Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

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Sicilia Doc

14.11.2015

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine
Controllata "Sicilia" comprende l'intero territorio amministrativo della Regione Sicilia.

La Sicilia è una delle regioni di più antica tradizione viticola come dimostrano i numerosi reperti
archeologici (ampeloliti fossili, anfore ad uso vinario, monete con figurazioni dionisiache e uvicole)
e le molteplici fonti letterarie greche e latine che fanno riferimento ai rinomati vini siciliani.
Sin dall'epoca dei Fenici (IX-IV secolo a.C.) il commercio di olio e vino è testimoniato dalla
presenza di anfore utilizzate per il trasporto e da altre tipologie di ceramiche, quali le brocche
bilobate e le coppe carenate, che costituivano i "servizi" normalmente impiegati per il consumo di
vino. Le recenti ricerche archeologiche dimostrano, inoltre, che i Fenici si occuparono anche di
attività agro-pastorali, oltre che di commercializzazione (M. Botto 2001).
Grande splendore i vigneti ebbero durante la colonizzazione dei Greci (VIII-III secolo a.C.), che
introdussero alcuni vitigni come il Grecanico, giunto sino ai nostri giorni. Si ritrovano
raffigurazioni di scene viticole sulle monete a testimonianza della sviluppata attività economica
della regione legata alla produzione vinaria.

Siracusa Doc

14.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata di cui all'articolo 1 comprende tutto il territorio del comune di Siracusa.

La zona di produzione della DOC "Siracusa" appartiene ad una plaga di antichissima tradizione
vitivinicola; la presenza della vitivinicoltura è testimoniata sin dai tempi della colonizzazione
greca della Sicilia orientale.
Il Moscato di Siracusa viene infatti identificato (S. Landolina Nava 1802) con il Pollio
siracusano, il più antico vino d'Italia, così chiamato dal nome del re tracio che governò Siracusa
nel VII sec. A.C.
Nel 1768, G. A. Arnolfini annovera il Moscato di Siracusa tra i vini degni di nota.
Nell'Ottocento la produzione pregiata di Moscato di Siracusa si aveva nei terreni calcareo
argillosi, bianchi, tra Siracusa e Floridia (B. Pastena 1999).
Il Briosi (1879) dice del Moscato di Siracusa che nell'Ottocento esso era considerato "rinomato
nel commercio di tutto il mondo".
Nel 1900 due Moscati di Siracusa vengono premiati all'esposizione universale di Parigi.
Nel 1848 il comune di Siracusa poteva vantare ben 1.400 ettari vitati, secondo solo a Noto con
5.852 ettari, a testimonianza della importanza che rivestiva la vitivinicoltura in questa zona
(Pastena 1999).

Sizzano Doc

14.11.2015

Le uve destinate alla produzione dei vini "Sizzano" e "Sizzano"riserva devono essere prodotte
nel territorio amministrativo comunale di Sizzano.
Le operazioni di vinificazione, di invecchiamento obbligatorio e di imbottigliamento per i vini
"Sizzano" e " Sizzano" Riserva devono essere effettuate nell'intero territorio dei seguenti comuni:
Barengo, Boca, Bogogno, Borgomanero, Briona, Cavaglietto, Cavaglio d'Agogna, Cavallirio,
Cressa, Cureggio, Sizzano Novarese, Fontaneto d'Agogna, Gattico, Ghemme, Grignasco, Maggiora,
Marano Ticino, Mezzomerico, Oleggio, Prato Sesia, Romagnano Sesia, Sizzano, Suno, Vaprio
d'Agogna , Veruno ed Agrate Conturbia , tutti in provincia di Novara.
Gattinara, Roasio, Lozzolo, Serravalle Sesia tutti in provincia di Vercelli;
Lessona, Masserano, Brusnengo, Curino, Villa del Bosco, Sostegno, Cossato, Mottalciata, Candelo,
Quaregna, Cerreto Castello, Valdengo e Vigliano Biellese tutti in provincia di Biella.

Soave Doc

14.11.2015

Le uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata "Soave" devono essere
prodotte nella zona che comprende in tutto o in parte il territorio dei comuni di Soave, Monteforte
d'Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San
Giovanni Ilarione, San Bonifacio, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e
Lavagno in provincia di Verona.

Il territorio di Soave era già in epoca romana un "pagus" cioè un distretto campagnolo vitivinicolo
circoscritto, noto per la sua buona posizione e per l'intensità delle coltivazioni. Dalle uve si
ottenevano anche peculiari vini "acinatici", risultato di un tradizionale metodo di appassimento
delle uve, come citato al tempo del re goto Teodorico in alcune epistole (A.D. 503), che
raccomandava ai produttori veronesi di ricercare per la mensa reale questi vini "soavissimi e
corposi", e di non dimenticare quello ottenuto dalle uve bianche che "riluce come lattea bevanda, di
chiara purità... di gioviale candidezza e di soavità incredibile". Nel 680 dC testimonianze indicano
l'uso della pergola veronese, forma tradizionale di allevamento della vite in questa zona, utilizzata
ancora oggi. Un'importante testimonianza della cultura vitivinicola di questi luoghi nel Medioevo
appare su una lapide muraria del Palazzo di Giustizia di Soave, datata 1375.

Sovana Doc

14.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata «Sovana» è collocata all'interno della provincia di Grosseto e comprende per intero i
comuni di Pitigliano, Sorano e parte del comune di Manciano.

In quest'area esistono testimonianze della coltivazione della vite che risalgono al periodo etrusco,
greco e romano – 
l'antica città etrusca di Statonia, nella parte orientale della zona di produzione,
le città etrusche di 
Sovana e di Saturnia, più a ovest, l'area di Poggio Buco, nella parte meridionale,
sono solo 
alcuni esempi di insediamenti più o meno rilevanti – come testimoniano alcuni reperti; in
particolare, presso Marsiliana lungo il corso del fiume Albegna, è stato rinvenuto un numero
consistente di vasellame e pithoi (recipienti particolari per la raccolta del vino proveniente dalla
pigiatura delle uve e dai torchi), probabilmente poiché il luogo corrispondeva a un vero e proprio
centro di raccolta per i vini che provenivano dalle aree più interne (colline di Manciano,
Pitigliano e Scansano), trasportati lungo il corso del fiume; nelle necropoli di Vitozza e Sovana,
invece, sono state rinvenute cantine scavate direttamente nel tufo, e un esempio ancor oggi
chiaramente visibile lo si ha visitando la fortezza Orsini a Sorano.

Spoleto Doc

15.11.2015

Le uve destinate alla produzione del vino a DOC "Spoleto" devono essere prodotte all'interno della
zona appresso descritta che comprende l'intero territorio del comune di Montefalco e parte dei
territori comunali di Campello sul Clitunno, Castel Ritaldi, Foligno, Spoleto e Trevi.
La superficie coperta dalla denominazione è di circa 23.600 ettari, il territorio è per la maggior parte
pianeggiante, attraversato dal fiume "Clitunno" e da numerosi torrenti e affluenti. L'altitudine del
territorio interessato è compresa tra i 200 ed i 550 mt s.l.m. 
Se Plinio il Vecchio e Columella segnalano diversi ceppi di viti umbre (l'Hirtiola, la Babanica, la
Palmensis), è Marziale, nel primo secolo dopo Cristo, a citare per la prima volta il vino di Spoleto
e a paragonarlo al Falerno

Squinzano Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllala «Squinzano», comprende l'intero territorio dei comuni di Squinzano. San Pietro
Vernotico, Torchiarolo e Novoli e parte del territorio dei comuni di: Campi Salentina, Cellino San
Marco, Trepuzzi, Surbo e Lecce.

Il nome di questo vino deriva dalla omonima città del salento, zona di vigneti e uliveti, in cui sono
sparse masserie e antiche torri di vedetta.
Lo Squinzano, rosso e rosato, viene prodotto con le uve dei vitigni Negroamaro o Negro amaro, per
massima parte, Malvasia nera di Brindisi e Malvasia nera di Lecce.
Il Negromaro é di remota introduzione e le coltivazioni dell'area meridionale della Puglia, infatti,
sin dal VI secolo a.C., erano caratterizzate quasi unicamente da questo vitigno.

Strevi Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione del vino a Denominazione di Origine
Controllata «Strevi» passito e' interamente compresa nel territorio amministrativo del comune
di Strevi in provincia di Alessandria.
Il vino moscato passito di Strevi ha una caratteristica fondamentale: la longevità si possono trovare
bottiglie prodotte da oltre un lustro che sviluppano sentori che esprimono il territorio strevese
ancora oggi. Per ottenerlo si scelgono i grappoli piu sani e spargoli che vengono poi sistemati sui
graticci ad appassire per almeno 30/40 giorni, sia direttamente al sole che in fruttaia al coperto.
Nel mese di novembre si procede alla pigiatura e il tutto viene messo a fermentare con parte delle
bucce, pulite dai vinaccioli e dalle scorie. Il vino moscato passito prodotto può essere
commercializzato dopo il secondo anno dalla vendemmia

Tarquinia Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve ammessa alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata «Tarquinia» è costituita dai territori:
la provincia di Roma limitatamente agli interi territori amministrativi dei comuni di Allumiere,
Tolfa, Bracciano, Cerveteri, Ladispoli, Civitavecchia, Santa Marinella, Canale Monterano,
Manziana, Trevignano Romano, Anguillara ed, in parte, i territori amministrativi dei comuni di
Campagnano Romano, Roma, Fiumicino e Formello;
la provincia di Viterbo limitatamente agli interi territori amministrativi dei comuni di Montalto di
Castro, Tarquinia, Blera, Oriolo Romano, Sutri, Bassano Romano, Villa San Giovanni in Tuscia,
Barbarano Romano, Vejano e parte dei territori amministrativi dei comuni di Tessennano, Tuscania,
Monteromano, Ronciglione, Arlena di Castro e Capranica.

Tavoliere delle Puglie o Tavoliere Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine
controllata "Tavoliere delle Puglie" o "Tavoliere" comprende tutto il territorio amministrativo dei
seguenti comuni della provincia di Foggia: Lucera, Troia, Torremaggiore, San Severo, S. Paolo
Civitate, Apricena, Foggia, Orsara di Puglia, Bovino, Ascoli Satriano, Ortanova, Ordona,
Stornara, Stornarella, Cerignola, Manfredonia e dei seguenti comuni della provincia della BAT:
Trinitapoli, S. Ferdinando di Puglia e Barletta.

Teroldego Rotaliano Doc

15.11.2015

La zona di produzione del vino "Teroldego Rotaliano" comprende la porzione del Campo
Rotaliano, ricadente nei comuni di Mezzolombardo, Mezzocorona e nella frazione di Grumo del
comune di S. Michele all'Adige  in provincia di Trento, noto come "Campo Rotaliano"
La più antica citazione sulla coltivazione del vitigno Teroldego in provincia di Trento risale
all'anno 1480 mentre successive e ripetute citazioni sul vino Teroldego sono contenute nelle
Cronache del Concilio di Trento scritte da Michelangelo Mariani nel 1673. Tali citazioni
riconducono il vino Teroldego alla zona di produzione del "Teroldego Rotaliano", elemento
testimoniato anche dal toponimo "alle Teroldeghe" presente nel comune di Mezzolombardo e
documentato sin dal XV/XVI secolo.

Terra d'Otranto Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Terra
d'Otranto" comprende l'intero territorio amministrativo delle province di Brindisi, Lecce e Taranto.
Il toponimo Terra d'Otranto fu attribuito fin dal Medioevo all'insieme delle province di Lecce, Brindisi
e Taranto: un'area omogenea fisicamente e culturalmente, che tuttavia nel corso di travagliate vicende
storiche ha espresso fasi di unitarietà.
La coltivazione era praticata ancora prima dell'insediamento dei Fenici (2000 a.C). Nuovi vitigni e
tecniche di coltivazione, si svilupparono ulteriormente con l'arrivo dei coloni greci. L'occupazione romana
trovò vini eccellenti; anche in seguito alla caduta dell'Impero romano, lo sviluppo viticolo della regione non
si arrestò, ed ebbe con Federico II (XII sec.) la diffusione di nuovi vitigni; nel '600 diventò la cantina
d'Europa; erano i tempi della Compagnia delle Indie che fece base a Brindisi.

Terracina o Moscato di Terracina Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a denominazione d'origine controllata
"Terracina" o "Moscato di Terracina" ricade nella provincia di Latina e comprende tutto il territorio
amministrativo dei comuni di Monte San Biagio, Terracina e Sonnino.
All'epoca dei Romani il Cecubo si produceva principalmente nell'agro di Amyclae (antichissima
colonia greca distrutta in tempi remoti, che era sita sul mare tra Terracina e Gaeta) e la coltivazione
si estendeva nella pianura di Fundis (Fondi), Anxur (Terracina) e sui colli Cecubi che si elevano tra
Sperlonga, Itri e Fondi. Orazio Flacco riporta nelle Odi che il vino Cecubo si produceva tra
Amyclae e Fundis e sui colli Cecubi: Vitruvio Pollione loda il vino cecubo che si produceva tra
Terracina e Fondi; Plinio conferma che nella zona di Amyclae lo si coltivava maritato al pioppo e
Columella riporta che veniva coltivato oltre che a Fondi, anche a Gaeta e Formia.

Terratico di Bibbona Doc

15.11.2015

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata "Terratico di Bibbona"
ricade nella provincia di Livorno e comprende i territori amministrativi dei comuni di Rosignano
Marittimo, Cecina, Bibbona e Collesalvetti.
La tradizione viticola di questo territorio risale al tempo degli etruschi, con 2.500 anni di storia. Gli
etruschi avevano appreso la tecnica della coltura della vite attraverso i loro contatti con le civiltà
mediterranee dei fenici e dei greci. Utilizzavano tecniche su sostegno vivo (in pratica con l'ausilio
di alberi su cui appoggiare i tralci di vite) ancora oggi in uso. Erano forniti di attrezzi per tagliare e
potare, che venivano forgiati dai fonditori di ferro. Possono oggi essere definiti maestri e cultori
delle pratiche enoiche, pratiche che vennero successivamente imparate e diffuse dai romani.
I romani impararono ad effettuare la vendemmia da agosto fino a novembre, seguendo le varie fasi
di maturazione dell'uva. Le uve migliori venivano scelte, pigiate coi piedi nel "calvatorium", poi
torchiate nel "turcularum", quindi il mosto veniva versato nei "dolia", grandi anfore di terracotta
adatte alla fermentazione e all'affinamento. Nel 1937 furono eseguiti degli scavi a Casale
Marittimo, nel podere denominato "La Pieve", e vennero alla luce i resti di una villa rustica di
epoca imperiale in cui si poterono riconoscere i resti di un "turcularum" e di una cella vinaria (da
"La Voce" no 2 1962).

Terre Alfieri Doc

15.11.2015

La zona di produzione delle uve atte a produrre vini a denominazione d'origine controllata "Terre
Alfieri" comprende l'intero territorio dei comuni di  Antignano, Celle Enomondo, Cisterna d'Asti,
Revigliasco, San Damiano , San Martino Alfieri, 
Tigliole in provincia di Asti e parte dei comuni di
Castellinaldo, Govone, Magliano Alfieri e 
Priocca in provincia di Cuneo

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