Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Vini Docg. I disciplinari di produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita

Cannellino di Frascati Docg

18.11.2015

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA e GARANTITA  «CANNELLINO DI FRASCATI »


Approvato con DM 20.09.2011 G.U. 240 - 14.10.2011
Modificato con DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con DM 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
La denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di Frascati» è riservata ai vini che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.


Articolo 2
Base ampelografia
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di Frascati» deve essere
ottenuto dalle uve dei vigneti aventi, nell'ambito aziendale, la seguente composizione varietale:
Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (Malvasia puntinata) minimo 70%;
Bellone, Bombino bianco, Greco bianco, Trebbiano toscano, Trebbiano giallo da soli o
congiuntamente fino ad un massimo del 30%.
Le altre varietà di vitigni a bacca bianca idonei alla coltivazione nella Regione Lazio, presenti nei
vigneti, possono concorrere fino ad un massimo del 15% di questo 30%.
La base ampelografica dei vigneti, già iscritti allo schedario viticolo della denominazione di origine
controllata «Frascati», deve essere adeguata, entro la decima vendemmia riferita, alla data di entrata
in vigore del presente disciplinare di produzione.
Sino alla scadenza, indicata nel precedente comma, i vigneti di cui sopra, iscritti a titolo transitorio
allo schedario viticolo della denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di
Frascati», potranno usufruire della denominazione medesima.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
La zona di produzione delle uve del vino «Cannellino di Frascati» comprende il comprensorio già
delimitato con decreto ministeriale 2 maggio 1933, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 137 del 13
giugno 1933.
Nonché i territori per i quali sono state attualmente rilevate le condizioni previste al secondo
comma dell'art. 1 del decreto del Presidente della Repubblica 12 luglio 1963, n. 930.
Tale zona comprende per intero il territorio amministrativo dei comuni di Frascati, Grottaferrata,
Monte Porzio Catone, ed in parte quelli di Roma e Montecompatri.
Tale zona è così delimitata: sulla via Casilina, appena superato il Km. 21 al ponte di Pantano, il
limite segue in direzione sud-est il fosso Valpignola sino ad incontrare il confine comunale tra
Roma e Montecompatri per proseguire lungo questi in direzione sud-est fino ad incontrare, in
località Marmorelle, quello dell'isola amministrativa del comune di Colonna.
Prosegue quindi verso sud lungo il confine tra Roma e Colonna prima, Roma e Montecompatri poi
ed in prossimità della fontana del Piscaro segue nuovamente per breve tratto verso sud il confine tra
Colonna-Frascati in prossimità del Km. 6,200. Segue quindi tale strada in direzione sud-ovest fino
al Km. 4,300 circa, dove incrocia il confine comunale di Monte Porzio Catone (località Pallotta);
segue quindi verso sud per proseguire poi nella stessa direzione lungo quello tra Montecompatri e
Grottaferrata, sino a raggiungere il confine di Rocca di Papa in prossimità del C. dei Guardiani; da
qui prosegue verso ovest lungo il confine tra Grottaferrata e Rocca di Papa, fino ad incontrare
quello del comune di Marino; segue quindi verso ovest e poi verso nord-ovest il confine tra
Grottaferrata e Marino ed all'altezza di Colle dell'Asino prosegue verso nord-ovest per il confine tra
Roma e Ciampino, raggiungendo il Km. 2 sulla via Anagnina.
Dal Km. 2 sulla via Anagnina segue una retta immaginaria verso nord-est che raggiunge il Km.
12,800 della via Tuscolana (s.s. n. 215), segue quindi la via Tuscolana verso sud-est e a Ponte
Linari prosegue verso nord per la strada di Tor Vergata fino a raggiungere la via Casilina (s.s. n. 6)
in prossimità di Torre Nuova. Seguendo quindi la via Casilina verso est giunge, appena superato il
Km. 21, al ponte di Pantano, da dove è iniziata la delimitazione. Alla zona di produzione delle uve
sopra descritta va ad aggiungersi quella dell'isola amministrativa del comune di Grottaferrata sita
a nord-est del Km. 2 della via dei Laghi (s.s. n. 217) e compresa tra i confini di Rocca di Papa,
Marino e Castel Gandolfo.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti devono essere quelle tradizionali della zona e
comunque atte a conferire alle uve e al vino derivato, le specifiche caratteristiche di qualità. Sono
pertanto da considerare idonei unicamente i vigneti di giacitura ed orientamento adatti i cui terreni
di origine vulcanica siano permeabili, asciutti, ma non aridi.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura, devono essere quelli
generalmente usati, comunque atti a non modificare le caratteristiche dell'uva e del vino.
E' esclusa ogni pratica di forzatura.
E' consentita l'irrigazione di soccorso.
Il numero minimo di ceppi è fissato in 3.000 per ettaro calcolati sul sesto d'impianto; non sono
ammessi impianti a tendone e/o pergola. In deroga a quanto sopra è consentito un periodo
transitorio di anni 10 a far data dall'entrata in vigore del presente disciplinare per l'adeguamento
degli impianti attuali.
La produzione massima di uva non deve eccedere le 1 1 t per ettaro di vigneto in coltura
specializzata. In annate eccezionalmente favorevoli, la produzione dovrà essere riportata ai limiti di
cui sopra, purché quella globale del vigneto non superi del 20% il limite medesimo.
Le uve destinate alla produzione del vino a denominazione di origine controllata e garantita
«Cannellino di Frascati» devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di
12,00% vol.
Le uve dovranno essere raccolte tardivamente.
E' ammesso il parziale appassimento anche in locali idonei.
In caso di annata sfavorevole, che lo renda necessario, la Regione Lazio, su proposta del Consorzio
di tutela, fissa una resa inferiore a quella prevista al presente disciplinare anche differenziata
nell'ambito della zona di produzione di cui all'art. 3, dandone immediata comunicazione
all'organismo di controllo incaricato.
Nell'ambito della resa massima fissata nel presente articolo, la regione Lazio, su proposta del
Consorzio di tutela sentite le Organizzazioni di categoria, può fissare i limiti massimi di uva
rivendicabili per ettaro inferiori a quelli previsti dal presente disciplinare di produzione, dandone
immediata comunicazione all'organismo di controllo incaricato, in rapporto alla necessità di
conseguire un migliore equilibrio di mercato. In questo caso non si applicano le disposizioni di cui
al comma precedente.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nell'interno della zona di produzione delle
uve di cui all'art. 3.
Tuttavia, tenuto conto delle esigenze locali collegate all'urbanizzazione del territorio ed a
salvaguardia delle locali tradizioni esistenti, è consentita altresì la vinificazione in parte del comune
di Montecompatri nel comprensorio appresso delimitato: partendo dal confine tra Montecompatri e
Monte Porzio Catone alla q 300, in prossimità del fontanile sito in località Pallotta sulla strada
Frascati-Colonna al km 4,300 circa, il limite segue verso sud tale confine per breve tratto (350 metri
circa), per prendere poi la strada comunale che in direzione sud-est, dopo aver costeggiato M.
Doddo ad ovest ed attraverso viale Antonino risale raggiungendo ad ovest il centro urbano di
Montecompatri, lo costeggia nella parte a sud, includendo così nella delimitazione, fino ad
incrociare la strada comunale che in uscita raggiunge la s.s. Maremmana 30 e poi lungo
quest'ultima, prima in direzione sud-est e poi nord-est raggiunge la strada per Fontana Cannetaccia,
in prossimità del km 3,500. Prosegue poi per quest'ultima strada in direzione ovest e poi nordovest
lungo quelle che costeggiano a nord-est le località Olivello e Pedicata, sino a raggiungere
Fontana Laura (q 344). Da Fontana Laura segue questo verso ovest una retta immaginaria, tesa tra
la q 344 e la q 461(M. Doddo), fino ad incrociare la strada per C. Brandolini: prosegue poi su tale
strada verso nord ed a C. Mazzini piega verso ovest per raggiungere la via Colonna (Frascati
Colonna) in prossimità del km 4,350 e proseguire quindi nella stessa direzione sulla medesima fino
a q 300 da dove è iniziata la delimitazione.
Le operazioni d'imbottigliamento dei vini della denominazione di origine controllata e garantita
«Cannellino di Frascati» devono essere effettuate nell'ambito della zona di vinificazione di cui al
comma 1 e 2 del presente articolo.
Conformemente all'articolo 8 del Reg CE n. 607/2009, l'imbottigliamento o il condizionamento
deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità o la
reputazione o garantire l'origine o assicurare l'efficacia dei controlli; inoltre, a salvaguardia dei
diritti precostituiti dei soggetti che tradizionalmente hanno effettuato l'imbottigliamento al di fuori
dell'area di produzione delimitata, sono previste autorizzazioni individuali alle condizioni di cui
all'articolo 10, comma 3 e 4 del decreto legislativo n. 61/2010.(Allegato 1).
Sono altresì autorizzate le aziende ubicate nella zona di produzione della denominazione di origine
controllata "Castelli Romani" già autorizzate dal DM di approvazione del disciplinare precedente.
Sono fatte salve le deroghe previste dal DLGS n.61 del 2010.
La resa massima delle uve in vino finito non deve essere superiore al 65% per il vino «Cannellino di
Frascati». Qualora la resa uva/vino superi detto limite, ma non oltre il 70%, l'eccedenza non ha
diritto ad alcuna denominazione di origine controllata e garantita; oltre il 70% decade il diritto alla
denominazione di origine controllata e garantita per tutto il prodotto.
Non è ammesso l' arricchimento.


Articolo 6
Caratteristiche al consumo
I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di Frascati», all'atto
dell'immissione al consumo dovranno rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo paglierino intenso;
odore: caratteristico, fine, delicato;
sapore: fruttato, caratteristico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l;
zuccheri riduttori residui minimo 35 g/l.
Qualora nelle fasi di elaborazione e conservazione del vino a denominazione di origine controllata e
garantita «Cannellino di Frascati» vengano utilizzati contenitori di legno, il vino medesimo può
presentarne lieve sentore o percezione.
E' facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali anche su proposta delle
categorie interessate, di modificare con proprio decreto i limiti minimi relativi all'acidità' totale e
all'estratto non riduttore.


Articolo 7
Designazione e presentazione
Alla denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di Frascati» è vietata l'aggiunta di
qualsiasi qualificazione diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli
aggettivi e gli attributi «extra», «fine», «scelto», «selezionato» e simili.
Sulle bottiglie contenenti il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di
Frascati» è obbligatoria l'annata di produzione delle uve.


Articolo 8
Confezionamento
I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Cannellino di Frascati», devono essere
immessi al consumo unicamente in contenitori di vetro tradizionali della capacità consentita dalle
vigenti leggi e comunque compresi tra 375 cc e 750 cc, chiusi con il sistema di tappatura definito
«raso bocca».


Articolo 9
Legame con l'ambiente geografico
A) Informazioni sulla zona geografica.
1. Fattori naturali rilevanti per il legame.
La zona geografica delimitata ricade nella parte centrale della regione Lazio, in Provincia di Roma:
si estende per circa 8.300 ettari e comprende la parte acclive ed le pendici del versante
settentrionale dei Colli albani.
Dal punto di vista geologico i terreni dei Colli albani e quelli pedocollinari hanno avuto origine da
formazioni vulcaniche generate dalle eruzioni del Vulcano laziale: L'attività endogena che ha
generato il Vulcano Laziale è iniziata circa 600 mila anni fa, con la costruzione di un edificio
centrale accresciutosi via via in estensione e in altezza (oltre 2000 metri), sino al collasso della
camera magmatica che ha provocato in superficie la formazione della grande depressione calderica
che comprende i Pratoni di Vivaro.
Successivamente, ripetute esplosioni freatomagmatiche concentrate nel settore occidentale
dell'edificio vulcanico lungo un sistema di faglie distensive di direzione appenninica, hanno
prodotto numerosi crateri: quelli più antichi (Ariccia, Pantano Secco e Prata Porci) sono ricoperti di
sedimenti e attivamente coltivati, mentre gli ultimi in ordine di età, hanno conservato i caratteri
morfologici tipici di forme giovanili, ad imbuto, e sono occupati da profondi bacini lacustri come
quelli Albano e di Nemi. Le eruzioni del Vulcano Laziale sono continuate fino al Paleolitico
superiore (Aurignaciano), ossia fra i 29.000 ed i 25.000 anni fa. Le formazioni vulcaniche sono
costituite soprattutto da ceneri e lapilli depositati in strati di notevole spessore e cementati in misura
diversa.
Si possono distinguere: pozzolane (localmente dette "terrinelle"), cioè ceneri vulcaniche del tutto
prive di cementazione: si riscontrano nelle zone più lontane dalle bocche di eruzione e danno luogo
a terreni sabbiosi, profondi, permeabili all'acqua e senza ristagni né superficiali né profondi; tufi
litoidi, più o meno duri, derivati dalla cementazione delle ceneri e dei lapilli, con diverse
denominazioni locali (cappellacci, cappellacci teneri, occhio di pesce, occhio di pernice, ecc.),
coprono la parte maggiore del territorio considerato. Sono di scarsa o nulla permeabilità all'acqua e
alle radici ed è necessario pertanto procedere a scassi profondi per permettere agli agenti
atmosferici di attivare la pedogenesi e mettere a disposizione delle colture, in particolare della vite,
uno strato sufficiente di terreno agrario per lo sviluppo radicale e la nutrizione idrica e minerale;
rocce laviche, dure, poco attaccabili dai mezzi meccanici e dagli agenti atmosferici. Coprono una
minima parte del territorio in zone vicine ai crateri di eruzione. In generale danno origine a terreni
di scarso spessore dove s'insedia il pascolo o il bosco; alluvioni recenti formatesi nelle zone
pianeggianti per deposito alluvionale proveniente dalle pendici sovrastanti. I terreni derivati sono
profondi, tendenzialmente argillosi, spesso umidi.
L'altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 70 e i 500 m s.l.m., con pendenza variabile:
l'esposizione generale è orientata verso ovest e nordovest.
Il clima è di tipo mediterraneo di transizione ed è caratterizzato da precipitazioni medie annue
comprese tra i 822 ed i 1010 mm, con aridità estiva non molto pronunciata (pioggia 84-127 mm) nei
mesi estivi. Temperatura media piuttosto elevata compresa tra i 13,7 ed i 15,2°C: freddo poco
intenso da novembre ad aprile, con temperatura media inferiore ai 10°C per 3-4 mesi l'anno e
temperatura media minima del mese più freddo dell'anno che oscilla tra 3,4 e 4,0° C.
La combinazione tra natura del terreno e fattori climatici fanno della zona delimitata come DOCG
Cannellino di Frascati un territorio altamente vocato alla produzione di vini di pregio.
2. Fattori umani rilevanti per il legame.
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino "Cannellino di Frascati".
La presenza della viticoltura nell'area delimitata risale all'epoca romana: complice la natura del
suolo e il clima temperato, la coltivazione della vite ha trovato nella zona anticamente denominata
Tusculum (Tuscolo) il luogo ideale e favorevole per la sua progressiva espansione e specializzazione.
Risale al V secolo a. C. una pittura parietale raffigurante due caproni che si affrontano sotto un ricco
tralcio di vite carico di turgidi grappoli. Si tratta di uno dei reperti archeologici del Tuscolo conservati
dal 1940 nel Castello di Agliè, in Piemonte.
Tra i più antichi ed illustri intenditori del "Frascati" spicca Marco Porzio Catone detto il Censore, che
nel suo celebre trattato De Agricultura fissò le norme di coltivazione e vinificazione. Originario di
una famiglia di viticoltori tuscolani, gradiva egli stesso porsi al lavoro delle sue terre assieme ai propri
dipendenti, dividendone poi il cibo semplice ed il vino genuino.
Varrone ricorda le feste tuscolane "Vinalia" per il vino nuovo del Tuscolo ed alcuni provvedimenti
relativi alla sua esportazione in Roma: a Tuscolo s'era provveduto per legge che nessuno mandasse
vino nuovo in città prima che fossero celebrate le feste del vino. Con questo buon vino, a detta di
Macrobio, Ortensio innaffiava i celebri platani che aveva piantato sulle liete pendici tuscolane perché
crescessero più rigogliosi.
Successivamente, in una bolla di Papa Sergio I (687-701), sono citate "vigne sotto Frascati, fra la
via Appia e la via Latina, dove si incrociano gli antichi acquedotti".
Gli Statuti concessi alla città di Frascati da Marcantonio Colonna, Signore e Vicario di Papa Giulio
II della Rovere, datati 1515, stabilivano, in alcuni importantissimi articoli, le zone da destinare a
vigneto, le modalità per determinare l'epoca della vendemmia e regolavano il commercio del vino:
precisamente detta l'art. 96: "che il vino delli forestieri si venda a ellezione dei soprastanti" (quindi
un Consorzio di Difesa e Tutela ante litteram) e "Statuimo et ordiniamo che qualunque del detto
castello, ovvero altri che venda vino, che lo portassi fori d'esso castello, a vendere in esso, che sia
vino latino, non sia lecito a nessuno venderlo più di quello che gli sarà imposto dagli soprastanti, et
chi contraffarà paghi pena di soldi vinti per qualunque volta et per qualunque misura".
Sante Lacerio, bottigliere di Papa Paolo III (1534-1549), in una lettera sulla qualità dei vini in
circolazione afferma che il vino migliore si produce a suo giudizio a Frascati, Marino e a
Grottaferrata.
Nella guida ai viaggiatori Itinerario italiano o sia descrizione dei viaggi per le strade più
frequentate delle principali città italiane del 1828, per Frascati riporta "è circondata di giardini, di
vigne, di oliveti"
Nei corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principe del territorio, fino
all'attualità, come testimoniano i toponimi delle località che costituivano e costituiscono i luoghi di
produzione del Frascati: il Mattei nelle Memorie istoriche dell'antico Tuscolo, oggi Frascati (1711)
riporta vigna di Villa Mondragone, vigna dei Signori Cavalletti, vigna sita in Vermicino, vigna nella
tenuta di San Matteo, vigna dei PP Camaldolesi, vigna nella Tenuta di S. Croce, come il gesuita
Eschinardi, nella approfondita Descrizione di Roma e dell'Agro romano (1750), che riporta numerose
località dove ancora oggi sono presenti vigneti (Borghetto, Osteria del Fico, Molara e Osteria della
Molara, Prata Porci), e afferma ".. una Terra situata in amenissimo luogo appartenente alla Casa
Borghese, che vi ha comode abitazioni, e delizie, essendo luogo abbondante di vini".
Il Cannellino ha ottenuto il riconoscimento dalla Comunità Europea di Menzione tradizionale con il
Reg Ce 753/2002 del 29 aprile 2002. Recentemente la Comunità Europea con il Regolamento
607/2009 del 14 luglio 2009 recante modalità di applicazione del regolamento (CE) n. 479/2008 del
Consiglio per quanto riguarda le denominazioni di origine protette e le indicazioni geografiche
protette, le menzioni tradizionali, l'etichettatura e la presentazione di determinati prodotti vitivinicoli
riporta espressamente: Cannellino, menzione connessa esclusivamente a una tipologia di vini della
denominazione "Frascati" e al relativo metodo di produzione. E' usata da molto tempo per
identificare tale tipologia, il cui particolare processo produttivo permette di ottenere un vino
abboccato.
Sulla base del comprensorio già delimitato con decreto ministeriale 2 maggio 1933, è stato
riconosciuto come DOC fin dal 1966 (D.P.R. 16 maggio 1966) e da ultimo grazie alla sua
reputazione nazionale ed internazionale è stato riconosciuto con la massima qualificazione della
DOCG (Decreto Ministeriale 20 settembre 2011 ).
Grazie alle loro peculiarità, numerosi sono i riconoscimenti che hanno ricevuto e continuano a
ottenere, i vini a DOCG Cannellino di Frascati sia in ambito locale, nazionale che internazionale; ben
figurano inoltre sulle principali guide nazionali.
L'incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale
definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente
disciplinare di produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli
tradizionalmente coltivati nell'area geografica considerata: la Malvasia bianca di Candia, la
Malvasia del Lazio, il Bellone, il Bombino bianco, il Greco bianco, il Trebbiano toscano e giallo;
- le forme di allevamento, i sesti d'impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle
viti, sia per agevolare l'esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le
rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare pari a 71,5 hl/ha;
- le pratiche relative all'elaborazione dei vini che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona
per la vinificazione di vini bianchi complessi ed equilibrati ottenuti da uve raccolte tardivamente e
eventualmente sottoposte ad appassimento.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico.
La DOCG "Cannellino di Frascati" è riferita a una tipologia di vino bianco che dal punto di vista
analitico ed organolettico presenta caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all'articolo 6 del
disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all'ambiente
geografico.
Nello specifico la tipologie di vino si caratterizza:
- "Cannellino di Frascati": vino pieno ed equilibrato con colore giallo paglierino intenso, odore
intenso, caratteristico, fine e delicato, sapore fruttato e caratteristico.
Al sapore, il vino presenta un'acidità normale, un amaro poco percepibile, poca astringenza, buona
struttura, che contribuiscono al loro equilibrio gustativo.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera
B).
L'orografia collinare dell'areale di produzione costituita dalle pendici settentrionali del vulcano
Laziale, e l'esposizione a ovest e nordovest, concorrono a determinare un ambiente arioso, luminoso e
con un suolo naturalmente sgrondante dalle acque reflue, particolarmente vocato per la coltivazione
dei vigneti del "Cannellino di Frascati". Da tale area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote
troppo basse non adatti ad una viticoltura di qualità.
Anche la tessitura e la struttura chimico-fisica dei terreni interagiscono in maniera determinante con la
coltura della vite, contribuendo all'ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimiche ed
organolettiche del "Cannellino di Frascati".
In particolare, i terreni prevalentemente di origine vulcanica, sono costituiti da pozzolane (localmente
dette "terrinelle"), cioè ceneri vulcaniche del tutto prive di cementazione: si riscontrano nelle zone più
lontane dalle bocche di eruzione e danno luogo a terreni sabbiosi, profondi, permeabili all'acqua e
senza ristagni né superficiali né profondi; si hanno anche limi e sabbie gialle mescolate a ciottolini
calcarei e silicei sparsi o concentrati e argille azzurre e grigie di ambiente lacustre e terreni
riconducibili alle terre rosse con tessitura argillo-limosa che presentano, in genere, limitato spessore
ed un sottosuolo coerente. Trattasi di terreni con caratteristiche tali da renderli idonei ad una
vitivinicoltura di qualità
Anche il clima dell'areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti (920 mm), con
scarse piogge estive (120 mm) ed aridità nei mesi estivi, da una buona temperatura media annuale
(14,6°C), unita ad una temperatura relativamente elevata e ottima insolazione nei mesi di settembre
ed ottobre, consente alle uve di maturare lentamente e completamente (in qualche anno anche fino
al mese di novembre), contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche
organolettiche del vino "Cannellino di Frascati".
In particolare, la combinazione tra le caratteristiche del terreno ed i fattori climatici, determina per i
vini bianchi, la produzione di significative quantità di precursori aromatici che consentono di esaltare
le caratteristiche organolettiche e i sentori tipici dei diversi vitigni.
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del "Tusculum", dall'epoca romana, al medioevo,
fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la generale e fondamentale prova della stretta
connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del
"Cannellino di Frascati".
Ovvero è la testimonianza di come l'intervento dell'uomo nel particolare territorio abbia, nel corso dei
secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali nell'epoca
moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all'indiscusso progresso scientifico
e tecnologico, fino ad ottenere i rinomati vini "Cannellino di Frascati", le cui peculiari caratteristiche
sono descritte all'articolo 6 del disciplinare.
In particolare la presenza della viticoltura nella zona del "Frascati" è attestata fin dall'epoca romana,
in molti reperti dei georgici latini.
Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici,
confermano la diffusione di tale coltura.
Con la caduta dell'impero romano e la fine delle invasioni barbariche, la viticoltura in queste terre,
nonostante i danni subiti, non perde la sua continuità con il passato e mantiene sempre un ruolo
importante; come testimoniano i numerosi atti notarili, inerenti i terreni vitati, custoditi negli archivi
monastici.
Gli Statuti della Città di Frascati, emanati nel 1515, regolavano l'ordinamento della Comunità di
Frascati su cui era basata la vita sociale, economica, religiosa, agricola e pastorale. Diversi Articoli
degli Statuti trattano della vite e del vino a testimonianza dell'importanza che anche allora rivestiva la
vitivinicoltura.
Un anonimo cronista al seguito del cardinale Scipione Borghese, raffinato buongustaio, così parla del
Frascati, già noto nella prima metà del '600: "della bontà del sito non mi è necessario dirlo, perché la
virtù et la varietà et la opportunità del terreno si mostra pur anco hoggidì, quando le sue vigne
producono frutti et liquori di tale squisitezza, che io non intendo in quale parte si trovino migliori".
Successivamente, in merito alla poca durata dei vini di Toscana, il Tergioni Tozzetti, in Riflessioni
sopra la poca durata dei moderni Vini di Toscana (1791) porta come esempio tra gli altri il Frascati,
come vino da imitare in quelle terre ".. che il Tiburtino, cioè di Frascati, era nel suo fiore in capo a
10 anni, e quanto più invecchiava, tanto più migliorava" e citando Bacci riporta che all'epoca (1595)
i vini di "Grotta Ferrata" bastavano fino a quattro anni.
Il Marocco, in Monumenti dello Stato pontificio e relazione topografica di ogni paese (1835),
riporta per Monte Porzio Catone "Gli abitanti sono pieni di convenienza , si applicano ai lavori
della campagna, e la maggiore utilità l'hanno sul commercio dèl vino", per Grottaferrata "i vini sono
eccellenti" e per Frascati "Il territorio e feracissimo.. produce eccellenti vini".
Il Coppi, nel Discorso agrario del 1865, letto nell'Accademia tiberina il dì 15 gennaio 1866, riporta
che Fabio Cavalletti nel suo podere di Grottaferrata (tuttora esistente) adottò un nuovo sistema di
coltivare la vite e che il vino è di qualità eccellente.
Il Dalmasso, autore di uno dei primi trattati sui vini d'Italia, nella sua "Storia della vite e del vino in
Italia" (1931-37), ricorda come il medico di Sisto V, Andrea Bacci, avesse definito Frascati "luogo di
delizie, generoso di uve e di vari frutti", mettendo in evidenza che "quegli industri coltivatori avevano
propagato nelle loro vigne le viti più elette d'Italia" dalle quali si ottenevano vini che venivano forniti
"ai conviti principeschi, nonché alle mense borghesi di Roma".
Interessante e pittoresca è la cronaca di una gita effettuata Grottaferrata in occasione della fiera
nell'anno 1869 e riportata nel Buonarroti scritti sopra le arti e le lettere da Enrico Narducci: oltre ad
una accorta e gustosa descrizione degli abitanti e delle loro abitudini riporta in merito al vino
"..bottiglie freschissime di vino color oro, di quello che scende benefico all'ugola, apportatore di vita"
e testimonia inoltre dell'esistenza di una società enologica che commerciava in vini "..sappiamo che
in Frascati è costituita una società enologica, composta dai Signori Ambrogini e Santovetti e
presieduta dall'onorevole dottor Gualandi. I vini che questa da al commercio sebbene finora in
piccola scala, dicono chiaro bensì, che mai potrebbesi riprometter con essi".
Tutti gli autori, dai georgici dei tempi antichi ai più recenti cultori della vitivinicoltura, pongono
l'accento sulla bontà dei vini laziali, sulla loro robustezza e sulla loro elevata gradazione alcolica:
non mancano riferimenti alla loro soavità e dolcezza. Tra i tanti si citano il Malagotti che nelle
Lettere scientifiche ed erudite (1806), ricorda "i vin gentili di Frascati", allo stesso modo il
Castellano in Lo Stato Pontificio ne' i suoi rapporti geografici, storici, politici secondo le ultime
divisioni amministrative, giudiziarie ed ecclesiastiche (1837) riporta "si nomano i vini di Frascati
per la loro delicatezza" ed il Raggi nell'opera Sui Colli Albani e Tuscolani (1844) nel parlare di
vino cita "il grazioso e delicato di Frascati".
La produzione di vini amabili o dolci derivava dagli usi e dalle consuetudini che dettavano i tempi
ed i modi della vendemmia e delle operazioni di vinificazione. A Frascati l'inizio della vendemmia
avveniva tradizionalmente per San Crispino (25 ottobre) e si prolungava in molti casi fino alla fine
di novembre. Le operazioni di raccolta erano molto articolate e comprendevano il primo taglio (la
capata, cioè la raccolta dei grappoli dello sperone e delle spalle dei grappoli del capo a frutto), a cui
seguiva un secondo taglio e spesso anche un terzo. Il Ratti in Storia di Genzano con note e
documenti (1797) riporta che "..si aspetta il tempo della vendemmia, che d'ordinario incomincia
circa i 10 di ottobre, e continua sino alla metà di novembre" ed ancora "..primieramente si usa la
precauzione di non raccogliere le uve tutte ad un tratto, ma si scelgono con gran diligenza le più
mature per dare il tempo alle più tardive di acquistare un ugual perfezione". Ciò era, ed è, reso
possibile dagli autunni estremamente miti e per lo più soleggiati che si riscontrano nell'areale di
produzione; i quali permettono di procrastinare la raccolta senza pregiudicare la sanità delle uve.
La tendenza a ritardare la vendemmia è testimoniato anche dagli Atti della Giunta per la Inchiesta
Agraria e sulle condizioni della classe agricola (1833) in cui si pone l'accento sulla consuetudine in
voga nei Castelli romani "..di lasciare quasi appassire l'uva sulla pianta per ottenere quel vino dolce
e d'intenso colore tanto ricercato dagli osti romani". Inoltre era praticato anche l'appassimento in
vigneto mediante il taglio del capo a frutto allo scopo di accelerarne il processo.
L'uva raccolta per ultima era chiaramente surmatura e molto spesso, laddove il clima era
favorevole, botritizzata e quindi interessata da muffa nobile: la terza vendemmia si faceva apposta,
per ottenere vini più ricchi di zucchero e di corpo.
Il 23 Maggio 1949 nasce il Consorzio, su iniziativa di 18 produttori, con la Denominazione di
"Consorzio del Frascati". L'intento era quello di tutelare, valorizzare e propagandare il vino "Frascati"
autentico, ottenuto dalle uve delle vigne tuscolane. Infatti già all'epoca il nome Frascati era
conosciuto in tutto il mondo e garantiva quindi ottime possibilità di vendita; per cui non era più
accettabile si vendesse falso vino di Frascati.
La storia recente è caratterizzata da un'evoluzione positiva della denominazione, con l'impianto di
nuovi vigneti, la nascita di nuove aziende che, unite alla professionalità degli operatori, hanno
contribuito ad accrescere il livello qualitativo e la rinomanza del "Frascati Superiore", fino al recente
(2011) passaggio alla categoria DOCG.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Nome e Indirizzo: Valoritalia srl
Via Piave, 24 – 00187 Roma
Telefono 06/45437975 - Fax 06/45438908; E-mail info@valoritalia.it
La Società Valoritali è l'Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell'articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all'articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all'articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per
i prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica
ed a campione) nell'arco dell'intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).

 

 

 

 

 

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Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti a denominazione di origine controllata (DOC) da almeno dieci anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici e che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale e internazionale.Tali vini, prima di essere messi in commercio, devono essere sottoposti in fase di produzione ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico che certifichi il rispetto dei requisiti previsti dal disciplinare; l'esame organolettico inoltre deve essere ripetuto, partita per partita, anche nella fase dell'imbottigliamento. Per i vini DOCG è infine prevista anche un'analisi sensoriale (assaggio) eseguita da un'apposita commissione; il mancato rispetto dei requisiti ne impedisce la messa in commercio con il marchio DOCG. Inoltre, la legislazione prevede che le DOCG abbiano facoltativamente (sulla scorta di quello che succede da secoli in Francia con la classificazione legale, di tipo gerarchico-qualitativa, dei cru) una ulteriore segmentazione in alto in sottozone (comuni o parti di esso) o microzone (vigneti o poco più) ovvero la menzione geografica aggiuntiva. In Italia, vi sono alcune DOCG che prevedono questa segmentazione che va considerata come classificazione a sé, ovvero la punta della piramdide qualitativa.

NB: Con il D.L. 61 dell'8 aprile 2010 entrato in vigore dall'11 maggio 2010 la classificazione DOCG, così come la DOC, è stata ricompresa nella categoria comunitaria DOP.

 

 

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