Vini, cantine e disciplinari dei vini italiani

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Disciplinari di produzione vini

Disciplinare di produzione dei vini

Denominazione di origine protetta e indicazione geografica protetta

Per denominazione di origine protetta (DOP) dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualita' e rinomato, le cui caratteristiche sono connesse essenzialmente o esclusivamente all'ambiente naturale ed ai fattori umani. Costituiscono altresi' una denominazione di origine taluni termini usati tradizionalmente, alle condizioni previste dall'articolo 118-ter, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 1234/2007.

Per indicazione geografica protetta (IGP) dei vini si intende il nome geografico di una zona utilizzato per designare il prodotto che ne deriva e che possieda qualita', notorieta' e caratteristiche specifiche attribuibili a tale zona.

Classificazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche

1. Le denominazioni di origine protetta (DOP) con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto, si classificano in:
a) denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG);
b) denominazioni di origine controllata (DOC).

2. Le DOCG e le DOC sono le menzioni specifiche tradizionali utilizzate dall'Italia per designare i prodotti vitivinicoli DOP, come regolamentati dalla Comunita' europea. Le menzioni «Kontrollierte Ursprungsbezeichnung» e «Kontrollierte und garantierte Ursprungsbezeichnung» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco. Le menzioni «Appellation d'origine contrôlee» e «Appellation d'origine contrôlee et garantie» possono
essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nella regione Valle d'Aosta, di bilinguismo francese. Le menzioni «kontrolirano poreklo» e «kontrolirano in garantirano poreklo» possono essere utilizzate per designare rispettivamente i vini DOC e DOCG prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla legge 23 febbraio 2001, n. 38, recante norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli-Venezia Giulia.

3. Le IGP con riguardo ai prodotti di cui al presente decreto comprendono le indicazioni geografiche tipiche (IGT). L'indicazione geografica tipica costituisce la menzione specifica tradizionale utilizzata dall'Italia per designare i vini IGP come regolamentati dalla Comunita' europea. La menzione «Vin de pays» puo' essere utilizzata per i vini IGT prodotti in Val d'Aosta, di bilinguismo francese, la menzione «Landwein» per i vini IGT prodotti in provincia di Bolzano, di bilinguismo tedesco, e la menzione «deželma oznaka» per i vini IGT prodotti nelle provincie di Trieste, Gorizia e Udine, in conformita' alla richiamata legge 23 febbraio 2001, n. 38. 

4. Le menzioni specifiche tradizionali italiane di cui al presente articolo, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

 N° DENOMINAZIONE VINO  Espressione comunitaria  Menzione tradizionale art. 112, lett. a) del Reg. (UE) 1308/2013  Numero fascicolo Numero e-Bacchus Regione o Provincia Autonoma


1 Aglianico del Taburno DOP DOCG PDO-IT-A0277 CAMPANIA
2 Aglianico del Vulture Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0527 BASILICATA
3 Alta Langa DOP DOCG PDO-IT-A1252 PIEMONTE
4 Amarone della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0435 VENETO
5 Asti DOP DOCG PDO-IT-A1396 PIEMONTE
Bagnoli Friularo Friularo di Bagnoli DOP DOCG PDO-IT-A0467 VENETO
7 Barbaresco DOP DOCG PDO-IT-A1399 PIEMONTE
8 Barbera d'Asti DOP DOCG PDO-IT-A1398 PIEMONTE
9 Barbera del Monferrato Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1397 PIEMONTE
10 Bardolino Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0437 VENETO
11 Barolo DOP DOCG PDO-IT-A1389 PIEMONTE
12 Brachetto d'Acqui Acqui DOP DOCG PDO-IT-A1382 PIEMONTE
13 Brunello di Montalcino DOP DOCG PDO-IT-A1199 TOSCANA
14 Cannellino di Frascati DOP DOCG PDO-IT-A0678 LAZIO
15 Carmignano DOP DOCG PDO-IT-A1220 TOSCANA
16 Castel del Monte Bombino Nero DOP DOCG PDO-IT-A0537 PUGLIA
17 Castel del Monte Nero di Troia Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0538 PUGLIA
18 Castel del Monte Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0539 PUGLIA
19 Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0483 MARCHE
20 Cerasuolo di Vittoria DOP DOCG PDO-IT-A0773 SICILIA
21 Cesanese del Piglio Piglio DOP DOCG PDO-IT-A0680 LAZIO
22 Chianti DOP DOCG PDO-IT-A1228 TOSCANA
23 Chianti Classico DOP DOCG PDO-IT-A1235 TOSCANA
24 Colli Asolani - Prosecco Asolo - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0514 VENETO
25 Colli Bolognesi Classico Pignoletto DOP DOCG PDO-IT-A0284 EMILIA ROMAGNA
26 Colli di Conegliano DOP DOCG PDO-IT-A0453 VENETO
27 Colli Euganei Fior d'Arancio Fior d'Arancio Colli Euganei DOP DOCG PDO-IT-A0455 VENETO
28 Colli Orientali del Friuli Picolit DOP DOCG PDO-IT-A0938 FRIULI VENEZIA GIULIA
29 Conegliano Valdobbiadene - Prosecco Conegliano - Prosecco Valdobbiadene - Prosecco DOP DOCG PDO-IT-A0515 VENETO
30 Cònero DOP DOCG PDO-IT-A0449 MARCHE
31 Dogliani DOP DOCG PDO-IT-A1330 PIEMONTE
32 Dolcetto di Diano d'Alba Diano d'Alba DOP DOCG PDO-IT-A1324 PIEMONTE
33 Dolcetto di Ovada Superiore Ovada DOP DOCG PDO-IT-A1319 PIEMONTE
34 Elba Aleatico Passito Aleatico Passito dell'Elba DOP DOCG PDO-IT-A1237 TOSCANA
35 Erbaluce di Caluso Caluso DOP DOCG PDO-IT-A1315 PIEMONTE
36 Fiano di Avellino DOP DOCG PDO-IT-A0232 CAMPANIA
37 Franciacorta DOP DOCG PDO-IT-A1034 LOMBARDIA
38 Frascati Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0682 LAZIO
39 Gattinara DOP DOCG PDO-IT-A1311 PIEMONTE
40 Gavi Cortese di Gavi DOP DOCG PDO-IT-A1310 PIEMONTE
41 Ghemme DOP DOCG PDO-IT-A1263 PIEMONTE
42 Greco di Tufo DOP DOCG PDO-IT-A0236 CAMPANIA
43 Lison DOP DOCG PDO-IT-A0457 FRIULI VENEZIA GIULIA VENETO
44 Montecucco Sangiovese DOP DOCG PDO-IT-A1246 TOSCANA
45 Montefalco Sagrantino DOP DOCG PDO-IT-A0833 UMBRIA
46 Montello rosso Montello DOP DOCG PDO-IT-A0461 VENETO
47 Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane DOP DOCG PDO-IT-A0876 ABRUZZO
48 Morellino di Scansano DOP DOCG PDO-IT-A1260 TOSCANA
49 Offida DOP DOCG PDO-IT-A0477 MARCHE
50 Oltrepò Pavese metodo classico DOP DOCG PDO-IT-A0958 LOMBARDIA
51 Piave Malanotte Malanotte del Piave DOP DOCG PDO-IT-A0463 VENETO
52 Primitivo di Manduria Dolce Naturale DOP DOCG PDO-IT-A0535 PUGLIA
53 Ramandolo DOP DOCG PDO-IT-A0939 FRIULI VENEZIA GIULIA
54 Recioto della Valpolicella DOP DOCG PDO-IT-A0441 VENETO
55 Recioto di Gambellara DOP DOCG PDO-IT-A0470 VENETO
56 Recioto di Soave DOP DOCG PDO-IT-A0465 VENETO
57 Roero DOP DOCG PDO-IT-A1261 PIEMONTE
58 Romagna Albana DOP DOCG PDO-IT-A0285 EMILIA ROMAGNA
59 Rosazzo DOP DOCG PDO-IT-A0367 FRIULI VENEZIA GIULIA
60 Ruchè di Castagnole Monferrato DOP DOCG PDO-IT-A1258 PIEMONTE
61 Scanzo Moscato di Scanzo DOP DOCG PDO-IT-A0949 LOMBARDIA
62 Sforzato di Valtellina Sfursat di Valtellina DOP DOCG PDO-IT-A1035 LOMBARDIA
63 Soave Superiore DOP DOCG PDO-IT-A0473 VENETO
64 Suvereto DOP DOCG PDO-IT-A1266 TOSCANA
65 Taurasi DOP DOCG PDO-IT-A0237 CAMPANIA
66 Torgiano Rosso Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0834 UMBRIA
67 Val di Cornia Rosso Rosso della Val di Cornia DOP DOCG PDO-IT-A1262 TOSCANA
68 Valtellina Superiore DOP DOCG PDO-IT-A1036 LOMBARDIA
69 Verdicchio di Matelica Riserva DOP DOCG PDO-IT-A0480 MARCHE
70 Vermentino di Gallura DOP DOCG PDO-IT-A0903 SARDEGNA
71 Vernaccia di San Gimignano DOP DOCG PDO-IT-A1292 TOSCANA
72 Vernaccia di Serrapetrona DOP DOCG PDO-IT-A0445 MARCHE
73 Vino Nobile di Montepulciano DOP DOCG PDO-IT-A1308 TOSCANA

 

Aglianico del Vulture Doc

04.10.2015

Aglianico del vulture DocDISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE
CONTROLLATA
«AGLIANICO DEL VULTURE»


Approvato con DPR 18.02.1971 G.U. 129 - 22.05.1971
Modificato con DM 09.03.1987
Modificato con DM 02.08.2010 G.U. 188 - 13.08.2010
Modificato con D.M. 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011
Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP
Modificato con D.M. 07.03.2014 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf
Sezione Qualità e Sicurezza - Vini DOP e IGP


Articolo 1
Denominazione e vini
1. La denominazione di origine controllata «Aglianico del Vulture» e' riservata ai vini che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti del presente disciplinare di produzione per le tipologie:
«Aglianico del Vulture»;
«Aglianico del Vulture» spumante.


Articolo 2
Base ampelografia
1. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» deve essere ottenuto dalle uve provenienti dal vitigno
Aglianico del Vulture N. e/o Aglianico N.


Articolo 3
Zona di produzione delle uve
1. La zona di produzione dei vini di cui all'art. 1 comprende l'intero territorio dei comuni di Rionero
in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella,
Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, escluse le tre isole
amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella.


Articolo 4
Norme per la viticoltura
1. Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini di cui all'art. 1
devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire alle uve e al vino derivato
le specifiche caratteristiche di qualità.
2. Sono pertanto da considerarsi idonei unicamente i vigneti ubicati su terreni collinari di origine
prevalentemente vulcanica e comunque di buona costituzione, situati a un'altitudine tra i 200 e i 700
metri s .l. m.
3. I sesti di impianto e le forme di allevamento consentiti sono quelli già usati nella zona (alberello
o spalliera semplice) e comunque atti a non modificare le caratteristiche delle uve e del vino. I sesti
di impianto sono adeguati alle forme di allevamento. La potatura deve essere effettuata in relazione
ai sistemi di allevamento della vite.
Per i nuovi impianti e reimpianti la densità dei ceppi per ettaro, calcolata sul sesto d'impianto, non
puo' essere inferiore a 3.350 in coltura specializzata.
4. E' vietata ogni pratica di forzatura, e' tuttavia consentita l'irrigazione di soccorso.
5. La resa massima di uva ammessa per la produzione del vino «Aglianico del Vulture» non deve
essere superiore a 10 t/ha di vigneto in coltura specializzata.
6. Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di vigneto in coltura
promiscua deve essere calcolata, rispetto a quella specializzata, in rapporto alla effettiva superficie
coperta dalla vite.
7. Anche in annate eccezionalmente favorevoli, i quantitativi di uva ottenuta da destinare alla
produzione di vino devono essere riportati nei limiti di cui sopra, purché la produzione globale non
superi del 20% i limiti medesimi.
8. Le uve destinate alla vinificazione devono assicurare, al vino «Aglianico del Vulture», un titolo
alcolometrico volumico naturale minimo di 12,00% vol e, per la tipologia spumante, di 11,00% vol.


Articolo 5
Norme per la vinificazione
1. Le operazioni di vinificazione, la spumantizzazione, nonché l'imbottigliamento devono essere
effettuate nell'ambito della zona di produzione delimitata dall'art. 3.
Conformemente all’articolo 8 del Reg. CE n. 607/2009, l’imbottigliamento o il condizionamento
deve aver luogo nella predetta zona geografica delimitata per salvaguardare la qualità o la
reputazione o garantire l’origine o assicurare l’efficacia dei controlli.
2. La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 70% . Qualora tale resa superi la
percentuale sopra indicata, ma non oltre il 75%, l'eccedenza non avrà diritto alla Denominazione di
Origine «Aglianico del Vulture». Oltre detto limite decade il diritto alla D.O.C. per tutto il prodotto.
3. Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche locali e costanti atte a conferire
al vino le sue peculiari caratteristiche.
4. Il vino a D.O.C. «Aglianico del Vulture» deve essere immesso al consumo a partire dal 1°
settembre dell'anno successivo a quello di produzione delle uve.
5. La tipologia spumante deve essere ottenuta esclusivamente per rifermentazione naturale in
bottiglia, ai sensi delle norme comunitarie, e la durata del procedimento di elaborazione non deve
essere inferiore a mesi 9.


Articolo 6
Caratteristiche del vino al consumo
1. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» all'atto dell'immissione al consumo, deve rispondere alle
seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino;
odore: tipico, gradevole ed intenso;
sapore: dal secco all'abboccato, giustamente tannico e sapido, per l'abboccato il contenuto
zuccherino non deve superare i 10 g per litro;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
2. Il vino a DOC «Aglianico del Vulture» Spumante, all'atto dell'immissione al consumo, deve
rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino tendente al granato; con l'evoluzione puo' assumere riflessi aranciati;
spuma: fine e persistente;
odore: fruttato, tipico, gradevole;
sapore: tipico e caratteristico, da brut a extra dry;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.


Articolo 7
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di cui all'art. 1 è vietata l'aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da
quelle previste nel presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: «extra», «fine», «scelto»,
«selezionato» e similari.
2. È tuttavia consentito l'uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi aziendali, ragioni
sociali, marchi privati non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l'acquirente.
3. È altresì consentito l’uso di indicazioni di unità geografiche corrispondenti a frazioni, comuni o
zone amministrative definite, alle condizioni previste dalla vigente normativa comunitaria e
nazionale e riportate in allegato al presente disciplinare di produzione.
4. Per i vini di cui all'art.1, l'indicazione in etichetta dell'annata di produzione dell'uva, è
obbligatoria, ad eccezione della tipologia spumante


Articolo 8
Confezionamento
1. I vini di cui all'art. 1 possono essere immessi al consumo in recipienti di vetro di volume
nominale fino a litri 6; per la tappatura valgono le norme comunitarie e nazionali in vigore.


Articolo 9
Legame con l’ambiente geografico
A) Informazione sulla zona geografica
1) Fattori naturali rilevanti per il legame
La zona geografica delimitata ricade nella parte nord della Regione Basilicata, in Provincia di
Potenza e comprende un territorio di alta e media collina, situato sulle pendici del Monte Vulture,
vulcano spento, ma attivo fino al Pleistocene superiore, che ha la sua vetta maggiore a 1.327 mt
s.l.m. e che degrada progressivamente verso ovest lungo il fiume Ofanto e verso Est verso la piana
della Puglia. Originando altresì rilievi difformi e diffusi sull’intero territorio in esame. Questo per
un’azione eruttiva originatasi a partire da circa 800.000 anni fa e che ha comportato sbarramenti di
fiumi, creazione di laghi poi prosciugatisi, alternati a depositi dovuti a scorrimenti lavici e/o
depositi piroclastici, determinando così un’alternanza di sottosuoli di diversa origine quali tufi
vulcanici e tufi di deposito arenario.
Tufi che, nel caso della vite soprattutto, svolgono un’importante azione di riserva idrica nei siccitosi
mesi estivi.
L’origine vulcanica e arenaria determinano la presenza di suoli diversi che vanno dal tipo sabbioso,
sabbioso pozzolanico al limoso-argilloso, tutti caratterizzati da evidente presenza di abbondanti
formazioni colloidali sicuro presupposto di fertilità.
L’altitudine dei terreni coltivati a vite è compresa tra i 200 e i 700 m s.l.m. con pendenza variabile e
l’esposizione generale è orientata verso est e sud-est.
Il clima dell’area è decisamente arido nei mesi di luglio ed agosto, temperato nei mesi di giugno e
settembre, subumido e/o umido nei mesi di ottobre e novembre periodo, nel quale viene di norma
vendemmiata la vite Aglianico del Vulture.
Le precipitazioni annue variano da un minimo di 650 mm ad un massimo di 1.300 mm, la media
annua risulta essere di 650-750 mm. concentrati prevalentemente nel periodo autunno vernino.
Frequenti le gelate nel periodo primaverile che di norma non intaccano l’attività vegetativa
dell’Aglianico del Vulture per il suo naturale ritardo nel germogliamento.
Molto significativa è la condizione termica estiva caratterizzata da temperature medie di 25 °C, ma
con punte di 35 gradi per effetto di venti africani che producono un forte effetto disidratante sugli
apparati fogliari. La presenza del massiccio vulcanico, determina condizioni di ventilazione
importanti per effetto di correnti d’aria provenienti dalle coste orientali ed occidentali e per
fenomeni di brezza. Ciò permette un abbassamento sensibile delle temperature durante il periodo
estivo con importanti riflessi sulla condizione vegetativa delle piante e la produzione fenolica sulle
bucce.
2) Fattori umani rilevanti per il legame
Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata
tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Aglianico del Vulture Superiore”.
L’intero territorio del Vulture presenta reperti archeologici che documentano la produzione diffusa
del vino, quale prodotto inteso come alimento, ma anche strumento di convivialità e di autorevole
testimonianza di valore intrinseco tanto da essere oggetto di dono per divinità e personalità
qualificate.
La necessità di produrre un’uva di ottima qualità si sposava perfettamente con un territorio difficile
orograficamente e che richiedeva abbondante manodopera, ma che ha caratterizzato anche una
notevole tradizione viticola che, nel tempo, è divenuta un vero e proprio “marchio d’area’. La
tradizione della vigna che diventa un vero e proprio “ giardino” fa sì che il paesaggio venga
fortemente caratterizzato da vigneti ordinati e ben tenuti e coltivati, ma anche l’uva si avvantaggia
di pratiche colturali che consentono la migliore esposizione e la migliore maturazione dei tannini,
molto abbondanti nell’Aglianico. D’altro canto solo una meticolosa preparazione dei vigneti
consente all’uva di poter resistere al lungo ciclo vegetativo che si conclude con la piena
maturazione in un periodo (ottobre-novembre) quando la piovosità è già alta, l’umidità diventa
fattore di rischio sanitario e la neve può rendere difficile la raccolta.
L’incidenza dei fattori umani, nel corso della storia, è in particolare riferita alla puntuale definizione
dei seguenti aspetti tecnico produttivi che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di
produzione:
- base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione sono
l’Aglianico del Vulture N. e/o l’Aglianico Nero tradizionalmente coltivati nell’area di produzione.
- le forme di allevamento, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti,
sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle
viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione
della chioma, permettendo di ottenere una adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le
rese di produzione di vino entro i limiti fissati dal disciplinare (8 tonn.te/ha). Il bisogno di contenere
una produzione media per ceppo, comporta un limite minimo di 3.350 piante per ettaro.
- le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la
vinificazione in rosso di vini tranquilli ma strutturati.
Il territorio del Vulture ha poggiato molto della sua economia enologica sulla produzione degli
spumanti, questi prodotti costituivano una forma di specializzazione dell’area che aveva permesso
di far conseguire agli operatori del posto rilevante notorietà; è infatti noto e dimostrabile che alcuni
paesi dell’area di produzione come Rionero, Ripacandiada, Rapolla e Barile commercializzavano
fuori regione grandi quantità di vino spumante destinato a banchetti nuziali, feste patronali e
festività religiose; famose erano le richieste provenienti dal Vaticano che venivano soddisfatte
regolarmente con cadenza annuale.
Le prime produzioni di vino spumante risalgono agli inizi del 1900 ma intorno agli anni 1950-1960
che si raggiunge il picco, infatti alcune aziende ancor oggi in attività si specializzano in tale settore;
Tale fenomeno si spiega con una notevole richiesta del mercato, segno di apprezzamento del
prodotto, che determinava un prezzo medio di vendita superiore di tre quattro volte al prezzo medio
di mercato del vino fermo.
Le tecniche tradizionali di produzione di questo vino spumante prevedevano una rifermentazione in
bottiglia con la produzione di vino che presentava una pressione interna da 3 a 6 bar, un residuo
zuccherino da 20 a 60 grammi per litro; non venivano effettuati sboccatura e illimpidimento della
bottiglia, di norma la tappatura era effettuata in sughero con gabbiette metalliche oppure con spago.
L’elevata qualità degli spumanti a base di vitigno Aglianico è dovuta all’ottimo grado di
maturazione delle uve, raccolte a novembre, coma da tradizione consolidata, che portava
all’ottenimento di produzioni con grado zuccherino talmente elevato da non riuscire a svolgersi in
alcol durante la prima fermentazione alcolica, questo fenomeno era responsabile della
rifermentazione in bottiglia. Nel corso degli anni le tecniche si sono affinate ed hanno consentito di
ottenere dei prodotti caratterizzati da grande finezza che hanno incontrato i gusti del consumatore.
B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente
attribuibili all'ambiente geografico.
La DOC “Aglianico del Vulture” è riferita alle 2 tipologie di cui all’art. 1 che dal punto di vista
analitico ed organolettico presentano caratteristiche molto evidenti e peculiari, descritte all’articolo
6 del disciplinare, che ne permettono una chiara individuazione e tipicizzazione legata all’ambiente
geografico.
In particolare tutti i vini presentano una buona acidità e un colore è rosso rubino. In tutte le
tipologie si riscontrano aromi prevalentemente fruttati (bacche e drupe), ma anche floreali tipici del
vitigno.
Al sapore i vini presentano un’acidità normale, un accenno di amaro ed una possibile residua
astringenza tipiche del vitigno, ma, soprattutto, un’ottima struttura che contribuiscono al loro
equilibrio gustativo e ad evidenziare una grande longevità del prodotto.
C) Descrizione dell'interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla lettera
B).
L’orografia collinare dell’areale di produzione e l’esposizione prevalente ad est sud est, ma
soprattutto la presenza del massiccio del Vulture, concorrono a determinare un ambiente
adeguatamente ventilato, luminoso e con un sottosuolo caratterizzato dalla presenza di tufo,
particolarmente vocato per la coltivazione dei vigneti di Aglianico e Aglianico del Vulture. Da tale
area sono peraltro esclusi i terreni ubicati a quote troppo basse o troppo alte non adatti ad una
viticoltura di qualità.
Anche la tessitura, la struttura chimico-fisica dei terreni, ma soprattutto la presenza del tufo che
svolge un’indispensabile azione di riserva idrica estiva, interagiscono in maniera determinante con
la coltura della vite, contribuendo all’ottenimento delle peculiari caratteristiche fisico chimich e ed
organolettiche dell’ “Aglianico del Vulture”.
In particolare, i terreni sia di origine vulcanica, sia quelli di origine arenaria con presenza più o
meno abbondante di scheletro, sono caratterizzati da strati attivi abbastanza profondi che
permettono risultati produttivi più che soddisfacenti. Sono infatti terre che, di norma, si rinvengono
a quote superiori ai 200 m s.l.m., ma inferiori ai 700, purchè ben esposte per consentire una buona
coltivazione dell’Aglianico.
Anche il clima dell’areale di produzione, caratterizzato da precipitazioni abbondanti nel periodo
autunno-primaverile con scarse o addirittura nulle piogge estive (<100 mm), forte aridità nei mesi di
luglio e agosto per i frequenti venti africani, ma soprattutto reso particolare dai sensib ili salti termici
(giorno/notte) estivi dovuti alle correnti d’aria richiamate dal massiccio del Vulture e alle brezze
collinari, consente alle uve di maturare lentamente e completamente (sovente fino al mese di
novembre), contribuendo in maniera significativa alle particolari caratteristiche organolettiche del
vino "Aglianico del Vulture ".
La millenaria storia vitivinicola riferita alla terra del “Vulture”, dalla Magna Grecia, al medioevo,
fino ai giorni nostri, attestata da numerosi documenti, è la fondamentale prova della stretta
connessione ed interazione esistente tra i fattori umani e la qualità e le peculiari caratteristiche del
vino “Aglianico del Vulture”
Ovvero è la testimonianza di come l’intervento dell’uomo nel particolare territorio abbia, nel corso
dei secoli, tramandato le tradizionali tecniche di coltivazione della vite ed enologiche, le quali
nell’epoca moderna e contemporanea sono state migliorate ed affinate, grazie all’indiscusso
progresso scientifico e tecnologico, fino ad ottenere gli attuali rinomati vini.
In particolare la presenza della viticoltura nell’area del Vulture è attestata da numerosi reperti
archeologici come vasi, coppe, attingitoi ed una serie di utensili per la mescita del vino, decorati
con scene legate al mondo del mito greco ed in particolare a Dioniso, prodotti in loco o importati
dalla Grecia (fine IV e inizio III secolo), che documentano il panorama culturale in cui avvenne la
sintesi tra la tradizione greca e quella indigena appulo-lucana.
Reperti trovati nella pars rustica delle antiche ville romane scavate nel territorio tra Lavello e
Venosa, Melfi, Atella e Rapolla, utili a ricostruire la loro utilizzazione produttiva, le relazioni e i
rapporti di scambio tra l’agrum e Venosa suggeriscono l’esistenza di una pratica della viticoltura e
della vinificazione.
In epoca medievale si assiste ad una rinascita della viticoltura e della produzione vinicola. Ciò
determina un incremento dell’estensione dei vigneti nei terreni di proprietà ecclesiastica, anche
nell’area del Vulture, collegata anche ai diversi impieghi cui il vino veniva destinato come le
celebrazioni delle messe e la medicina e l’alimentazione per le sue proprietà nutritive.
Tra il XI e il XIV secolo la pratica viticola incide notevolmente sulla formazione del paesaggio
agrario nelle campagne del Vulture.
Tra il XIII e XV secolo tutte le pendici del Vulture sono coltivate a vigneto e le vigne sono per lo
più concentrate nei terreni attaccati alle mura delle città ed in quelli più vicini.
Le cantine sono sovente sistemate nelle grotte, a Melfi se ne contavano a centinaia. Un inventario
eseguito nel 1589 ne registrava 110.
A Melfi, a Rionero, a Barile, a Maschito e a Ripacandida le cantine erano tutte ricavate nelle grotte
e negli ipogei naturali o scavati con modesti interventi.
Oggi tutte le più importati case vitivinicole sono dotate di cantine ottenute dalla rivisitazione di
quelle esistenti o ricostruite ex novo.
In tempi più recenti all’esposizione universale di Milano del 1906 parteciparono anche die ci
campioni di vini del Vulture, che furono apprezzati in quanto “ vini di corpo, fragranti, fini”.
Negli anni trenta la legge sui vini tipici italiani venne utilizzata da alcuni intermediari per
impiantare cantine ed imbottigliare il vino. Sorsero così cantine ed aziende, molte delle quali ancora
oggi costituiscono l’asse portante della moderna vitivinicoltura lucana.
Con la pubblicazione a Parigi tra il 1901 e il 1910 del trattato di ampelografia (Ampélographie),
curato da Pierre Viala e Victor Vermorel, in collaborazione con una équipe internazionale di 70
ampelografi, l’Aglianico entra nell’olimpo dei vitigni più conosciuti a livello internazionale.
La DOC Aglianico del Vulture è stata riconosciuta con Decreto del Presidente della Repubblica del
18 febbraio 1971.


Articolo 10
Riferimenti alla struttura di controllo
Camera di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura di Potenza,
Corso XVIII Agosto, 34
85100 - Potenza
Tel. 0971.412111
Fax 0971.412248
E-mail info@pz.camcom.it
Web: www.pz.camcom.it
La C.C.I.A.A di Potenza è l’Autorità pubblica designata dal Ministero delle politiche agricole
alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che
effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente
all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i
prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli combinata (sistematica ed a
campione) nell’arco dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento),
conformemente al citato articolo 25, par. 1, 2° capoverso.
In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,
approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 14 giugno 2012, pubblicato in
G.U. n. 150 del 29.06.2012 (Allegato 2).


Allegato A
Lista positiva delle indicazioni geografiche di cui all'art. 7, comma 3
1. Accovatura
2. Acqua Rossa
3. Boreano
4. Braida
5. Caggiano
6. Caldara
7. Cappa Bianca
8. Carcarola
9. Casano
10. Castagno
11. Catavatto
12. Celentino
13. Cerentino
14. Ciaulino
15. Colignelli
16. Colle Nero
17. Colonnello
18. Cugno di Atella
19. Finocchiaro
20. Fiumarella
21. Fontana Maruggia
22. Gaudo
23. Gelosia
24. Giardino
25. Gorizza
26. Iatta
27. Il Titolo
28. Incoronata
29. La Balconara
30. La Solagna del Principe
31. La Torre
32. Le Querce
33. Macarico
34. Macchiarulo
35. Monte
36. Monte Lapis
37. Musanna
38. Notarchirico
39. Padula
40. Pantagniuolo
41. Pescarelle
42. Piani dell'Incoronata
43. Piani di Camera
44. Piano del Cerro
45. Piano del Duca
46. Piano dell'Altare
47. Piano di Carro
48. Piano di Croce
49. Piano Regio
50. Pipoli
51. Rotondo
52. San Francesco
53. San Martino
54. San Paolo
55. San Savino
56. Sansaniello
57. Santa Maria
58. Serra del Capitolo
59. Serra del Monaco
60. Serra del Prete
61. Serra del Tesoro
62. Serra del Trono
63. Serra della Noce
64. Serra Macinella
65. Serro di Granato
66. Settanni
67. Sterpara
68. Vallone della Noce
69. Vigne di Perrone
70. Vizzarro


Allegato A
Lista positiva delle indicazioni geografiche di cui all'art. 7, comma 4
1. Accovatura
2. Acqua Rossa
3. Boreano
4. Braida
5. Caggiano
6. Caldara
7. Cappa Bianca
8. Carcarola
9. Casano
10. Castagno
11. Catavatto
12. Celentino
13. Cerentino
14. Ciaulino
15. Colignelli
16. Colle Nero
17. Colonnello
18. Cugno di Atella
19. Finocchiaro
20. Fiumarella
21. Fontana Maruggia
22. Gaudo
23. Gelosia
24. Giardino
25. Gorizza
26. Iatta
27. Incoronata
28. Il Titolo
29. La Balconara
30. La Solagna del Principe
31. La Torre
32. Le Querce
33. Macarico
34. Macchiarulo
35. Migliarese
36. Monte
37. Monte Lapis
38. Musanna
39. Notarchirico
40. Padula
41. Pantagniuolo
42. Pescarelle
43. Piani dell'Incoronata
44. Piani di Camera
45. Piano del Cerro
46. Piano del Duca
47. Piano dell'Altare
48. Piano di Carro
49. Piano di Croce
50. Piano Regio
51. Pipoli
52. Rotondo
53. San Francesco
54. San Martino
55. San Paolo
56. San Savino
57. Sansaniello
58. Santa Maria
59. Serra del Capitolo
60. Serra del Monaco
61. Serra del Prete
62. Serra del Tesoro
63. Serra del Trono
64. Serra della Noce
65. Serra Macinella
66. Serro di Granato
67. Settanni
68. Sterpara
69. Titolo
70. Vallone della Noce
71. Vigne di Perrone
72. Vizzarro

 

 


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