gioia del Colle Doc

02.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA "GIOIA DEL COLLE"


Approvato con DPR 11.05.1987 GU n. 248 - 23.10.1987
Modificato con DM 30.11.2011 GU n. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata «Gioia del Colle» e riservata ai vini rossi, rosato e bianco
che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.


Articolo 2
Base ampelografica
I vini «Gioia del Colle», rosso o rosato, devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti
composti dai vitigni:
Primitivo: dal 50% al 60%;
Montepulciano, Sangiovese, Negroamaro, Malvasia nera da soli o congiuntamente dal 40% al 50%,
con il limite massimo del 10% per la Malvasia.
Il vino «Gioia del Colle» bianco deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai
vitigni:
Trebbiano Toscano: dal 50% a 70%;
altri vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Puglia, dal 30% al 50%, per la zona
omogenea Murgia centrale, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino
approvato, con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell'allegato 1 del
presente disciplinare.
Il vino «Gioia del Colle» Primitivo deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti
dal solo vitigno Primitivo.
Il vino «Gioia del Colle» Aleatico deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti
dal vitigno aleatico per almeno l'85%.
Possono concorrere alla produzione del vino «Gioia del Colle» aleatico da sole o congiuntamente,
le uve provenienti dai vitigni Negroamaro, Malvasia nera, Primitivo, presenti nei vigneti fino ad un
massimo complessivo del 15%.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione che comprende in provincia di Bari tutto il
territorio dei comuni di: Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Cassano Murge, Castellana
Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Putignano, Rutigliano, Sammichele di
Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Turi e quello del comune di Altamura con esclusione
nell'interno di esso del territorio appartenente alla zona di produzione del vino «Gravina» di cui
all'articolo 3 del disciplinare pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del 12 gennaio 1983.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini «Gioia del Colle»
devono essere quelle tradizionali della zona e comunque, atte a conferire alle uve ed al vino
derivato le specifiche caratteristiche di qualità.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli
generalmente usati e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e dei vini.
È vietata ogni pratica di forzatura. La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini
«Gioia del Colle» rosso o rosato non deve essere superiore ai t 12 e, per il bianco, ai t 13 di uve per
ettaro in coltura specializzata.
A tali limiti, anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa dovrà essere riportata attraverso
una cernita delle uve, purché la produzione non superi del 20% il limite medesimo.
La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70% per i vini «Gioia del Colle»
rosso, ed al 60% per i vini «Gioia del Colle» rosato e bianco.
La resa massima di uva ammessa per la produzione dei vini «Gioia del Colle» primitivo ed aleatico
non deve essere superiore ai quintali 80 di uve per ettaro in coltura specializzata.
La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 65% per i vini «Gioia del Colle»
primitivo ed aleatico. Qualora la resa uva-vino superi i limiti sopra riportati, l'eccedenza non avrà
diritto alla D.O.C.
Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare ai vini «Gioia del Colle» un titolo
alcolometrico naturale minimo di:
rosso 11,00% vol;
rosato 10,50% vol;
bianco 10,00% vol;
Primitivo 13,50% vol;
Aleatico 14,00% vol.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione, ivi compreso l'invecchiamento obbligatorio, devono essere
effettuate nell'interno della zona di produzione delimitata nel precedente articolo 3.
Tuttavia, tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione è consentito che tali operazioni
siano effettuate nell'intero territorio dei comuni anche se soltanto in parte compresi nella zona
delimitata.
Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali, leali e costanti, atte a
conferire ai vini le loro peculiari caratteristiche.
Il residuo mosto delle uve destinate alla produzione del vino «Gioia del Colle» rosato non può
essere utilizzato per la preparazione del vino «Gioia del Colle» rosso.

Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini «Gioia del Colle» all'atto dell'immissione al consumo devono rispondere alle seguenti
caratteristiche:
"Gioia del Colle" Rosso:
colore: rosso dal rubino al granato;
odore: vinoso gradevole con profumo caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, giustamente tannico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
"Gioia del Colle" Rosato:
colore: rubino delicato;
odore: lievemente vinoso, con profumo caratteristico di fruttato se giovane;
sapore: asciutto, fresco, armonico, gradevole;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
"Gioia del Colle" Bianco:
colore: bianco tendente al paglierino;
odore: gradevole, con caratteristiche di fruttato, delicato;
sapore: asciutto, fresco, armonico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.
"Gioia del Colle" Primitivo:
colore: rosso tendente al violaceo ed all'arancione con l'invecchiamento;
odore: aroma leggero caratteristico;
sapore: gradevole, pieno, armonico, tendente al vellutato con l'invecchiamento; può anche essere
leggermente amabile e in tal caso il contenuto zuccherino non deve superare i 10 grammi per litro;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
"Gioia del Colle" Aleatico Dolce:
colore: rosso granato più o meno intenso, con riflessi violacei, tendente all'arancione con
l'invecchiamento;
odore: aroma delicato caratteristico che si fonde con il profumo che acquista il vino con
l'invecchiamento;
sapore: pieno, moderatamente dolce, vellutato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui almeno 13,00% vol svolti;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
"Gioia del Colle" Aleatico Liquoroso Dolce: vino liquoroso ottenuto mediante alcoolizzazione con i
vini base o mosti rispondenti alle condizioni previste dal presente disciplinare per il tipo «aleatico»;
colore: rosso granato più o meno intenso con riflessi violacei, tendente all'arancione con
l'invecchiamento;
odore: aroma delicato caratteristico che si fonde con il profumo che acquista il vino con
l'invecchiamento;
sapore: pieno, caldo, dolce, armonico, gradevole;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 18,50% vol di cui almeno 16,00% vol svolti;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di modificare, con proprio
decreto, per i vini di cui sopra, i limiti minimi indicati per l'acidità totale e l'estratto non riduttore.


Articolo 7
Designazione e presentazione
Il vino «Gioia del Colle» primitivo ottenuto da uve che assicurino un titolo alcolometrico volumico
naturale di 14,00% vol ed immesso al consumo con un titolo alcolometrico volumico effettivo di
14,00% vol dopo due anni di invecchiamento può portare in etichetta la menzione «riserva».
Il periodo di invecchiamento decorre dal primo novembre dell'annata di produzione delle uve.
Il vino «Gioia del Colle» aleatico non può essere immesso al consumo prima del primo marzo
successivo all'annata di produzione delle uve.
Il vino «Gioia del Colle» aleatico ottenuto da uve che assicurino un titolo alcolometrico volumico
naturale del 15,00% vol e sia immesso al consumo dopo almeno due anni di cui uno in botti di
legno può portare in etichetta la menzione «riserva».
Il periodo di invecchiamento decorre dal primo gennaio successivo all'annata di produzione delle
uve e, per il tipo liquoroso, dalla data di alcolizzazione.
Alla denominazione di cui all'articolo 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi «extra», «superiore», «fine»,
«scelto», «selezionato» e similari.
È obbligatoria l'indicazione dei termini «amabile», «dolce» e «liquoroso» per designare le
corrispondenti tipologie dei vini «Gioia del Colle» aventi tali caratteristiche e, per i tipi «riserva», è
obbligatoria l'indicazione del' annata di produzione delle uve.
È consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati,
purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l'acquirente; nonché
la indicazione di nomi di aziende e di vigneti dai quali effettivamente provengono le uve da cui il
vino, così qualificato, è stato ottenuto.


Articolo 8
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata dal disciplinare di produzione è denominata "Murgia di sud-est" e fa
parte della più ampia area della Murgia, al confine tra la murgia alta e la murgia dei trulli dei
Trulli". Dal punto di vista cartografico la zona è orientata a sud della provincia di Bari. I comuni
rientranti nella zona delimitata sono: Acquaviva delle Fonti, Adelfia, Casamassima, Cassano
Murge, Castellana Grotte, Conversano, Gioia del Colle, Grumo Appula, Noci, Putignano,
Rutigliano, Sammichele di Bari, Sannicandro di Bari, Santeramo in Colle, Turi e quello del comune
di Altamura con esclusione nell'interno di esso del territorio appartenente alla zona di produzione
del vino «Gravina» di cui all'articolo 3 del disciplinare pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 10 del
12 gennaio 1983.
La pedologia del suolo presenta le classiche terre rosse derivate dalla dissoluzione delle rocce
calcaree, delle quali rappresentano i residui insolubili composti da ossidi e idrossidi di ferro e di
alluminio. Sono terreni che per la loro ricchezza di potassio e la relativa povertà di sostanza
organica costituiscono un privilegiato substrato per la coltivazione di varietà di uve per vini rossi di
pregio ma anche vini bianchi. I terreni, argillosi, argillosi-limosi, hanno elevata presenza di
scheletro che raggiunge circa il 60% dei costituenti totali.
L'altitudine delle aree coltivate a vite è compresa tra 200 e i 450 metri sul livello del mare e con un'
escursione altimetrica, quindi, di 250 metri. Le pendenze sono lievi e le esposizioni prevalenti sono
orientate sud-est.
Il clima è del tipo caldo arido, con andamento pluviometrico molto variabile e precipitazioni che, a
seconda delle annate, vanno dagli 800 mm ai 400 mm di acqua, concentrate per circa il 70% nel
periodo autunno-invernale. Considerato l'andamento riferito al periodo vegetativo della vite, che è
compreso da aprile a settembre, si riscontrano valori di precipitazione molto modesti aggiratesi sui
300 mm. di pioggia. Non sono rare estati senza alcuna precipitazione. L'andamento medio
pluriennale termico è caratterizzato da elevate temperature che raramente superano i 30 C° e
scendono sotto 0 c°. Durante il periodo estivo le temperature minime difficilmente scendono sotto i
18° C.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
Geograficamente Gioia del Colle, situato al centro dell'area interessata, è un piccolo agglomerato di
case che circondano il bellissimo castello che Federico II di Svevia fece edificare nel 1230. La
coltivazione della vite e la produzione del vino nel territorio di Gioia del Colle erano già attive tra
l'VIII° ed il III° sec. a.C. (Peucezia), come testimoniano i numerosi ritrovamenti di contenitori
destinati a contenere vino nella zona archeologica di Monte Sannace, il più grande abitato peucetico
noto, a pochi chilometri da Gioia del Colle (alcuni reperti si possono ammirare nel museo
archeologico sito all'interno del castello).
Gli unici documenti storici certi dell'origine del Primitivo( vitigno più rappresentativo della doc
gioia del Colle risalgono all'inizio del secolo scorso quando nel 1919 il Direttore del Consorzio di
Difesa della Viticoltura di Bari, Prof. G. Musci, dichiarò in una sua pubblicazione, che l'abate
primicerio Francesco Filippo Indellicati fu il primo a effettuare una sorta di "selezione clonale" del
Primitivo. L'abate nato e cresciuto a Gioia del Colle oltre ad essere il primicerio della Chieda
Madre locale era anche un grande esperto di botanica e agronomia. Su finire del secolo,
probabilmente nel 1799, notò la crescita disordinata nelle campagne gioiesi di molta uva da vino,
costume allora alquanto diffuso. Tra le varie uve tra di loro mischiate, una varietà maturava prima
delle altre, pur avendo una fioritura abbastanza tardiva. Per tale caratteristica la denominò
"Primaticcia o Primativo" dal latino "primativus". Il primicerio effettuò un'attenta selezione delle
marze della varietà e li impiantò in agro di Gioia del Colle in una zona denominata "Liponti" che fa
ancora oggi parte della contrada denominata "Terzi". L'appezzamento era dell'estensione di otto
quartieri che oggi corrispondono a circa 0,15 ettari per un totale di 625 ceppi, che sono la prima
monocoltura che si ricordi di vino Primitivo in queste zone.
Dal 1820 in poi il vitigno si estese anche all'agro di Acquaviva delle Fonti dove sin da subito si
riscontrò una maggiore gradazione alcolica finale. Tale situazione fece diventare il comune di
Acquaviva la sede del in cui si fissava il prezzo dell'uva alla vendemmia. Successivamente il
vitigno iniziò la sua espansione nei comuni limitrofi interessando Cassano delle Murge,
Sammichele di Bari, Noci e Castellana Grotte, arrivando sino al litorale adriatico e espandendosi
anche in altre direzioni quali Santeramo in Colle, Altamura e Gravina.
Secondo una relazione di inizio secolo scorso di Musci nell'intervallo di tempo compreso tra il
1820 e la fine del secolo XIX il vitigno era coltivato in Puglia nei seguenti comuni: Gioia del Colle,
Acquaviva delle Fonti, Santeramo in Colle, Altamura, Gravina, Cassano delle Murge, Sammichele
di Bari, Casamassima, Grumo Appula, Toritto, Sannicandro di Bari, Turi, Bitritto, Modugno,
Bitonto, Palo del Colle, Adelfia, Rutigliano, Conversano, Castellana Grotte, Putignano, Noci e
Alberobello.
Elementi determinanti per imprimere le peculiarità di un vino sono il vitigno e l'ambiente,
quest'ultimo inteso sia dal punto di vista fisico (clima e terreno) sia sotto l'aspetto antropologico
(tradizioni, tecnica, professionalità). Di fondamentale importanza sono quindi i fattori umani
presenti nel territorio di produzione che hanno inciso sulle caratteristiche del vino.
Il territorio interessato dalla produzione dei vini "Gioia del Colle" presenta un paesaggio agrario
caratterizzato da residui boschi di querce che costituiva la copertura naturale del territorio prima
della presenza dell'uomo misti a frutticoltura mediterranea, mandorli e ciliegi, alla coltivazione di
olivi e ampi appezzamenti destinati alla produzione di foraggio per l'allevamento. Il paesaggio
rurale attualmente è caratterizzato da tipici, eleganti e lineari muretti a secco che delimitano e
sostengono il terreno agrario lentamente accumulatosi nel tempo e sul quale l'uomo ha impiantato i
vigneti che danno i vini interessati dal presente disciplinare. La pietra, in simbiosi con la vite, è
parte integrante della Murgia ,e la caratterizza in molteplici aspetti agronomici ed enologici.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale
definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente
disciplinare di produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli
tradizionalmente coltivati da sempre nell'area geografica considerata: il Primitivo che rappresenta
circa il 60% della superficie vitata del territorio, Montepulciano, Sangiovese, Negroamaro,
Malvasia nera aleatico tra quelli a bacca rossa ed il Trebbiano tra quelli a bacca bianca ;
-le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura: anche questi elementi sono
quelli tradizionali e comunque sono tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla
superficie delle viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la
razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben
esposta e di contenere le rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare:. In
particolare le forme di allevamento prevalentemente utilizzate nella zona sono l'Alberello, la
Controspalliera ed il tendone: la prima forma rappresenta il 20%, la seconda il 70% e la terza il 10%
del totale.
I sistemi di potatura adottati sono: per l'allevamento ad Alberello la potatura corta (al momento
della potatura vengono lasciate 2 speroni con 3-4 gemme per ciascuna delle 2 o 3 branche), per
l'allevamento a Controspalliera la potatura mista ( sperone e capo a frutto con circa 8-10 gemme).
La densità di impianto varia da 4.500 ceppi per la spalliera a circa 10.000 ceppi per l'alberello fino
a 2500 per il tendone.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o
esclusivamente attribuibili all'ambiente geografico.
I vini di cui al presente disciplinare di produzione presentano, dal punto di vista analitico ed
organolettico, caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6, che ne permettono
una chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente geografico.
In particolare tutti i vini presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie,
mentre al sapore e all'odore si riscontrano aromi prevalenti tipici dei vitigni: è presente una spiccata
mineralità sostenuta da una buona acidità in quanto è risaputo che le massime espressioni
qualitative della vite si hanno su terreni minerali, con poca sostanza organica e non troppo ricchi di
acqua, elemento che la natura carsica del terreno rappresenta in maniera ideale.
E' necessario precisare anche che la caratteristica principale del vitigno primitivo continua ad essere
quella che sebbene germogli con notevole ritardo rispetto ad altri vitigni riesce a portare, poi, a
compimento il proprio ciclo vegetativo in un tempo relativamente breve (la maturazione avviene tra
la fine di Agosto e gli inizi di Settembre).
La combinazione di entrambe le caratteristiche spiega la rapida diffusione del primitivo in tutta la
zona collinare denominata "Murgia" e non solo, dunque, per la sua maturazione precoce. Infatti
l'umidità da una parte e la temperatura primaverile dall'altra, concorrono ad originare frequenti
gelate, che danneggerebbero altri vitigni a germogliamento precoce. Germogliando con notevole
ritardo, il primitivo può così evitare i danni derivanti dal sopraggiungere di tali nefasti eventi
atmosferici.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui
alla lettera B).
La millenaria storia vitivinicola della zona, dalla Magna Grecia, al medioevo, fino ai giorni nostri,
attestata da numerosi documenti, la presenza di dismessi stabilimenti vitivinicoli individuati come
esempi di archeologia industriale, la presenza da decenni di istituti di ricerca specializzati sul
territorio, è la fondamentale prova della stretta connessione ed interazione esistente tra i fattori
umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del vino "Gioia del colle".
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante con la
fisiologia della vite, contribuendo all'ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche ed
organolettiche dei vini "Gioia del Colle". In particolare trattasi di terre che presentano un limitato
contenuto di elementi nutritivi e che mal si prestano ad un'utilizzazione intensiva delle altre colture
agrarie (anche in relazione alla loro giacitura); ma proprio in virtù di tali caratteristiche sono idonei ad
una vitivinicoltura di qualità, con basse rese produttive, conferendo ai vini particolare vigore e
complessità.
Questa conformazione fa, di questo altipiano, l'habitat ideale per la vigna che affonda le sue radici
nello strato calcareo immediatamente sottostante il sottile strato di terreno fertile, con la conseguenza
che i vigneti qui impiantati hanno rese per ettaro naturalmente basse ed una grande mineralità
sostenuta da una buona acidità in quanto è risaputo che le massime espressioni qualitative della vite si
hanno su terreni minerali, con poca sostanza organica e non troppo ricchi di acqua, elemento che la
natura carsica del terreno rappresenta in maniera ideale.
L'uomo, intervenendo sul territorio, ha nel corso dei tempi tramandato le tradizionali tecniche di
coltivazione ed enologiche, che nell'epoca moderna, grazie al progresso scientifico e tecnologico
sono state notevolmente affinate ottenendo dei risultati enologici di notevole interesse e vini che
al giorno d'oggi godono di notevole fama per le loro qualità particolari a livello internazionale.


Articolo 9
Riferimenti alla struttura di controllo
Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Bari
C.so Cavour n. 2
70121 - BARI
La C.C.I.A.A. di Bari è l'Autorità pubblica designata dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 2), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 3).

 


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