Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

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Montecarlo Doc

08.11.2015

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di
Origine Controllata «Montecarlo» comprende, in provincia di Lucca, parte dei territori
amministrativi dei comuni di: Montecarlo, Altopascio, Capannori e Porcari.
Nel 1408 il Papa Gregorio XII venne rapito dall'eccellente vino Montecarlo, assaggiandolo a

pranzo durante una visita a Lucca, e da quel momento ordinò che le cucine pontificie se ne
procurassero per imbandire le mense papali.
La consuetudine che il piccolo paese aveva di onorare i personaggi di casa Medici con il suo più
prezioso prodotto, proseguì nel secolo seguente, quando ogni anno veniva ordinato per la festività
del glorioso San Giovanni Battista venti fiaschi di trebbiano della "Comunità di Montecarlo" (6
giugno 1626).
Altro grande avvenimento fu la presenza dei vini di Montecarlo sulla tavola delle nozze reali del
Principe Umberto di Savoia e Maria Josè, al Quirinale nel 1930.

Montecompatri-Colonna o Montecompatri o Colonna Doc

08.11.2015

La zona di produzione del vino «Montecompatri-Colonna» comprende  tutto il territorio comunale
di Colonna e parte di quelli di 
Montecompatri, Zagarolo e Roccapriora
La zona geografica delimitata ricade nella parte centrale della regione Lazio, in Provincia di Roma:
si estende su una superficie di circa 3.200 ettari, e comprende parte dei terreni pedocollinari e delle
pendici settentrionali dei Colli Albani.
La presenza della viticoltura nella zona del "Montecompatri-Colonna" è attestata fin
dall'epoca romana, in molti reperti dei georgici latini.
Nel medioevo i contratti agrari ed i documenti di varia natura, conservati presso gli archivi monastici,
confermano la diffusione di tale coltura.
Con la caduta dell'impero romano e la fine delle invasioni barbariche, la viticoltura in queste terre,
nonostante i danni subiti, non perde la sua continuità con il passato e mantiene sempre un ruolo
importante; come testimoniano i numerosi atti notarili, inerenti i terreni vitati, custoditi negli archivi
monastici.


Montecucco Doc

08.11.2015

La zona di produzione delle uve è collocata all'interno della provincia di Grosseto
e comprende le zone vocate dei Comuni di Cinigiano, Civitella Paganico,
Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano. 
Partendo dalle epoche più lontane si può sicuramente affermare come la presenza della
viticoltura nel territorio del Montecucco risalga quantomeno all'epoca etrusca, come
testimoniano alcuni reperti rinvenuti nella zona di Seggiano e del Potentino, tra i quali
annotiamo, oltre al vasellame, anche i tradizionali pithoi, recipienti particolari per la
raccolta del vino proveniente dalla pigiatura delle uve e dai torchi, i quali venivano
interrati fino all'orlo, nelle vicinanze dei torchi, e vi si raccoglieva il pigiato, che poi
fermentava.
La successiva dominazione romana accentuò la tendenza al miglioramento delle
tecniche di vinificazione, che rimasero insuperate fino al medioevo; di questo periodo
storico, sono i documenti conservati presso gli archivi monastici, a confermare la
diffusione della coltivazione della vite, che acquista particolare importanza come pianta
colonizzatrice, tanto che governanti e feudatari riconobbero la necessità di concedere
terre adatte per questa coltura, che ebbe particolare protezione con apposite norme
statutarie.

Montefalco Doc

08.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione del vino a denominazione di origine
controllata "Montefalco" comprende i terreni vocati alla qualità dell'intero territorio del Comune di
Montefalco e parte del territorio dei Comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano
dell'Umbria ubicati nella provincia di Perugia.

Nel territorio di Montefalco, come testimoniano diversi documenti (relazione del 1899 della tenuta
di San Marco, concorso enologico regionale del 1925 a Montefalco, "Azienda dell'Umbria" edita
dalla Camera di Commercio di Perugia nel 1889 nella quale si cita una nuova realtà vitivinicola
realizzata in Loc. Scacciadiavoli in comune di Montefalco dal Principe Ugo Boncompagni che
aveva provveduto alla realizzazione di impianti ad alto indice di densità utilizzando i vitigni
Sangiovese, Malvasia nera e Trebbiano dorato) il vino rosso era costituito in prevalenza di
Sangiovese (la varietà più diffusa in Umbria) ed in misura minore da altre varietà a bacca rossa,
come il Sagrantino che ne rafforzava la struttura e l'intensità di colore, e da una percentuale di uva a
bacca bianca (Trebbiano e Trebbiano Spoletino) per dare una spalla acida al vino, come evidenziato
a pagina 3 della relazione, del 1979, del Professore Nestore Jacoponi, che costituì documento
fondamentale per la richiesta di riconoscimento della denominazione "Montefalco Rosso".

Montello - Colli Asolani Doc

08.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini "Montello - Colli Asolani"  comprende
l'intero territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda e 
Monfumo e parte del territorio dei comuni di:
Asolo, Borso del Grappa, Caerano S. Marco, Cavaso 
del Tomba, Crespano del Grappa, Crocetta del
Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, 
Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del
Grappa, Pederobba, Possagno, S. Zenone degli 
Ezzelini e Volpago del Montello.

Montepulciano d'Abruzzo Doc

09.11.2015

La Denominazione di Origine Controllata "Montepulciano d'Abruzzo" é riservata al vino ottenuto
dalle uve provenienti da vigneti che nell'ambito aziendale risultano composti dal vitigno
Montepulciano almeno all'85%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione
nell'ambito della regione Abruzzo, da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.

Le uve destinate alla produzione del vino a Denominazione di Origine Controllata "Montepulciano
d'Abruzzo" devono essere ottenute unicamente da vigneti situati su terreni vocati alla qualità,
ubicati in zone collinari la cui altitudine non sia superiore ai 500 metri s.l.m. ed eccezionalmente ai
600 metri per quelli esposti a mezzogiorno. Sono da escludere i terreni siti nei fondovalle umidi.

Monteregio di Massa Marittima Doc

09.11.2015

Le uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata
«Monteregio di Massa Marittima» devono provenire dai vigneti ubicati nella parte nord
della provincia di Grosseto inclusa nel territorio amministrativo dei 
Comuni di Massa
Marittima e di Monterotondo Marittimo e in parte nei territori dei Comuni di

Roccastrada, Gavorrano, Castiglione della Pescaia, Scarlino e Follonica, con esclusione del
fondo valle.

In quest'area esistono testimonianze della coltivazione della vite che risalgono
al periodo Etrusco – l'antica città etrusca di Vetulonia, nella parte meridionale della zona di
produzione, l'area intorno al lago dell'Accesa, più a nord, e la stessa Massa Marittima sono
solo alcuni esempi di insediamenti più o meno rilevanti – come confermano alcuni reperti
rinvenuti nelle necropoli di Vetulonia e presso il lago dell'Accesa, tra i quali i tradizionali
pithoi, recipienti particolari per la raccolta del vino proveniente dalla pigiatura delle uve e dai
torchi; la tradizione viticola è continuata durante la dominazione romana, durante la quale si
accentuò la tendenza al miglioramento delle tecniche di vinificazione, che rimasero insuperate
fino al medioevo; in questo periodo storico, i documenti di varia natura conservati presso gli
archivi monastici, confermano la diffusione della coltivazione della vite, seppur limitata alle
aree prospicienti i castelli ed i conventi della zona, come il Castello di Gerfalco o il Santuario
della Madonna del Frassine.

Montescudaio Doc

10.11.2015

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a DOC "Montescudaio" ricade nella
provincia di Pisa e comprende i terreni vocati alla qualità dei territori amministrativi dei comuni di
Casale Marittimo Castellina Marittima Guardistallo Montecatini Val di Cecina Montescudaio Riparbella Santa Luce

Il rapporto tra il territorio del Montescudaio e la viticoltura ha una tradizione millenaria.
Questa frase può rappresentare la sintesi di quello che oggi è quest'area, senza essere un mero topos
letterario.
Infatti, la presenza della vite si può far risalire con certezza all'era etrusca, grazie al ritrovamento
del "cinerario dì Montescudaio" (VII sec. a.C.) che raffigura un banchetto funebre con un grande
vaso "cratere" nel quale veniva mescolato il vino con l'acqua, secondo l'uso greco.
Ma la storia accerta anche che, nel 1092, Gherardo della Gherardesca, dona al monastero, da lui stesso fondato,

una chiesa, vigneti ed altri benefici, riservandosi il diritto di eleggere la Madre Superiore.
Un legame, quindi, stretto, forte che porta la viticoltura ad essere una delle fonti economiche più
importanti di quest'area della bassa Val di Cecina (ma che si estende a tutta la Valle) e che, con un
livello di consumi pro-capite alto - frutto di una cultura che vedeva nel vino un alimento ed una fonte di
calorie - di conseguenza alza anche i livelli di produzione ed il "business" attorno alla vite,

specialmente a partire dal secondo dopoguerra.

Monti Lessini Doc

10.11.2015

L'area compresa nella zona a DOC della denominazione"Monti Lessini" si estende per una
superficie di oltre 30.000 ettari nella porzione collinare dei Monti Lessini orientali a cavallo del
confine tra le province di Verona e Vicenza.

Sette secoli di storia per la viticoltura dei Monti Lessini sono un traguardo che sottolinea con forza
quanto l'uomo da sempre sia attento alle sorti della vigna in questa zona alto collinare, a cavallo tra
le province di Verona e di Vicenza nell'area dei Monti Lessini.. Qui il vitigno principale è la
Durella, quasi una varietà esclusiva della zona, discendente dalla "Durasena" citata negli Statuti di
Costozza del 1290.
E' una varietà a bacca bianca dal grappolo alato e compatto. Il nome deriva dalla durezza e
resistenza della buccia e dalla elevata acidità totale che caratterizza il vino e ne permette un'elevata
longevità.

 

Moscadello di Montalcino Doc

10.11.2015

Il territorio di produzione del vino Moscadello di Montalcino, che corrisponde all'area del comune
di Montalcino in provincia di Siena, si trova nella Toscana sud-orientale a 40 chilometri a sud della
città di Siena. Il territorio di produzione, che ha una superficie complessiva di 243,62 chilometri
quadrati, è delimitato dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone, assume una forma quasi
quadrata, i cui lati misurano mediamente 15 chilometri.

Montalcino è conosciuto da secoli come la patria del Moscadello. Esistono notizie storiche risalenti
al XV secolo. Nel 1540, in una lettera inviata da Venezia ad un amico, lo scrittore Pietro Aretino lo
ringrazia elogiandolo per il dono di un "caratello di prezioso, delicato Moscadello, tondotto,
leggiero, e di quel frizzante iscarico che par che biascia, morde e trae di calcio, parole che
parrebbon la sete in su' le labbra ...".

Moscato di Sardegna Doc

10.11.2015

La zona di produzione della DOC "Moscato di Sardegna", coincide geograficamente con l'intero
territorio della Sardegna, che ha una superficie di 24.090 chilometri quadrati, e risulta essere la
seconda isola del Mar Mediterraneo.
La Sardegna, posta al centro del Mediterraneo Occidentale, viene a trovarsi tra la zona temperata
europea e la zona subtropicale africana, in piena area climatica mediterranea.

Il Moscato bianco è fra i vitigni più anticamente coltivati in Sardegna. È un vitigno conosciuto fin
dai tempi dell'antica Roma, citato dal Columella con il nome di uva "Apiana" in quanto uva
prediletta dalle api per la dolcezza dei suoi acini.
Il moscato ha seguito attraverso i secoli le alterne vicende della viticoltura sarda, dalle menzionate
epoche remote fino ai nostri giorni. Il vitigno si diffuse nell'Isola nel periodo dell'Amministrazione
piemontese, a seguito della politica viticola attuata dal vicerè, il marchese di Rivarolo, che a partire
dal 1736 favorì la diffusione della viticoltura nell'Isola, rendendola obbligatoria nei terreni ritenuti
idonei alla vite e rimettendo in vigore integralmente le norme della Carta de Logu di Eleonora
d'Arborea emanata nel 1392 e rimasta in vigore fino al 1827, durante il regno di Carlo Felice.

Moscato di Sorso - Sennori o Moscato di Sorso o Moscato di Sennori Doc

10.11.2015

Il territorio interessato, che comprende la regione storicamente chiamata Romangia, è situato nella
Sardegna Nord-Occidentale
La storia viticola della Romangia è strettamente intrecciata con la cultura popolare, ricca di valori
umani semplici, nella quale l'ospite gode sempre dell'accoglienza propria di una gente laboriosa,
gelosa di un'identità storica, culturale e linguistica orgogliosamente preservata e tramandata, nota
ed apprezzata anche oltre i confini della Sardegna.
La coltivazione della vite nel territorio ha origini antichissime, come suggerisce il nome stesso, di
derivazione romanica, " Romangia", testimoniato in letteratura e confermato da diversi studi
archeologici, fra i quali quelli effettuati in località "Geridu", in Comune di Sorso, con reperti e
ritrovamenti di vinaccioli carbonizzati, roncole per la potatura e per la vendemmia, boccali di
ceramiche usati per bere il vino e vasi vinari.

Moscato di Trani Doc

10.11.2015

Le uve devono essere prodotte nella zona che comprende l'intero territorio amministrativo dei
comuni di Trani, Bisceglie, Ruvo di Puglia, Corato, Andria, Canosa, Minervino Murge e parte del territorio dei
comuni di Barletta, Terlizzi, Bitonto in provincia di Bari e parte del territorio amministrativo dei
comuni di Trinitapoli in provincia di Foggia.
La parte centrale della Puglia è attraversata dall'altopiano delle Murge. Il termine Murgia deriva,
notoriamente, da "murex", pietra aguzza formata prevalentemente da rocce calcaree.
Nel corso del tempo, accanto alle antiche forme di allevamento della vite ad alberello e a Guyot,
tradizionalmente adottate nell'area viticola di Moscato di Trani quali naturale connubio con una
viticoltura di ambiente caldo-arido, si è visto un graduale inserimento di forme di tipo più espanso
indirizzate all'incremento delle rese. Tuttavia, la cospicua profondità della falda freatica
nell'altopiano carsico murgese e l'elevato costo quindi connesso all'estrazione idrica hanno di fatto
limitato il ricorso all'irrigazione e, di conseguenza, l'impiego delle forme d'allevamento espanse,
risultate generalmente confinate nelle zone più basse e fertili.

Nardò Doc

10.11.2015

Le uve atte alla vinificazione dei vini a DOC "Nardò" devono essere prodotte nell'area delimitata
che comprende in tutto i territori amministrativi dei seguenti comuni: Nardò e Porto Cesareo in
provincia di Lecce.

Nasco di Cagliari Doc

12.11.2015

Il vino a DOC "Nasco di Cagliari", ottenuto dal vitigno di grande pregio e rara finezza denominato
Nasco, si produce da epoche remote nella zona di produzione oggi ricadente in tutto o in parte nelle
province di Cagliari, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Oristano. È un vino che tuttora compare
tra la gamma dei più 
vecchi e rinomati vini dell'Isola.
Il suo nome, che in origine era
"Nascu", deriverebbe a sua volta dal latino "Muscus" avente il significato di "muschio" e dal quale
la parola vernacola sarda "Nuscu" sarebbe una corruzione. Tale tesi sarebbe confermata dal leggero
aroma che gli esperti sentono nell'uva un po' appassita ed anche dal profumo di fiori di prato
appena sbocciati percepito dai degustatori del vino.

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